Pinuccio Sciola in the cloisters of Santa Croce – by Francesco Gurrieri

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Pinuccio Sciola - Sculptor
Pinuccio Sciola - Sculptor
Francesco Gurrieri - Architect
Francesco Gurrieri – Architect

Here in Florence, we had the privilege of analyzing the first systematic study of the “Stones in the Cities of Italy” (1953) by Francesco Rodolico, which taught us to understand the link between architecture and sculpture in the cities, and the local lithology which was responsible for it. Rodolico stated that “whoever observes any primitive construction, from the “nuraghi” of Sardinia to the “trulli” in Apulia, can immediately recognize the local stones used for the construction”. Already in the XVI century, Agostino del Riccio had acutely observed that “all that the city of Florence must do, is to dig up the homes from below the ground, and place them above the ground”.
All this to say that Pinuccio Sciolla and his sculptures find a fertile ground in Florence, made of marble, stone and other stone materials. Nor can we forget the wonderful exhibit “Forma e Verità” (Shape and Truth) that the excellent Lorenzo Papi organized at Palazzo Capponi, in which he analyzed the contrasts between a gondola, a Ferrari, and various pieces of marble, cut from the Apuane quarries, which formed geometric shapes that we can see today in Sciolla’s sculptures. In order to better comprehend the precious natural materials used by our artist, let us go, once more, back to Rodolico, to the chapter dedicated to Sardinia: “the nature of the rocks here is complex and varied since formations of limestone and sandstone alternate many times during an extremely long span of time, with extremely intrusive magmatic consolidations, such as the many granites found, especially in the eastern parto of the island, as well as effusive ones like the basalt flow residue, etc. which abounds in the western territory”. Once more, quoting Rodolico’s studies, we must consider a granulous stone called “tramezzario” a mix of limestone and sandstone, and the soft, tufaceous limestone known as the “pietra dei cantoni”. Finally, in the Sassari area, the technique used by the “mastros de muro” (wall masons) who built using the “cantoni” and the quarry debris materials. In describing the Aragonese Castle, they speak of “quadrangula forms and square slab construction”. Thus, we find the roots, not only of the constructions materials used in Pinuccio Sciolla’s works but also those of his stream of consciousness and its own creativity.

Pinuccio Sciola - Sculptor
Pinuccio Sciola – Sculptor

Sciolla, therefore, fresh from the beautiful exhibit in Padova, arrives in one of the most prestigious monuments in Florence, the Santa Croce complex, the temple dedicated to Saint Francis, where, in every corner, one can feel the influence of his “Canticle of the Creatures”. Santa Croce is one of the greatest concentrations of Art of all times. Sciolla’s works will be on display among the heritage of Brunelleschi, Cimabue, Donatello and others, protected by the high, vaulted ceilings that rise from medieval, polygonal shaped pillars, cut from lovely sandstone. Here, you will find the contrast between the highly historical context and his noble primitivism, (in his “dolmens” and “nuragic stones”) produces a cross-contamination which reminds us that everything stems from our “earthly” nature of which we are a part. And here, his flat slabs, his re-designed limestones, which are almost acoustic membranes, (if you strike a stone, it produces sound) will help us re-discover our almost-forgotten nature. Both his research, and his artistic journey have brought Pinuccio Sciolla to be compared to artists like Richard Serra, Piero Consagra, Dani Karavan and, for certain aspects, to Giò Pomodoro,(who dearly loved marble). Those who have had the pleasure of seeing Serra’s monoliths rise from the earth at the “Fattoria di Celle” or on the uncontaminated island of Videj, in front of Reykjavik in Iceland, can understand the creative force behind such artists, and of course, also in Sciolla, in whom perhaps, it is even more intense and close to his “natural nature”. It is my opinion that his basalt “Nuragic Stones” are among the most intense sculptures seen in Europe during the past decade. And basalt stone, we know, can defy time like few others.

 

Francesco Gurrieri
Architect

 



Italian version
:

A Firenze abbiamo avuto il privilegio di disporre del primo studio sistematico sulle “Pietre delle Città d’Italia” (1953): un testo di Francesco Rodolico che insegnò a leggere l’identità fra l’architettura, la scultura delle città e la litologia che le alimentò. Rodolico esordiva affermando che “chi osserva una qualsiasi costruzione primitiva – dai ‘nuraghi’ della Sardegna ai ‘trulli’ della Puglia – riconosce a prima vista le rocce del posto nei materiali adoperati”. Del resto, già Agostino Del Riccio (XVI sec.) scriveva con efficacia che “la città di Firenze… non ha a far altro che quelli palazzi e casamenti che sono sotto terra cavarli e metterli sopra terra”. Ciò per dire come la scultura di pietra di Pinuccio Sciola trovi proprio a Firenze un terreno già fecondato in fatto di pietre, di marmi e materiali litoidi più in generale. Né è da dimenticare la splendida mostra – “Forma e Verità” – che il bravo Lorenzo Papi organizzò in Palazzo Capponi, mettendo a confronto una gondola, una Ferrari e tanti scapoli di marmo residuati dai tagli di cava delle Apuane che creavano, appunto, non poche geometrie che si ritrovano nelle sculture di Sciola.
Per avvicinarsi ai preziosi materiali naturalistici impiegati dal nostro Artista, sia ancora concesso di tornare al Rodolico, al suo capitolo dedicato alla Sardegna: qui , “complessa e varia è la natura delle rocce , giacché formazioni di calcari e d’arenarie si sono più volte alternate in sì lungo spazio di tempo a consolidazioni magmatiche, tanto intrusive, come i graniti estesi soprattutto nel versante orientale dell’Isola, quanto effusive, come le colate di trachiti di basalti ecc., che abbondano nei territorio occidentali. Ed ancora, dal Rodolico dobbiamo citare la roccia granulosa tra calcarea e arenacea – il tramezzario -; e il caratteristico calcare tufaceo tenero, detto pietra da cantoni, e finalmente, nell’area di Sassari, la tecnica dei mastros de muru che edificavano con i “cantoni” e lo scapolame di cava: nel Castello Aragonese, si parlava di “ quadrangolari forma et quadrato lapide constructa”. Ecco dunque le radici non solo della materia costitutiva delle opere d’arte di Pinuccio Sciola, ma dello stream of consciousness, il flusso della sua coscienza creativa.
Dunque Sciola, reduce dalla bella mostra di Padova, approda in uno dei monumenti più prestigiosi di Firenze, il complesso di Santa Croce, tempio dedicato a san Francesco, ove tutto è permeato dal suo “Cantico delle creature”. E Santa Croce è una delle più ricche sedimentazioni artistiche di tutti i tempi; Sciola esporrà in prossimità con Brunelleschi, Cimabue, Donatello e altri. Protetto da volte che nascono da medievali pilastri poligonali in pietra forte e da rinascimentali colonne monolitiche di splendida pietra serena. Ritroverò qui, per contrasto, un habitat fortemente storicizzato, in cui, tuttavia, il suo nobile primitivismo – i suoi dolmen e le sue pietre nuragiche – si contamineranno, a ricordare come tutto sia riconducibile alla stessa “terrestrità” di cui facciamo parte. E qui, le sue superfici lapidee, i suoi calcari ri-disegnati, quasi membrane sonore (giustamente, la pietra percossa emette suoni) ci riconcilieranno con una natura ormai dimenticata.
Una ricerca, un percorso artistico questo di Pinuccio Sciola, che lo riconduce ad altri compagni di viaggio come Richard Serra, Piero Consagra, Dani Karavan e per certi aspetti, a Giò Pomodoro (che tanto amò i marmi).
Chi ha avuto la fortuna di vedere i monoliti di Serra sorgere dalla terra come nella Fattoria di Celle o nella incontaminata isola di Videj davanti a Reykjavik in Islanda, capisce bene quale sia la forza creativa di questi artisti e dunque anche di Sciola: tanto più intensa quanto meno tematizzata e più vicina alla sua natura naturale. E’ mia opinione che le sue “Pietre Nuragiche” in basalto siano tra le sculture più efficaci dell’ultimo decennio di scultura europea. E il basalto sa sfidare il tempo come poche altre pietre al mondo.
Francesco Gurrieri
Architect

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