La Misericordia ricorda i 770 anni dalla sua nascita, by Andrea Ceccherini

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Da quasi otto secoli la nostra Misericordia è esempio, nel mondo, di una carità che si incarna nelle azioni a favore degli umili e dei deboli. E se ha fatto questo percorso, moltiplicando se stessa fino a raggiungere ogni continente, è perché ha saputo di volta in volta aggiornarsi, impegnata ad affrontare i problemi che, nuovi, la storia ci ha proposto nel corso dei secoli. E dunque, mossa da una “sconfinata carità”, la Misericordia vive oggi un presente pieno di iniziative e di impegni, senza per questo mai rinunciare ai valori delle proprie origini, anzi, traendo dalla propria memoria la forza per guardare il futuro, con piena fiducia nella Provvidenza. Seppellire i morti, assistere i malati e i carcerati, ma anche lottare contro i nuovi mostri quali l’usura, la solitudine, le difficoltà economiche. Se un tempo la Misericordia accettò anche l’umile e tristissimo impegno di accompagnare cristianamente al patibolo i condannati a morte, oggi è in prima linea nell’aiutare famiglie che hanno problemi anche nel procurarsi il cibo, o tutti coloro che non possono permettersi di pagare  cifre esose per una visita medica specialistica e relative analisi. Sentiamo come un profondo impegno morale questo essere nella società – una società “parcellizzata” è stato detto più volte – perché possa di nuovo riaggregarsi su comuni valori. Solidali verso il prossimo intrecciamo così la nostra storia con quella della città nella quale siamo nati e della quale siamo testimoni e protagonisti fino ad oggi. Se, dunque, nel 2014 ricordiamo i 770 anni dalla nostra nascita, non è per un vacuo senso autocelebrativo, ma per rafforzare la nostra identità, dimostrando come il passato sia la linfa dalla quale si può e si deve attingere per vivere il presente e organizzare il futuro. L’impegno durante le epidemie e le guerre, ma anche la presenza nelle manifestazioni sportive, nella letteratura, nei giornali, fino a diventare sinonimo di sostegno e di aiuto, in Firenze e non solo. Mi auguro che i nostri confratelli e la cittadinanza intera possano partecipare consapevolmente e intensamente a questo evento e che ci facciano sentire – come sempre è accaduto – il calore della loro affettuosa presenza.

 

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