The Crucifix between worship and musealization, by Francesco Gurrieri

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As recently demonstrated by the position of the three Crucifixes in the Baptistery of St. John, the Crucifix remains and is confirmed as not only fundamental paradigm of the Christian faith, but a reference to the sedimentation of the whole history of the Church. At least a century ago the crucifixes, which are designed by artists for devotional purposes, started their journey with a museological irreversible expulsion from their original function. It is not a new issue; in recent times it has been complicated by the need to regulate access to the holy sites containing master- pieces of art object of interest, leading to an introduction of a “ticketing” to be paid in the costs of “conservation” of the same works of art.

Undoubtedly, this is a sensitive issue, sometimes misunderstood, sometimes prejudiced and grossly manipulated to be talked foolishly of simony. In the ancient wisdom, the municipality of Florence was among the first to create an Opera (secular), aimed at the construction of the new cathedral of Santa Maria del Fiore (1296) and to preserve the works, as well as to- day. Of course, today, with the flow of hundreds of thousands of people, it is to actualize this “mission,” pursuing the most reasonable solutions. In a nutshell, the problem is this: a work of sacred art, say a Crucifix, must be protected and guaranteed the exercise of worship, and only secondarily made available to the tourism of art. A state of equilibrium between the two functions must be found, with priority given to the first condition since the original spring. But on a practical level, what is achievable? Of course, the problem of the protection of “sacred cultural heritage” is well-changed by the Episcopal Conference Tuscany, in 1979, with the co-ordination of Bishop Agresti (archbishop of Lucca), who faced many aspects of Church-State relations. Then the State covered an estimated 90 percent of the costs of maintenance and restoration of religious architectural heritage, which today is largely absent; churches are even without resources for their state-owned assets. Another problem is that of the preservation and safety of the works of sacred art in churches, which are usually defenseless, and the open education/ miseducation of those who enter. And beyond indignation, protests, and comparisons with the reactive capability of other religions, the fact remains that no one can afford a permanent garrison of surveillance.

In the end, we are faced with two realistic alternatives: close the places of worship, opening them only to coincide with the celebrations, as already happens in Florence in the church of the Holy Spirit, or to ensure constant supervision. But in the latter case, it should be the same community that gravitates on the sacred property to mobilize in this way. And then we must ask ourselves: is this maturity? And is this the spirit of dedication? It is a check to do, a query for each of us, otherwise everything “remains literature…”

Italiano

Come ha recensente dimostrato l’esposizione dei tre Crocifissi nel Battistero di San Giovanni, il Crocifisso resta e si con- ferma non solo paradigma fondamentale della fede cristiana, ma riferimento di tutta intera la sedimentazione della storia della Chiesa. È sicuramente da almeno un secolo che i Crocifissi, concepiti dagli artisti per fini devozionali, hanno iniziato il loro itinerario museologico con un irreversibile allontana- mento dalla loro funzione originaria. Non è questione nuova, che negli ultimi tempi si è complicata per la necessità di regolamentare l’accesso ai luoghi sacri che conservano capolavori d’arte, oggetto di interesse turistico (inducendo a introdurre una “bigliettazione” da riversare nei costi di “conservazione” delle stesse opere d’arte). Indubbiamente, si tratta di un problema delicato, talvolta mal compreso, altre volte pregiudizialmente e volgarmente strumentalizzato fino a far par- lare stupidamente di simonia. Nella saggezza antica, il Comune di Firenze fu tra i primi a creare un’Opera (laica), finalizzata alla costruzione della nuova cattedrale di Santa Maria del Fiore (1296) e a conservarne le opere, così come ancora oggi fa. Ovviamente, ai nostri giorni, con i flussi di centinaia di migliaia di persone, c’è da attualizzare code- sta “missione”, perseguendo le soluzioni più ragionevoli. In estrema sintesi, il problema si pone in questi termini: un’opera d’arte sacra, poniamo un Crocifisso, va tutelato e garantito all’esercizio del culto e, solo secondariamente, reso accessibile al turismo d’arte? La ragione vorrebbe che fosse trovata una condizione di equilibrio tra le due funzioni, con priorità alla prima in quanto condizione sorgiva originaria. Ma sul piano pratico, quanto è realizzabile codesta soluzione? Certo, il problema della salvaguardia dei “beni culturali sacri” è ben cambiato dalla Conferenza Episcopale Toscana che, nel 1979, col coordinamento di Monsignor Agresti (arcivescovo di Lucca) affrontò numerosi aspetti del rapporto Chiesa-Stato: ma allora lo Stato copriva, mediamente il 90% dei costi manutentivi e di restauro del patrimonio architettonico religioso; oggi è sostanzialmente assente, senza risorse nemmeno per il proprio patrimonio demaniale. Problema altro è quello della conservazione e della sicurezza delle opere d’arte sacra nelle chiese, generalmente indifese e aperte all’educazione/diseducazione di chi entra. E oltre le indignazioni, le proteste, i paragoni con le capacità reattive di altre religioni, resta il fatto che nessuno si può permettere un presidio fisso di sorveglianza, così che, alla fine, siamo di fronte a due alternative realistiche: chiudere per lunghe ore i luoghi di culto (aprendoli solo in coincidenza con le celebrazioni), così come già accade a Firenze nella chiesa di Santo Spirito o garantirne un presidio costante. Ma in quest’ultimo caso, dovrebbe essere la stessa comunità che gravita sull’immobile sacro a mobilitarsi in questo senso. E allora domandiamoci: c’è questa maturità ? È avvertibile questo spirito di dedizione? È una verifica da fare, un’interrogazione per ciascuno di noi, altrimenti, tutto “resta letteratura… ”

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