A few words with Marco Jodice, A tour through unexplored sacred sites in Florence – by Anna Balzani

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Marco Jodice
Marco Jodice Associate Professor of “Estimates and Professional Practice”. Past Lecturer at Faculty of Architecture of Florence
Anna Balzani, Editor-in-chief
Anna Balzani
Editor-in-chief

Associate Professor of “Estimates and Professional Practice” and past Lecturer at Faculty of Architecture of Florence, Marco Jodice is a manager and developer of cost control methods for construction.
To this he adds his research activity on theory and applications of technical and economic strategies to environmental resources, landscape transformation, infrastructures and urban renewal.
Since 2011 he has been President of the Central Institute for the Sustenance of the Clergy at Archdiocese of Florence, the administrative deeds of which he takes care of.
Fine Arts and Photography lover, through his words shines a passion for – and a wide knowledge of- an unexpected Florence.
A: One of the most important initiatives pursued by the Institute involves the Santo Stefano a Ponte Auditorium. What are you working on?

Marco Jodice
Marco Jodice
Associate Professor of “Estimates and
Professional Practice”.
Past Lecturer at Faculty of Architecture of Florence

M: The secularised Church of Santo Stefano a Ponte is one of the most ancient Churches in Florence, its existence being documented back in 1116 but being probably founded way before this date.
It was deconsecrated in 1986 due to the depopulation of Florence historical centre.
The Church has always been a music venue, hosting major concerts, although irregularly.
Our aim is to re-estabilish it as a privileged music venue with a stable program and to make it able to host different events such as conventions, meetings, cultural events and both modern and contemporary art exhibitions.
A: There has been a lot of talk about the reopening of the Diocesan Museum of sacred Art. When is it expected?

M: The Diocesan Museum takes up some spaces of the adjacent Santo Stefano Church and it is the place where all the artworks coming from suppressed parishes of the Diocese of Florence have flown into in the course of time.
Just to name a few names, here we find juvenile works of artists such as Giotto, Paolo Uccello, Masolino, Mariano Romanelli, Pietro Tacca.We are working to reopen it by the end of the year.
A: In 2015, Catholic Church will converge in Florence for the Ecclesia National Gathering of the Italian Episcopal Conference, where also the Pope is awaited. Your take on it.
M: It is a great opportunity for the city, an opportunity to spread and increase the knowledge of Florence and of our immense artistic heritage.

A: What is your relationship with Florence?

M Altough I am Florentine, I believe that “Florentine you become” by embracing the spirit of the city.
I am thinking of personalities such us Giorgio La Pira, an extraordinary Florentine who wasn’t born in Florence but who loved and chose Florence as his city and dedicated himself to its prosperity.
If we think about it, even the quarrels and animosities that have dotted the history of our city originate from the extraordinary strive for excellence that both its citizens and city attorneys share.
A: Should you recommend to students an unconventional itinerary through Florence, what would you single out?

Definitely the Diocesiano Museum of Santo Stefano a Ponte and the nearby Santa Felicita Church, another fascinating place just a few steps away from Ponte Vecchio, in the tiny piazza of the same name.
Santa Felicita was probably the first Church of the city, dating back to roman age, when it was built over a previous latin cross plan Oratory next to the Paleochristian Cemetery.
The remains of the “cappuccina” graves are still visible under the present Church flooring.

Italiano

Marco Jodice, professore associato di Estimo ed Esercizio Professionale già docente nel corso di laurea in Architettura di Firenze, si occupa di elaborazione e gestione di metodi di controllo dei prezzi e dei costi, ricerca teorica e applicata nel settore tecnico – economico riguardante le risorse ambientali, la trasformazione del territorio, le infrastrutture ed il recupero urbano.
È dal 2011 Presidente dell’Istituto per il Sostentamento del Clero presso l’Arcidiocesi di Firenze e si occupa delle attività amministrative dell’Istituto. Appassionato di Firenze, di Arte, di fotografia.
Attraverso le sue parole, emerge la conoscenza e la passione di una Firenze inattesa.
A: Una delle iniziative più importanti che l’Istituto che sta perseguendo riguarda l’Auditorium di Santo Stefano al Ponte, quali sono i progetti sui quali state lavorando?

M: La Chiesa secolarizzata di Santo Stefano al Ponte è una delle più antiche chiese della città, documentata già dal 1116, ma probabilmente fondata molto tempo prima; fu sconsacrata nel 1986 a causa dello spopolamento del centro storico.
È sempre stata luogo di musica, ospitando bellissimi concerti, seppur in maniera saltuaria.
Il nostro proposito è che torni ad essere luogo privilegiato di musica con una programmazione stabile e oltre a questo che possa ospitare convegni, meeting, eventi culturali, arte moderna e contemporanea.
A: Si parla molto della riapertura del Museo Diocesano per l’Arte Sacra, quando è prevista?

M: Il Museo diocesano occupa i locali adiacenti alla Chiesa di Santo Stefano ed è il luogo dove sono state collocate opere d’arte provenienti dalle chiese della Diocesi di Firenze soppresse nel tempo.
Vi si trovano opere giovanili di Giotto, Paolo Uccello, Masolino, Mariano Romanelli, Pietro Tacca solo per citarne alcuni.
Stiamo lavorando per la riapertura del Museo di Arte Sacra entro l’anno.
A: Nel 2015: la Chiesa Cattolica si riunisce a Firenze per il Convegno Ecclesiale Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana ed è atteso anche il Papa. Un suo pensiero al riguardo?

M: Costituisce una grande opportunità per la città, un’opportunità per diffondere ed amplificare la conoscenza di Firenze e del nostro immenso patrimonio storico-artistico.
A: Il suo rapporto con Firenze?

M: Sono Fiorentino, parimenti credo che “Fiorentini si diventa” entrando nello spirito della città.
Penso ad uomini come Giorgio La Pira, straordinario fiorentino, non di nascita, ma per scelta, che tanto ha fatto per la nostra città per amore di Firenze.
Inoltre, se ci pensiamo bene, anche le liti e le animosità che storicamente hanno caratterizzato Firenze, derivano dalla straordinaria volontà di eccellere da parte dei suoi cittadini e rappresentanti.
A: Se dovesse consigliare agli studenti percorso inconsueto di Firenze, cosa segnalerebbe?

M: Senz’altro il Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte e, proprio qui vicino, un altro luogo ricco di suggestione, ovvero la Chiesa di Santa Felicita, a pochi passi da Ponte Vecchio, sulla sinistra di Via de’ Guicciardini, nell’omonima piccola Piazza Santa Felicita.
Fu forse la prima chiesa della città, risalendo addirittura all’epoca romana (V secolo), quando sorse nel luogo di un oratorio di pianta basilicale posto presso il cimitero paleocristiano.
I resti delle sue tombe “alla cappuccina” sono ancora visibili sotto il pavimento della chiesa attuale.

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