Cuore di carta – by Riccardo Zucconi

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In 2030 Florence is a vantage point from where one can observe a completely changed world: political balances have been altered, the right to vote has been restricted and must be earned through socially useful actions, people are controlled by microchips implanted under their skin.

Riccardo Zucconi
Riccardo Zucconi
Fiorentino innamorato della sua città, è
appassionato d’arte e di storia, di libri e di
film. È presidente del Festival del Cinema
Francese “France Odeon” e Chevalier de
l’Ordre des Arts et des Lettres. Ha scritto il
romanzo Cuore di carta nel 1998 ed è stato
il primo a sorprendersi del successo del libro,
divenuto ormai un classico, molte volte
ristampato, tradotto e diffuso anche in Sud
America.

In this futuristic scenario the story of Guelfo takes place.

His love for Francesca, the love between her parents, Giovanni and Laura, the relationship of intellectual affinity between Guelfo and Giovanni: these are some of the junctions of the most usual yet unfathomable path, that of the life (and therefore of the death) of everyone.

Thus, we follow the characters in their pursuit of the meaning of things, of their deepest passions, of their place in the world.

And even of their own identity, if “being Florentine is a state of mind. It is an innate sense of grace and measure”.

Italiano

La Firenze del 2030 è un punto da cui osservare un mondo ormai cambiato: gli equilibri politici planetari sono stati stravolti, il diritto di voto è stato ristretto e va guadagnato con azioni socialmente utili, le persone sono controllate da microchip impiantati sotto la pelle.

In questo scenario futuribile si inserisce la storia di Guelfo.

Il suo amore per Francesca, quello tra i genitori di quest’ultima, Giovanni e Laura, il rapporto di grande condivisione intellettuale tra Giovanni e Guelfo, sono alcuni degli snodi da cui passa il più usuale e insondabile degli scenari: quello della vita (e dunque della morte) di ciascuno.

Nel tentativo di riappropriarsi del senso delle cose, delle passioni e degli slanci più profondi, del proprio posto nel mondo.

Ed anche dei propri luoghi, se “essere fiorentini è uno stato di spirito.

È un senso innato della grazia e della misura”.

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