The Molinari Pradelli collection at the Uffizi Gallery – by Antonio Natali, Director of the Uffizi Gallery

0
Antonio Natali
Antonio Natali Director of the Uffizi Gallery
Antonio Natali Director of the Uffizi Gallery
Antonio Natali
Director of the Uffizi Gallery

We are delighted to be able to devote the Uffizi’s temporary exhibition rooms to the collection of celebrated conductor Francesco Molinari Pradelli, thus opening it up to a broader audience, because we at the Uffizi believe that it is a crucial part of our brief to offer the general public a chance to get to know private collections which, while culturally outstanding and of exceptional quality, would otherwise be almost impossible to access.
Moreover, in the case of this particular collection the maestro himself never missed an opportunity to share the paintings he had so painstakingly gathered together in his private residence with the broader public, a custom which has been deliberately maintained since his death by Fiorentino festival of music.
The maestro’s numerous memorable concerts and operas with the “Maggio Fiorentino” were all of the highest quality, so we felt it would be not only meaningful but also extremely moving if two of the most highly respected institutions in Florence, and indeed in Italy, were to get together to share in celebrating a man who, in different ways, enjoyed such important cultural ties with both.
It is worth adding that these two institutions with their splendid history are the pride not only of the city that hosts them but of Italy as a whole, and so they both deserve to be nurtured and adequately sustained.
But while the Uffizi enjoys the financial support of its countless visitors, the Teatro Comunale (which obviously cannot count on similar hordes of enthusiasts) should be entitled to funding equal to its international prestige.
When we talk about the importance of our heritage, I consider it a sign of intellectual vulgarity that we concern ourselves only with those cultural assets that are capable of keeping the money flowing in.
Apart from anything else, it is downright short-sighted.
The world does not love Florence only for the Uffizi, nor does the city owe its greatness solely to the Uffizi.
If Florence is a great city, it is because its past is peppered with men and women of courage and wisdom who made it great with their enterprise, thinking not of how they could personally profit from that enterprise but of how it would contribute to the city’s future.
The title we have chosen for the exhibition, The Rooms of the Muses, is designed to evoke an environment inhabited by poetry in the broadest sense of the term, declined in this particular instance in the form of painting and music.
Francesco Molinari Pradelli’s approach to art was far from conventional.
If he had bought the works of art endorsed by the culture industry at the time, his collection would have ended up being an anthology of “great names” rather than a collection of paintings of lyrical beauty chosen on the basis of his own personal inclination.
So the layout of the Uffizi exhibition – curated by Angelo Mazza, an art historian of rare sensitivity and humanity who has had the opportunity to study the Molinari Pradelli collection on several occasions in the past – is designed to echo the rooms in the Molinari Pradelli residence and its decor includes the maestro’s own piano and a selection of his favourite pieces of furniture.

Translated by Stephen Tobin

uffiziItaliano

Le sale degli Uffizi, che sono al momento votate alle esposizioni temporanee, si aprono alla collezione di Francesco Molinari Pradelli per una sua più diffusa conoscenza.
È un gesto che la Galleria compie nella convinzione che sia importante aver nozione di quelle raccolte d’opere d’arte che, essendo poco accessibili per via della loro natura privata, siano qualitativamente e culturalmente cospicue.
D’altronde è noto che lo stesso maestro volle, ogni volta che gli fu possibile, offrire al pubblico godimento i quadri che aveva radunato nella sua dimora.
La vocazione del maestro è stata dopo di lui assunta dalla signora Bianca Maria e dai figli Cecilia, Cristina, Alessandro e Marco; ed è grazie a loro se per tre mesi i visitatori della Galleria degli Uffizi potranno apprezzarne una gran parte.
Fra le ragioni che hanno però indotto alla risoluzione d’esporla a Firenze non è certamente l’ultima quella che si fonda sui legami di Francesco Molinari Pradelli col “Maggio fiorentino”.
Non poche (e tutte di pregio) furono le direzioni del maestro al Teatro comunale.
Sicché c’è parso suggestivo e fors’anche toccante che due istituzioni, fra le principali di Firenze e fra le più ragguardevoli d’Italia, s’accordassero per un’impresa comune, celebrando la figura d’un uomo che a vario titolo aveva con esse intrattenuto rilevanti relazioni di cultura.
Due istituzioni che, per la loro storia, non sono l’orgoglio soltanto della città in cui sono nate, ma dell’Italia intera, e che pertanto meritano – entrambe – d’esser coltivate e adeguatamente sostenute.
Se gli Uffizi godono del conforto economico dei loro tantissimi visitatori, il Teatro comunale (che ovviamente non può far affidamento su folle d’appassionati) deve poter contare su finanziamenti che siano all’altezza del suo prestigio internazionale.
Quando si ragioni dell’importanza del nostro patrimonio, reputo sintomo di volgarità intellettuale volgere l’attenzione unicamente a quei beni che siano capaci di garantire una rendita economica.
Attitudine, oltretutto, miope: Firenze non è amata nel mondo grazie agli Uffizi, né è grande perché ci sono gli Uffizi.
È grande perché ha un passato ricco di uomini sapienti e coraggiosi che grande l’hanno fatta con le loro imprese, compiute ognora pensando non già a quanto denaro ne sarebbe venuto, bensì al futuro della loro città.
Non è un caso che si sia voluto titolare la mostra degli Uffizi Le stanze delle muse.
L’epigrafe aspira a evocare un luogo abitato dalla poesia, che, in questo frangente, trova espressione nella pittura e nella musica.
Francesco Molinari Pradelli si presta a offrirsi come modello d’un approccio alle opere d’arte che non sia convenzionale.
Se lui avesse acquisito quelle assiduamente promosse dall’industria culturale, la sua collezione sarebbe composta di nomi, invece che di quadri di lirica bellezza; dipinti scelti secondando le proprie personali predilezioni.
A curarne l’esposizione agli Uffizi è stato Angelo Mazza, storico dell’arte di rara sensibilità (anche umana), impegnato in più d’una circostanza nello studio della collezione Molinari Pradelli che in Galleria sarà esibita con echi degli ambienti della dimora di provenienza, accanto dunque al pianoforte del maestro e a qualche arredo a lui caro.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.