The Oscar to Sorrentino: but is it true glory? – by Alberto Bartolomeo

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Paolo Sorrentino at Academy Awards
Paolo Sorrentino at Academy Awards
Paolo Sorrentino at Academy Awards
Paolo Sorrentino at Academy Awards

The American Academy crowned “The Great Beauty” by Paolo Sorrentino for best foreign film.
Italians rejoice, producers and distributors are rubbing their hands because an Oscar means more ‘appealing’ and greater possibility of placing the Italian cinema abroad.
The film at home has divided critics and audiences.
Who shouted masterpiece, who found him very bad.
The truth probably lies in between.
The film is an ambitious work but the result is mediocre.
It is worth mentioning for the amazing photography by Luca Bigazzi and the recitation of a few good actors – Carlo Buccirosso, Roberto Herlitzka, Pamela Villoresi (although the latter has the air of somebody asking herself “what am I doing here?”) – certainly not for the Servillo’s acting here got lost in a caricaturist interpretation over the top that, quite frankly, tired.
The few ideas are trivial and ends in themselves and in the film breathes an aura of artifice that makes everything look fake and pretentious.
But Americans like to see us like this: scoundrels, noisy, slackers and inconclusive, and that’s why we were rewarded.
So, hooray Sorrentino, and cheers to the Beauty, even though in his film is the sadness that is Great and wraps everything.

Italiano

L’Academy americana incorona “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino come migliore film straniero.
Gli italiani esultano, produttori e distributori si sfregano le mani perché un Oscar vuol dire più ‘appeal’ e maggiore possibilità di piazzare il cinema Italiano all’estero.
Il film in patria ha diviso critica e pubblico. Chi ha gridato al capolavoro, chi lo ha trovato pessimo.
La verità, probabilmente, sta in mezzo.
La pellicola è un’opera ambiziosa ma dal mediocre risultato ed è da menzionare per la strepitosa fotografia di Luca Bigazzi e la recitazione di qualche bravo attore – Carlo Buccirosso, Roberto Herlitzka, Pamela Villoresi (anche se quest’ultima ha l’aria di una che si sta chiedendo “che ci faccio qui?”) -, non certo per la prova di Toni Servillo che qui si perde in un’interpretazione macchiettistica sopra le righe che, francamente, ha stancato.
Le poche idee sono banali e fini a se stesse e nel film spira un’aura di artifizio che fa sembrare tutto falso e pretestuoso.
Ma agli americani piace vederci così: cialtroni, caciaroni, fannulloni e inconcludenti ed è per questo che ci hanno premiato.
Allora, evviva Sorrentino, e evviva la Bellezza, anche se nel suo film è la tristezza che è Grande e avvolge ogni cosa.

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