Baccio Bandinelli Sculptor and Master – Museo Nazionale del Bargello, 9 April – 13 July 2014

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Baccio Bandinelli, Studio di due teste virili
Baccio Bandinelli, Studio di due teste virili c. 1550-1555, Matita nera Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze
Baccio Bandinelli, Leda e il cigno
Baccio Bandinelli, Leda e il cigno
c. 1512, olio su tavola

The Museo Nazionale del Bargello is preparing to host the first monographic exhibition ever devoted to Florentine sculptor Baccio Bandinelli, “an exhibition full of discoveries and surprises, as indeed every exhibition grounded in study and research should be, restoring Bandinelli to his rightful place in the fi rmament of the greatest Florentine sculptors in that extraordinarily fertile period that was the Cinquecento” (Cristina Acidini, Superintendent of the State Museums of Florence).
Bandinelli was a “universal artificer”, to use a term coined by Vasari (despite the fact that the two men did not see eye to eye), and the exhibition sets out to confirm that view, something of a provocation in this year of celebrations dedicated to Michelangelo, in its determination to restore Bandinelli at long last to the important place he occupies in the panorama of Italian Mannerist sculpture, and to re-establish the truth regarding an artist who was still very much admired in the 17th and 18th centuries but who has been unfairly ostracised by critics since then.
The biography that Vasari devotes to Bandinelli is the longest in his Lives after those of Michelangelo, Vasari himself and Raphael.
In view of the two men’s mutual loathing, the biography is an undeniably twisted piece of writing, but Vasari is forced in the end to admit Bandinelli’s greatness, calling him a very devil with his wit and his tongue”.
Bandinelli’s most important patrons were initially the two Medici popes, Leo X and Clement VII, and subsequently Duke Cosimo I.
Th e quality required of an artist aspiring to such patrons is beyond all question, yet Bandinelli outrivalled all of his competitors (including many of repute) to win the most demanding and representative commissions in the first half of the century, in Florence and elsewhere, thus acquiring and maintaining undisputed acclaim and prestige.
The exhibition starts with child prodigy Baccio’s early days in the workshop of his father Michelangelo di Viviano, the Medici’s goldsmith of choice, when he tirelessly practised copying the Classical and Quattrocento masters (also in relief).

Baccio Bandinelli, Studio di due teste virili
Baccio Bandinelli, Studio di due teste virili
c. 1550-1555, Matita nera
Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze

While still very young he provided confirmation of his extraordinary talent, outshining such contemporaries as Rosso, Pontormo and Jacopo Sansovino, a mastery no “connoisseur” ever disputed and which even Vasari was forced to recognise.
His mastery shines through in the large number of splendid drawings included in the exhibition, from his youthful work after Donatello, Michelangelo and Leonardo to the many others – from the Uffizi collection, yet virtually unknown – in a broad range of different techniques and depicting a wide range of subjects, which he frequently went on to develop as graceful reliefs and which were subsequently engraved or copied by other painters and ceramists.
Given that drawing was considered in Florence to be the origin and foundation of all art, it comes as no surprise to learn that Baccio’s ambition to become a “universal” artist soon began to exceed all bounds.

 

Italiano

Al Museo Nazionale del Bargello la prima mostra monografica dedicata allo scultore fiorentino Baccio Bandinelli, “una mostra ricolma di scoperte e di sorprese, come dovrebbe essere ogni mostra fondata su studi e ricerche, che riposiziona il cavalier Bandinelli nella costellazione dei massimi scultori della straordinaria Firenze del Cinquecento” (Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze).
Bandinelli fu un “universale artefice”, secondo il giudizio del Vasari (che pure non gli fu amico): un giudizio che la mostra intende quasi provocatoriamente confermare, in questo anno di celebrazioni michelangiolesche, per restituire al Bandinelli la sua posizione di spicco nel panorama della scultura italiana della Maniera e per ristabilire la verità su un artista ancora ammiratissimo nel Sei e Settecento, ma condannato all’ostracismo dalla critica negli ultimi due secoli, fino ad oggi.
La biografia del Bandinelli, dopo quella di Michelangelo, del Vasari stesso e di Raffaello, è la più estesa fra le Vite vasariane: è uno scritto tormentato, considerando l’odio tra i due artisti, ma in cui Vasari è infine costretto ad ammettere la grandezza di Baccio, “terribile di lingua e d’ingegno”.
I suoi committenti principali furono dapprima i due papi di casa Medici, Leone X e Clemente VII, e poi il duca Cosimo I: nessun dubbio è possibile sul livello che allora si richiedeva ad un artista per ambire a simili incarichi, che videro Bandinelli primeggiare su tutti i concorrenti (spesso di gran nome) e assicurarsi, a Firenze e non solo, le imprese artistiche più impegnative e più rappresentative della prima metà del secolo, mantenendo un indiscusso credito e prestigio.
Il percorso della mostra inizia con i suoi esordi d’enfant prodige nella bottega del padre Michelangelo di Viviano, orafo di prim’ordine e fiduciario di casa Medici, esercitandosi senza sosta a copiare gli antichi e i maestri del Quattrocento, anche in rilievo.
Giovanissimo, conferma le sue doti straordinarie superando nel disegno coetanei di gran talento come il Rosso, il Pontormo, Jacopo Sansovino: un’ eccellenza che gli riconosceranno tutti gli ‘intendenti’ e che dovrà ammettere persino Vasari.
La dimostrano d’altronde i tanti straordinari disegni esposti in mostra: quelli giovanili (ispirati a Donatello, a Michelangelo, a Leonardo) e i molti altri – della collezione degli Uffizi, ma quasi ignoti – nei soggetti e nelle tecniche più varie, spesso tradotti poi in incisione e copiati da pittori e ceramisti; oppure elaborati dall’artista in raffinati rilievi.
E poiché, a Firenze, si considerava il disegno l’origine e il fondamento dell’arte, non stupisce che assai presto l’ambizione di Baccio a diventare un artista “universale” sia cresciuta a dismisura.

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