the park of Pratolino the biggest and most important park of the entire Tuscany

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by Ludovica Ginanneschi – Garden designer
www.lggardendesign.com

pratolinoTwo are the souls that coexhist in the park of Pratolino: the eighteenth century English soul, which transformed the garden into the biggest and most important park of the entire Tuscany. And the sixteenth century spirit of the Medici family, more subtle, mysterious and yet entirely to be discovered. We go to Pratolino with sport shoes on to explore its magnificent paths with panoramas over the Florentine valley. But, above all, we go there, armed with imagination and sensitivity, trying to recapture, if only for a moment, the magic of what had been the most famous “parco delle maraviglie” of its time.

Before the Province of Florence purchased the park in 1981 opening it to the public, the last owners were the rich Russian princes Demidoff. They bought the property from the Lorena family in 1872 and lived there for almost a century, restoring and preserving it to the best of their abilities. It had been the Lorena family, with the pragmatic Ferdinando III, who altered forever the original structure of the Medici garden, the maintenance of which was outrageously expensive, and converted it into a modern English garden. What has been lost forever due to this transformation?

In 1568, the Granduca Francesco I de Medici, passionate about science, alchemy and nature, bought the Pratolino estate to make his great dream come true: to create a garden with a highly symbolic meaning, conceived as an allegoric route representing the initiatory journey of the human soul. The park, in a crescendo of wonder and amazement, included a giant maze of bay, a huge lawn enclosed by statues of heroic characters, an amazing villa, the basement of which consisted of a sequence of grottos, one more surprising than the other, a colossal aviary harbouring rare exotic birds, a secret garden, an evocative boulevard with a water tunnel, a fountain built on a centuries-old oak, shrimp ponds, mechanical robots moved by water, hydraulic pipe organs with the echoes of their sounds audible in the entire garden, and, at the end, the colossal statue-fountain of the Appennino. Still the icon of the park, it represents an old man kneeling down as he comes out of a grotto and crushes the head of a sea monster. The iron framework of the statue originally contained a big grotto divided into three rooms linked together by tiny little staircases. Each room represented a stage on the way to enlightenment. Walking through these astonishing chambers, all covered in shells and mother-of-pearls and full of fountains, statues and water features, one could arrive to the head of the statue and, through its eyes (open at that time), come to see the light of the sun.

Time has been merciless withPratolino and today very little remains of all that was. But there still are some stubborn traces which don’t want to fade away and wait to be re-evoked in all their splendor.

The park is open on Fridays, Saturdays and Sundays from April to October.

Free entrance.

Italiano

Due sono le anime che convivono nel parco di Pratolino: l’ottocentesca anima inglese, che ha dato al giardino il suo aspetto attuale di parco più grande e importante di tutta la Toscana e quella medicea cinquecentesca, più sottile, misteriosa e tutta da scoprire. A Pratolino si va dotati di scarpe da ginnastica, per scoprire i suoi magnifici percorsi panoramici sulla vallata di Firenze e passeggiare nei fitti boschi di querce, ma soprattutto vi si va armati d’immaginazione e sensibilità, per cercare di riacciuffare, seppur per un momento, la magia di quello che è stato il più famoso “parco delle maraviglie” del suo tempo. Prima che la Provincia di Firenze acquistasse il parco nel 1981 aprendolo al pubblico, gli ultimi proprietari furono i ricchissimi principi russi Demidoff che comprarono la proprietà dai Lorena nel 1872 e vi si trasferirono per quasi un secolo, operandovi restauri e mantenendola al meglio delle loro possibilità. Erano stati proprio i Lorena, con il pragmatico Ferdinando III, a stravolgere per sempre l’originario impianto del giardino mediceo, che aveva costi di manutenzione altissimi, per trasformarlo in un moderno giardino all’inglese. Cosa è andato perduto per sempre in questa trasformazione? Nel 1568 il Granduca Francesco I de’ Medici, appassionato di scienze, alchimia e natura, acquista i terreni di Pratolino per realizzare il suo grande sogno, quello di creare un giardino di altissimo valore simbolico, pensato come un percorso allegorico che rappresentasse la metamorfosi iniziatico-sapienziale dell’anima umana. Il parco, in un crescendo di prodigi e stupore, comprendeva un gigantesco labirinto d’alloro, un grandissimo prato fiancheggiato da statue di personaggi eroici, una villa straordinaria il cui basamento era costituito da un susseguirsi di grotte una più sorprendente dell’altra, una gigantesca voliera che ospitava rari uccelli esotici, un giardino segreto, il suggestivo viale degli zampilli, una fontana costruita su una quercia pluricentenaria, gamberaie, automi attivati idraulicamente che si muovevano innescando scherzi d’acqua, organi idraulici che emettevano suoni che riecheggiavano per tutto il giardino, fino ad arrivare alla colossale statua-fontana detta dell’Appennino, tuttora simbolo del parco, e che rappresenta un vecchio che, chino mentre esce da una grotta, schiaccia la testa di un mostro marino. L’intelaiatura di ferro racchiudeva in origine una grande grotta suddivisa in tre stanze collegate tra loro da piccole scale. Ogni stanza rappresentava uno stadio della via all’illuminazione e attraversando queste camere stupefacenti rivestite di conchiglie, madreperle e contenti fontane, statue e giochi d’acqua si arrivava alla sommità della testa dai cui occhi (allora aperti) si poteva tornare a vedere la luce del sole.

 

Il parco è aperto i venerdì, sabato, domenica e festivi da aprile a ottobre. Ingresso libero.

 

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