“Abbasso la guerra!” The spirit of sacrifice of Florence and in the whole country

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By Cosimo Ceccuti Chairman of the Fondazione Spadolini

Florence has known the first stirrings of the nascent nationalism at the dawn of the twentieth century, through the ferment innovators and elite of young people gathered around Giovanni Papini and Giuseppe Prezzolini, and through the famous magazines such as Leonardo, the Hermes, and the Kingdom. It has then seen to come alive one of the most important currents of futurism at a national level, that had given birth in 1913 to the periodic Lacerba, inspired and directed by the same Soffici and Papini, one of the highest expressions of Futurism, drawn up at the tables of “Giubbe Rosse”, in Piazza Vittorio Emanuele, today Piazza della Republica. It is understandable then, why on the eve of the Great War, the city – already at the forefront in terms of patriotism during the occupation of Libya, in 1912 – was shaken by demonstrations for pro-Italian intervention in the conflict, which did not fail to clash in early stage with many layers of the population, oriented towards the line of Giolitti, who wanted kept themselves out of it. Neutrality or intervention: this was the dilemma that characterized the entire country in the months leading up to the declaration of war on Austria, May 24, 1915. Let’s retrace the “warm spots” of the city, between events and history. As of April, demonstrations for or against the war, came out from the debates of the cultural circles, from the front pages of the newspapers, taking on the aspect of unrest and demonstrations in the city. On May 5, the day when Gabriele D’Annunzio made the famous speech from the cliffs of Quarto, sacred to the memory of Thousands of Garibaldi, the students of the Technical Institute in Via Giusti, move in front of the procession, followed by colleagues from other Florentine high schools, obtaining from their deans the suspension of classes. On May 12, the college students from “Cesare Alfieri” – the future Faculty of Political Sciences – walk the downtown streets, chanting about war and railing against Giovanni Giolitti, the most convinced symbol of Italian neutrality, and two days later a pillar of frantic collides with a large group of workers and housewives who shout: “Down with the war!”. The news of the resignation of the Prime Minister, Antonio Salandra arrives in the evening, who cannot convince the majority of the Chamber of Deputies about the inevitability of the intervention: however, he had already signed twenty days before, the commitments of the “Treaty of London” with France and England. The special editions of newspapers and periodicals Florentines are selling fast. At Paszkowski Café there is still a debate going on about a choice that has become increasingly unlikely. On May 22 in the special issue of the political edition of the Voice presents a caricature of Giolitti on the cover, signed by “Minimum”, covered with weapons, bullets and a lot of Mexican sombreros, “forced” to finally challenge the gun and point it towards the enemy. On May 24, in The Nation newspaper comes through (at nine in the morning it was already the fifth extraordinary edition) the news of the declaration of war on Austria. “In the streets, nor neutralist nor interventionists – was the repeated appeals from the ancient daily Bettino Ricasoli – but Italians who have to decently perform their civic duties”. The tragic outcome of the war, with a large number of deaths and injuries, has demonstrated how dignity and the spirit of sacrifice in Florence and in the whole country, has done his duty.

Italiano

Firenze aveva conosciuto i primi fremiti del nascente nazionalismo agli albori del Novecento, attraverso i fermenti innovatori ed elitari dei giovani stretti intorno a Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, e alle celebri riviste quali il Leonardo, l’Hermes, il Regno. Aveva visto poi animarsi una delle più importanti correnti del futurismo sul piano nazionale, che aveva dato vita nel 1913  al periodico Lacerba, ispirato e diretto da Ardengo Soffici e dallo stesso Papini,fra le espressioni più alte del futurismo, redatto ai tavoli delle “Giubbe Rosse”, in piazza Vittorio Emanuele, oggi piazza della Repubblica. È facilmente comprensibile dunque che alla vigilia della Grande Guerra la città – già in prima linea in fatto di patriottismo in occasione della occupazione della Libia, nel 1912 – fosse agitata da manifestazioni pro-intervento dell’Italia nel conflitto, che non mancarono di scontrarsi nella fase iniziale con numerosi strati della popolazione orientata verso la linea giolittiana del tenersene fuori. Neutralità o intervento: fu questo il dilemma che caratterizzò l’intero paese nei mesi che precedettero la dichiarazione di guerra all’Austria, il 24 maggio 1915. Ripercorriamo i “luoghi caldi” della città, fra cronaca e storia. A partire dal mese di aprile le manifestazioni pro o contro la guerra escono dai dibattiti dei circoli di cultura, dalle prime pagine dei quotidiani, per assumere anche l’aspetto di agitazioni e cortei. Il 5 maggio, il giorno in cui Gabriele D’Annunzio pronuncia il celebre discorso dallo scoglio di Quarto, sacro alla memoria dei Mille di Garibaldi, gli studenti dell’Istituto tecnico di via Giusti si muovono per primi in corteo, seguiti dai colleghi degli altri licei fiorentini, che hanno ottenuto dai rispettivi presidi la sospensione delle lezioni. Il 12 maggio sono gli studenti universitari del “Cesare Alfieri” – la futura facoltà di Scienze Politiche – a percorrere le vie del centro inneggiando alla guerra ed inveendo contro Giovanni Giolitti, simbolo della più convinta neutralità italiana, e due giorni più tardi una colonna di esagitati si scontra con un nutrito gruppo di operai e casalinghe che gridano: “Abbasso la guerra!”. Giunge a sera la notizia delle dimissioni del capo del governo, Antonio Salandra, che non riesce a convincere la maggioranza della Camera dei Deputati sull’ineluttabilità dell’intervento: avendo peraltro già sottoscritto venti giorni prima,  con Francia e Inghilterra, gli impegni del “patto di Londra”. Le edizioni straordinarie di quotidiani e periodici fiorentini vanno a ruba.

Al caffè Paszkowski si discute ancora su una scelta divenuta ormai sempre più improbabile. Il numero speciale dell’edizione politica della Voce del 22 maggio presenta in copertina la caricatura di Giolitti, firmata da “Minimo”, ricoperto di armi e pallottole con tanto di sombrero messicano, “costretto” finalmente ad impugnare la pistola e puntarla verso il nemico. Il 24 maggio, giunge attraverso il quotidiano La Nazione (alle nove del mattino si era già alla quinta edizione straordinaria) la notizia della dichiarazione di guerra all’Austria. “Per le vie, né neutralisti né interventisti – fu l’appello ripetuto dall’antico quotidiano di Bettino Ricasoli – ma italiani che dignitosamente compiono i loro doveri civili”. Il tragico bilancio della guerra, con il numero immane di morti e feriti, avrebbe dimostrato con quanta dignità e spirito di sacrificio a Firenze e nell’intero paese si era fatto il proprio dovere.

 

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