Caterina de’ Medici Italian style at the Court of France

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By Lavinia Rinaldi

Jacopo di Chimenti da Empoli (Firenze 1551-1640), “Nozze di Caterina de' Medici con Enrico di Valois”, 1600, oil on canvas
Jacopo di Chimenti da Empoli (Firenze 1551-1640), “Nozze di Caterina de’ Medici
con Enrico di Valois”, 1600, oil on canvas

It has been said that the Queen would be from a beautiful and important country just like France and that on that throne, Henry II of Valois will be waiting for her, that charming young man with a blue velvet jerkin, who looked at her with eyes proud of a glorious past and full of a bright future, from the miniature that gallant ambassadors have delivered to his uncle, Pope Clemente VII de’ Medici. But their meeting before the wedding, in Marseille, October 22, 1533, was disappointing. The bridegroom, still seduced by the smooth beauty of its mature and experienced mistress, Diane de Poitiers, at the sight of this pale 14 year old girl of small royalty, bundled up in a dress too important to her, even if approved by Isabella Gonzaga, a fashion guru of the time, was so disappointed that he almost threatened to wreck the marriage.The fearsome consequence would have been the collapse of the political, economic and strategic masterpiece that the uncle of the bride (Clemente VII) and the groom’s father (Francis I) had built. To the languishing coffers of France, the golden Fiorini, dowry of Caterina, represented a lifeline and this union would have also launched the family of Florentine merchants in Gotha, one of the oldest royal bloodlines in Europe. The reasons of the state prevailed and, with papal blessing, the couple, like it or not, were pushed into the bridal chamber and everyone breathed in a sigh of relief. It was a bad start for Caterina, who had lived until then in an atmosphere of culture and beauty that was breathed in Florence and in the Medici house at the time, and who was now surrounded by the indifference of the groom and the distrust of the French court. Aware that her journey was a one way trip, she had brought along, her little world made out of Florentine habits, complicity, trustworthy people and also fragrances and flavors. This way artisans, embroiderers, tailors, apothecaries, perfumers, astrologers, silversmiths but also cooks, bakers and ice cream makers, comforted her with their presence reminding her of her own country. However, gradually, her trustworthy Florentine chefs began to excel in the royal kitchens with their tasty new dished such as The Paparo to Melarancia, who delighted the Florentines since 1300 (Canard à l’orange) and Carabaccia all’Antica (Soupe à onions) while on the table shone goblets of Murano and ceramics from Faenza. But it was the introduction of a strange object to comfort her at the table, already in use in Florence and Siena, but unknown in France, that was to revolutionize France and Europe: “the fork”. But among all the gastronomic novelties arrived in France along with this Italian Queen, from soups to salads to fricassee with artichokes to sorbets, to liqueurs, Il Cibreo was definitely the one that intrigued the most. In fact it was this recipe, an erotic mixture of giblets, ridges, rooster beans, highly stimulating, assiduously served to the royal couple who brilliantly solved matter of their childless decade. Caterina, who was subjected to all possible cures in order to give an heir to the throne of France, swallowing horrible herbal mash and the urine of pregnant donkey, after having enjoyed this genuine menu, had nine children! Thus began the long reign of this small Medici girl in France, who with her compelling presence became the first great ambassador of the Italian style. 

Cibreo per Caterina Regina di Francia

Ingredients for 4 people:

500 grams of chicken liver, beans and chicken crests, 3-4 sage leaves, 1 finely chopped onion, 2 tablespoons of extra virgin olive oil, 40 grams of butter, 2 egg yolks, lemon juice, a couple of flour to dust tablespoons, salt and pepper and chicken broth.

Brown the onion in butter and oil without letting them color. Remove the gall of the liver and chop coarsely with the beans and the rooster combs. Flour them and along with the sage leaves add them to the onion. Salt and pepper according to taste. Cook over medium heat by throwing in a few tablespoons of broth. Once cooked, after about 10-15 minutes remove from the stove and stir well while adding the egg yolks that have been beaten separately with lemon juice. Serve after a couple of minutes with slices of homemade toasted bread.

Italiano

Le avevano detto che sarebbe stata Regina di un paese bello e importante come la Francia e che su quel trono l’aspettava Enrico II di Valois, quel giovane affascinante dal giustacuore di velluto blu, che la guardava con occhi fieri di un glorioso passato e di un radioso futuro, dalla miniatura che galanti ambasciatori avevano consegnato allo zio, Papa Clemente VII De Medici. Ma il loro incontro per le nozze, a Marsiglia, il 22 ottobre 1533, fu deludente. Il promesso sposo, ancora irretito dalla levigata bellezza della sua matura ed esperta amante, Diana di Poitiers, alla vista di questa ragazzotta di 14 anni, palliduccia, traccagnotta, poco regale, infagottata in un abito troppo importante per lei, anche se approvato da Isabella Gonzaga, guru della moda del tempo, rimase talmente deluso che per poco il matrimonio rischiò di naufragare. La temibile conseguenza sarebbe stata il crollo di quel capolavoro politico, economico e strategico che lo zio della sposa (Clemente VII) e il padre dello sposo (Francesco I) avevano costruito. Ai languenti forzieri della Francia, infatti, i Fiorini d’oro della dote di Caterina rappresentavano linfa vitale e questa unione avrebbe inoltre lanciato la famiglia dei mercanti Fiorentini nel Gotha delle più antiche stirpi reali d’Europa. La ragion di stato ebbe la meglio e, con pontificia benedizione, i due sposi, volenti o nolenti, vennero spinti nel talamo nuziale e tutti tirarono un sospiro di sollievo. Fu un brutto inizio quello di Caterina, lei che aveva vissuto nel clima di cultura e bellezza che si respirava a Firenze ed in casa Medici all’epoca, era qui circondata  dallindifferenza dello sposo e dalla diffidenza della Corte francese. Consapevole che il suo viaggio sarebbe stato di sola andata, aveva portato con sé il suo piccolo mondo fiorentino fatto di abitudini, complicità, persone fidate ed anche profumi e sapori. Così artigiani, ricamatrici, sarti, farmacisti, profumieri, astrologi, argentieri ma anche cuochi, pasticceri e gelatai, la confortavano con la loro presenza ricordandole il suo paese.

A poco a poco però, i suoi fidatissimi cuochi fiorentini cominciarono a primeggiare nelle cucine reali con le loro gustose novità come Il Paparo alla melarancia, che deliziava i Fiorentini fin dal 1300 (Canard à l’orange) e la Carabaccia all’Antica (Soupe à onions) mentre sulla tavola brillavano i calici di Murano e le ceramiche di Faenza. Ma fu l’introduzione di uno strano oggetto per il conforto della tavola,  già in uso a Firenze e a Siena, ma sconosciuto in Francia, a rivoluzionare la mise en place francese ed europea: “la forchetta”.

Ma tra tutte le novità gastronomiche arrivate in Francia con questa Regina italiana, dalle zuppe alle fricassee ai carciofi alle insalate ai sorbetti, ai rosoli, sicuramente è Il Cibreo quello che incuriosisce di più. Infatti fu proprio questa ricetta, erotica mescolanza di rigaglie, creste, fagioli di gallo, altamente stimolante, assiduamente servita alla coppia reale che risolse brillantemente la decennale mancanza di figli.

Caterina, che per dare un erede al trono di Francia si era sottoposta a tutte le cure possibili, ingurgitando anche orridi beveroni a base di erbe e urina di asina gravida, dopo aver goduto di questo genuino menu, ebbe ben nove figli!

Cominciò così il lungo regno di questa piccola Medici in terra di Francia che con la sua trascinante presenza divenne la prima grande ambasciatrice dell’Italian Style.

Cibreo per Caterina Regina di Francia

Ingredienti per 4 persone:

gr 500 tra fegatini, fagioli e creste di pollo, 3-4 foglie di salvia, 1 cipolla tritata finemente, 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva, gr 40 di burro, 2 rossi d’uovo, succo di mezzo limone, un paio di cucchiai di farina per infarinare, sale e pepe q.b e brodo di pollo.

Rosolare la cipolla in burro e olio senza farle prendere il colore. Togliere il fiele ai fegatini e tritarli grossolanamente insieme ai fagioli e alle creste di gallo. Infarinarli e insieme alle foglie di salvia aggiungerli alla cipolla. Sale e pepe secondo i gusti. Cuocere il tutto a fuoco medio bagnando con qualche cucchiaio di brodo. A cottura avvenuta, dopo circa 10-15 minuti togliere dal fuoco e mescolando per bene aggiungervi i tuorli d’uovo sbattuti a parte col succo di limone. Servire dopo un paio di minuti con fette di pane casalingo tostato.

 

 

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