Dante Alighieri: Father of the Nation

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Eugène Delacroix, The Barque of Dante (1822)
Eugène Delacroix, The Barque of Dante (1822)

By Cosimo Ceccuti – Chairman of the Fondazione Spadolini

Eugène Delacroix, The Barque of Dante (1822)
Eugène Delacroix, The Barque of Dante (1822)

May 1865. Florence becomes aware of the first massive public demonstrations coming from the capital of the Kingdom, with the official participation of King Vittorio Emanuele II, who, starting February 3 made Palazzo Pitti his permanent home. The occasion was the 600th anniversary since the birth of Dante Alighieri, father of the nation.

The ceremonies culminated with the solemn inauguration of the monument in honor of the poet in Piazza Santa Croce, a sculpture made by Enrico Pazzi. As documented in the chronicles of the time, and like the images in the illustrated Italian and foreign weeklies show, or in the paintings that intended to capture the scenes at the time, like the one in the Sala Palazzo Vecchio in Florence Capital (formerly Hall of Flags), the participation of the Florentines and non-Florentines was massive.

The procession holding the Italian City Hall’s banners who has participated and subscribed to collect the funds needed to erect the monument, was imposing and the banners were carved one by one at the base of the monument itself: banners that will return to parade on the 14th of May, to celebrate the sesquicentennial of the monument and 750 years from the birth of Dante Alighieri, a fundamental event, part of the celebrations held to honor the transfer of the capital from Turin to Florence.

Dante, father of the nation. Do not be deceived by the reference to the immortal verses of the Divina Commedia: during the Renaissance the symbolic value of the poet was more political then literary. Ugo Foscolo and other romantic poets have looked up to Dante in order to give an image to the idea of Italy. He has been invoked by patriots and by the secret society of the carbonari from the Milanese newspaper Il Conciliatore, dear to the hearts of Pellico and Canfalonieri.

He was praised, as a sublime example, by the young Giuseppe Mazzini who in his early twenties has dedicated his first writings to Dante: L’amor patrio di Dante, giving it to the Florentine magazine Antologia of Vieusseux, Caponi e Tommaseo in 1826. This is the moment when young, Ligurian lawyer seeks answers in one of his profound convictions: over the centuries Italy has never been a Unitary State and has never been nor will it be a Nation. For Mazzini, Dante is the highest form of expression. Non only for his language and the vulgar which becomes the fundamental unifying element over the local dialects, but also, more than everything, for the man’s dignity that in a time when poets bent to bring praises to the sovereign and the new ruler, in a humiliating and servile flattery, Dante pays with exile the consistency and loyalty towards his own ideas. A citizen more than a poet one who “sees” Italy as a cultural community, because of its language, its traditions, seeing it as being above the interests and divisions of the municipality. “In all of his writings – in Mazzini’s words – shone different forms of the great love that he held in his heart for the country; love that wasn’t fed on prejudices or municipal grudges, but with bright thoughts for unity and peace; not narrowed to a circle of walls, but rather to the whole beautiful country, where his voice can be heard because the home of an Italian isn’t Rome, Florence, or Milan, but the whole country of Italy”. This represents a curiosity for those who nowadays come here from abroad. In 1865 the monument was placed in the center of Piazza Santa Croce; some decades ago it was moved where it can be found now, next to the basilica.

Ideally the statue represents the greatest guardian of the Tombs of great Italians, from Michelangelo to Machiavelli, from Galileo to Foscolo, who has left us the famous, immortal verses. In fact, because the statue was moved, the piazza was able to be left “free” so that the matches of the tournament calico storico can be held – like in 1530 – between the four districts of the city: San Giovanni (greens), Santa Maria Novella (red), Santa Croce (blue) and San Frediano (white).

Even today, Florentines bring into discussion if the monument should be better moved back where it was a century and a half ago.

Italiano

Maggio 1865. Firenze conosce le prime imponenti manifestazioni pubbliche da capitale del Regno, con la partecipazione ufficiale di Re Vittorio Emanuele II, che dal 3 febbraio ha preso stabile dimora in Palazzo Pitti. Occasione, la ricorrenza del 600° anniversario della nascita di Dante Alighieri, padre della nazione. Cerimonie culminate con la solenne inaugurazione del monumento al Poeta in piazza Santa Croce, opera dello scultore Enrico Pazzi. La partecipazione dei fiorentini e non fiorentini fu massiccia, come documentano le cronache del tempo, le immagini riportate nei settimanali illustrati italiani e stranieri, i dipinti destinati a immortalare le scene, come quello conservato nella Sala Firenze Capitale in Palazzo Vecchio (già Sala delle Bandiere). Imponente il corteo con i labari dei Comuni italiani che avevano partecipato alla sottoscrizione per la raccolta dei fondi necessari ad erigere il monumento, scolpiti uno ad uno alla base del monumento stesso: vessilli che torneranno a sfilare il 14 maggio prossimo, in occasione delle celebrazioni del centocinquantenario del monumento e 750° della nascita di Dante Alighieri, evento fondamentale delle celebrazioni per il trasferimento della capitale da Torino a Firenze. Dante, padre della Nazione. Non tragga in inganno il richiamo ai versi immortali della Divina Commedia: nel Risorgimento il valore simbolico del Poeta era politico più ancora che letterario. A Dante avevano guardato Ugo Foscolo e i poeti romantici per dare un’immagine all’idea dell’Italia. Lo avevano invocato i patrioti e i carbonari del giornale milanese Il Conciliatore caro a Pellico e Confalonieri. Lo aveva esaltato, come sublime esempio, il giovanissimo Giuseppe Mazzini che gli aveva dedicato il suo primo scritto, poco più che ventenne, destinandolo nel 1826 alla rivista fiorentina Antologia di Vieusseux, Capponi e Tommaseo: “L’amor patrio di Dante”. È il momento in cui il giovane avvocato ligure cerca una risposta a una convinzione profonda: non è mai esistita, nei secoli, l’Italia come Stato unitario, ma è esistita ed esiste come Nazione. Dante, per Mazzini, ne è l’espressione più alta. Non solo per la lingua, il volgare, che diviene fondamentale elemento unificante al di sopra dei dialetti locali, ma anche e soprattutto per la dignità dell’uomo, che in un’epoca in cui i poeti si piegano a tessere lodi del sovrano e del nuovo sovrano, in una mortificante e servile adulazione, Dante paga con l’esilio la coerenza e la fedeltà alle proprie idee. Cittadino, oltre che poeta, che “vede” l’Italia come comunità di cultura, di lingua, di tradizioni, al di sopra degli interessi e delle divisioni municipalistiche. “In tutti i suoi scritti – sono parole di Mazzini – traluce sempre sotto forme diverse l’amore immenso, ch’ei portava alla patria; amore che non si nutriva di pregiudizietti, o di rancori municipali, ma di pensieri luminosi di unione e di pace; che non si restringeva ad una cerchio di mura, ma sibbene a tutto il bel paese, dove il sì suona, perché la patria d’un italiano non è Roma, Firenze, o Milano, ma tutta Italia”. Una curiosità per quanti vengono oggi da fuori.

Nel 1865 il monumento era al centro di Piazza Santa Croce; alcuni decenni fa è stato spostato dove si trova adesso, a fianco della basilica. Idealmente rappresenta il supremo custode dei Sepolcri dei grandi italiani, da Michelangelo a Machiavelli, da Galileo a Foscolo che ci ha lasciato i celebri versi immortali. Di fatto con lo spostamento si “liberava” la piazza, dove si svolgono – come nel 1530 – le partite del torneo di calcio in costume, fra i quattro quartieri della città: San Giovanni (verdi), Santa Maria Novella (rossi), Santa Croce (azzurri), San Frediano (bianchi). Ancora oggi i fiorentini discutono, come al solito divisi, se riportare o meno il monumento dove era un secolo e mezzo fa.

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