The feminist sculpture by Niki de Saint Phalle

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By Niccolò Lucarelli – laureato in Studi Internazionali alla Facoltà “Cesare Alfieri” di Firenze, è critico culturale, in particolare del teatro, dell’arte e del jazz.

The Guggenheim Museum in Bilbao, in collaboration with the Réunion des Musées Nationaux-Grand Palais in Paris, hosts a complete retrospective on Niki de Saint Phalle, the first feminist artist of the twentieth century, an exhibit between avant-garde art and social activism. The exhibit will be held until 11 June 2015. There are few women who have had a chance to express themselves through art and Niki de Saint Phalle (1930-2002) is part of a journey that in time was traced by figures like Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Maria Hadfield Cosway, Berthe Morisot and Tamara de Lempicka. Women who despite their love for art have not been spared from the humiliation and blame on the part of a society still dominated by a patriarchal model. From Art Brut to Gaudi Modernism, from performances with firearms to sculpture, having touch points with the poetry of the Beat Generation, Niki was one of the most influential engagée artists of the twentieth century. Her stature resides essentially in the feminist consciousness and sensitivity through which she succeeds in giving a new interpretation of the female figure, producing a distortion of the shape that, however, corresponds to an extension of the psyche. A synthesized approach of the sculptures from the Nanas series, a Spanish term, meaning “girls of small stature”, that Niki sculpts in a large format. Rounded shapes, swollen volumes, no importance for the feet or hands, great care for the hair and emphasis of breasts, sex, stomach and buttocks. In those colorful, large figures there can be found the woman’s determination to be present in society; women did not come into this world to be whores, mere objects for the male’s pleasure, women have bodies and soul that men must respect. A conceptually provocative reading of the female figure, reinterpreted as a modern primitive Mother Goddess, through which the Nanas lose their static nature, free to soar in the universe of life, free to reaffirm the new role of women in the modern society. A female contemporary mythology, that we need to look into even today, in a time when the scourge of gender violence is far from being eradicated in the West, and when the social and economic equality seems far from being acquired. 

Italiano

Il Museo Guggenheim di Bilbao, in collaborazione con la Réunion des Musées Nationaux-Grand Palais di Parigi, ospita una retrospettiva completa su Niki de Saint Phalle, la prima artista femminista del Novecento, fra avanguardia artistica e attivismo sociale. Fino all’11 giugno 2015. Poche sono le donne che nel campo dell’arte abbiano avuto la possibilità di esprimersi e Niki de Saint Phalle (1930-2002) s’inserisce in un sentiero che a suo tempo fu tracciato da figure quali, fra le altre, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Maria Hadfield Cosway, Berthe Morisot e Tamarade Lempicka. Donne il cui amore per l’arte non ha risparmiate loro umiliazioni e biasimo da parte di una società ancora dominata dal modello patriarcale. Dall’Art Brut al Modernismo di Gaudì, dalle performance con le armi da fuoco alla scultura, con punti di contatto con la poesia della Beat Generation, Niki è stata una delle più influenti artiste engagée del XX Secolo. La sua statura risiede essenzialmente in quella coscienza femminista e sensibilità attraverso la quale dà una nuova lettura della figura femminile, producendo una distorsione della forma che, per contro, corrisponde a un ampliamento della psiche. Un approccio sintetizzato dalle sculture della serie Nanas, un termine spagnolo che significa “ragazzine di piccola statura”, che però Niki scolpisce in grande formato. Forme arrotondate, volumetrie gonfie, nessuna importanza a piedi o mani, grande cura per la capigliatura ed enfatizzazione di seni, sesso, ventre e glutei. In quelle figure colorate di grandi dimensioni c’è tutta la determinazione della donna di essere presente nella società; le donne non sono venute al mondo per fare le puttane, meri oggetti del piacere maschile, le donne hanno un corpo e un’anima, cui l’uomo deve rispetto. Una lettura concettualmente provocante della figura femminile, riletta come una moderna Dea Madre primitiva, della quale le Nanas hanno persa la staticità, per librarsi libere nell’universo della vita, a riaffermare il nuovo ruolo della donna nella società moderna. Una mitologia femminile contemporanea, alla quale è necessario guardare ancora oggi, in tempi in cui la piaga della violenza di genere è ben lungi dall’essere estirpata anche in Occidente, e la parità sociale ed economica sembra tutt’altro che acquisita.

www.guggenheim-bilbao.es

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