Noi siamo Francesco – Disability recounted with a smile

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By Claudia Porrello

Francesco is 22 years old and is a model university student. He is handsome young man, thin, tall, a sportsman. He lives together with his mother, Grazia, a well-known architect from Bari and has an aunt who takes care of him with the love of a grandmother. noisiamoFrancesco would be perfectly “normal” if it wasn’t for a specific detail: he was born without arms and this makes him disabled, but he has a strong ability of using his legs like unique art tools and his feet as hands. There is another thing that distinguishes him from his peers: he has never kissed a girl and this started to become an issue for him.

In his second work for the big screen, Noi siamo Francesco, the Florentine director, Guendalina Zampagni, wanted to approach the disability theme with a fresh vision, a complex and delicate theme in itself, without falling into the banality of a dramatic interpretation of the argument. Inspired by true testimonies from the lives of young disabled, she shapes a story of her own, filling it with optimism and trust and the values of friendship and love. The protagonist, interpreted by the newcomer Mauro Racanti, cared for by a protective mother (Elena Sofia Ricci) who without realizing has abandoned herself so that her son could have everything he needs. Part of Francesco’s world is also his brotherly friend Stefano (Gabriele Granito), a comical character with a strong Bari accent and a big heart, who never misses a chance to spur Francesco and not consider his handicap as an obstacle in the way of him falling in love or being loved back. The growth phase Francesco is going through, surprisingly coincides with the delayed blooming that anyone has lived or will live: the fears and hesitations surrounding “the first time”, the discovery of one’s self intimacy shared with another person, or the approach of  the emotional point of view more than the sexual one. Noi siamo Francesco digs into the feelings of the characters that ultimately are protagonists who wink at the general public with a hint of complicity: they take turns to confide, using irony and spontaneity, telling stories about their first time, an experience that always remains grazed in ones memories. The directing originality of Guendalina Zampagni stands in the act of speaking about the universal theme of disability in a simple and honest way, introducing us in the daily life of a young man who is affected by a handicap that may as well be ours. Noi siamo Francesco is a comedy that attracts empathy and talks about young feelings, altruism, the mother-son relationship and the loneliness that can coincide with the economic well-being. The setting of Puglia, portrayed by a colorful photographer, fits well with the positive mood of the film. The impact of the last scene, the dance of the body, an image that clashes with the physical limitations of the protagonist and the assisted approach scene of two bodies: pure emotion.

What is more spontaneous than letting oneself fall in love? The film has won the Public’s Award at the Annecy Cinema Italian Festival 2014 and was released in theaters June 25th.

Italiano

Francesco ha 22 anni ed è uno studente universitario modello. È un bel ragazzo, magro, alto, sportivo. Vive in una casa dotata di ogni comfort insieme alla madre Grazia, un affermato architetto di Bari, e ha una tata che si prende cura di lui con l’affetto di una nonna. Francesco sarebbe perfettamente “normale” se non fosse per un preciso particolare: non ha le braccia dalla nascita, e questo lo rende un disabile, ma con una spiccata abilità nell’usare le gambe come unici arti e i grandi piedi al posto delle mani. E un’altra cosa lo distingue dai suoi coetanei: non ha ancora mai baciato una ragazza, e questo per lui ha iniziato a rappresentare un problema. Nella sua opera seconda per il grande schermo, Noi siamo Francesco, la regista di origini fiorentine Guendalina Zampagni ha voluto accostarsi al tema della disabilità, di per sé complesso e delicato, con un approccio leggero e fresco, senza cadere nella banalità della rappresentazione drammatica dell’argomento. Traendo ispirazione da vere testimonianze di vita di giovani disabili, dà forma a una storia tutta sua, permeandola di ottimismo e di fiducia nei macrovalori dell’amicizia e dell’amore. Il protagonista, interpretato dall’esordiente al cinema Mauro Racanati, è accudito da una madre alquanto protettiva (Elena Sofia Ricci) che senza rendersene conto ha rinunciato a molto di se stessa purché al figlio non mancasse mai nulla. Del mondo di Francesco fa parte l’amico fraterno Stefano (Gabriele Granito), un buffo personaggio con un forte accento barese e un gran cuore, il quale non perde occasione per spronare Francesco a non considerare il suo handicap come un ostacolo che gli impedisce di innamorarsi e di essere corrisposto. La fase di crescita in cui si trova Francesco somiglia sorprendentemente al tempo delle mele ritardato che chiunque ha vissuto o vivrà: le paure e le titubanze di fronte allo scoglio della “prima volta”, della scoperta della propria intimità condividendola con un’altra persona, sia dal punto di vista affettivo che propriamente sessuale.

Noi siamo Francesco scava nei sentimenti dei personaggi, che in fondo sono tutti protagonisti che ammiccano allo spettatore con un pizzico di complicità: si confidano a turno con ironia e spontaneità, raccontando della loro prima volta, la quale rimane un’esperienza scalfita nei ricordi. L’originalità della regia di Guendalina Zampagni sta nel parlare del tema universale della disabilità in modo semplice e sincero, inscrivendola nella quotidianità di un giovane uomo affetto da handicap che potrebbe benissimo essere la nostra. Noi siamo Francesco è una commedia che spinge all’empatia e racconta i sentimenti giovanili, l’altruismo, il rapporto madre-figlio e la condizione di solitudine apparentemente velata dal benessere economico.

L’ambientazione pugliese, ritratta da una fotografia colorata e lucente, ben si concilia con il mood positivo del film. D’impatto nell’ultima parte la sequenza della danza del corpo, che stride ineccepibilmente con i gravi limiti fisici del protagonista, e la scena dell’avvicinamento “assistito” di due corpi: emozionante. Cosa c’è di più spontaneo del lasciarsi andare all’amore? Il film ha vinto il Premio del Pubblico al Festival di Annecy Cinema Italien 2014, ed è uscito nelle sale il 25 giugno.

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