Tamara De Lempicka: poetess of modern femininity

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At Palazzo Chiablese in Turin, until August 30, 2015

By Niccolò Lucarelli – Journalist

“I try to live and create in a way to imprint, both in my life and my works, the stamp of modern times”. That’s what Tamara Gurwik Rosalia (1898-1980), better known as Tamara de Lempicka, one of the most attentive and sensitive twentieth-century figures who have brought on the new femininity wave.

Tamara De Lempicka - Jeune fille en vert 1927 © Centre Pompidou MNAM‐CCI, Dist. RMN‐Grand Palais/Droit réservés
Tamara De Lempicka – Jeune fille en vert 1927
© Centre Pompidou MNAM‐CCI, Dist. RMN‐Grand Palais/Droit réservés

She pays tribute to the city of Turin with the eponymous exhibition Tamara De Lempicka, curated by Gioia Mori that reconstructs through eighty works, the most intimate aspects of her artistic adventure. A restless soul, Tamara, an amazon who took on life as did the Baroness Elsa von Freytag-Loringhoven, Djuna Barnes, Zelda Fitzgerald, fascinated and dazzled by the lights of the modern American, who will come to understand in following years, due to the yet, another move to New York and Beverly Hills, before closing in Cuernavaca, Mexico, about her earthly existence.Embodying herself as a female figure from an existence lived above the lines, she was part of a path, traced back to figures such as Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Artemisia Gentileschi, Maria Hadfield Cosway, Berthe Morisot, and the contemporary Frida Kahlo; women whose love for art did not spare them humiliation and blame, by a society still dominated by a patriarchal model. Her paintings express both a powerful and graceful femininity, also inspired by the artist declared bisexuality, bringing to light a new sexual sensitivity that characterizes the twentieth century, and that representatives of the Neue Sachlicheit weimeriana from Germany, also have documented during the 1920s. Many of the painted women seem Veneri / courtesans, or movie stars, but it is simplistic to label Tamara De Lempicka as an artist due only to fashion, film, photography, and marketing in general.She is a woman protagonist of the new century, uninhibited and sexually liberated (herself, since 1922, starts a Sapphic relationship with the neighbor Ira Perrot, who is also her model in more than one occasion), for example, posing for two portraits in 1932 and 1933. Through her female characters and her trips around the world (including Mexico turbulent after Zapata), Tamara De Lempicka tells the story of the twentieth century and disheveled restless adventurers à la Ambrose Bierce, the Lost Generation of Francis and Zelda Fitzgerald “exiles” in Paris, each one of them engaged to escape the anguish that grips the new century, devastated by the First World War by industrialization, by the consuming society. Her most fruitful creative period developed during the twenties until the forties, played in that dandy-deco world that has given her immortal fame.

All the information can be found at www.mostratamara.it 

Italiano 

“Cerco di vivere e creare in modo tale da imprimere, sia alla mia vita, sia alle mio opere, il marchio dei tempi moderni”. Lo scrisse Tamara Rosalia Gurwik (1898-1980), meglio nota come Tamara de Lempicka, fra le più attente e sensibili figure novecentesche che abbiano raccontata la nuova femminilità. A lei rende omaggio la città di Torino con l’omonima mostra Tamara De Lempicka, a cura di Gioia Mori, che ricostruisce attraverso ottanta opere gli aspetti più intimi della sua avventura artistica.

Un’anima inquieta, Tamara, un’amazzone che cavalca la vita alla stregua della baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven, Djuna Barnes, Zelda Fitzgerald, affascinata e abbagliata dalle luci della modernità americana, che conoscerà direttamente negli anni successivi, con l’ennesimo trasferimento a New York e Beverly Hills, prima di chiudere a Cuernavaca, in Messico, la sua esistenza terrena. Incarnando lei stessa una figura femminile dalla dandistica esistenza sopra le righe, s’inserisce in un sentiero che a suo tempo fu tracciato da figure quali, fra le altre, Lavina Fontana, Elisabetta Sirani, Artemisia Gentileschi, Maria Hadfield Cosway, Berthe Morisot, e la contemporanea Frida Kahlo; donne il cui amore per l’arte non ha risparmiate loro umiliazioni e biasimo, da parte di una società ancora dominata dal modello patriarcale. Le sue tele esprimono una femminilità potente e leggiadra insieme, ispirata anche dalla dichiarata bisessualità dell’artista, che fa luce, così, sulla nuova sensibilità sessuale che caratterizza il Novecento, e che anche gli esponenti della Neue Sachlicheit nella Germania weimeriana, avevano documentato nel corso degli anni Venti. Le sue donne sembrano tante Veneri/cortigiane, o dive del cinema, ma è riduttivo etichettare Tamara De Lempicka come artista riconducibile soltanto alla moda, al cinema, alla fotografia, e al marketing in generale. La sua, è una donna protagonista del nuovo secolo, disinibita e sessualmente libera (lei stessa, dal 1922, avvia una relazione saffica con la vicina di casa Ira Perrot, che sarà anche sua modella in più di un’occasione), ad esempio per due ritratti nel 1932 e nel 1933. Attraverso i suoi personaggi femminili, i suoi soggiorni in giro per il mondo, (compreso il Messico turbolento del dopo Zapata), Tamara De Lempicka racconta il Novecento inquieto e scapigliato degli avventurieri àla Ambrose Bierce, della Lost Generation di Francis e Zelda Fitzgerald “esuli” a Parigi, ognuno a suo modo impegnato sfuggire all’angoscia che attanaglia il nuovo secolo, sconvolto dalla Prima Guerra Mondiale, dall’industrializzazione, dalla società dei consumi. La sua stagione creativa più feconda va dagli anni Venti agli anni Quaranta, giocata su quel mondo dandy-dèco che le ha data fama immortale.

Tutte le informazioni al sito

www.mostratamara.it

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