The Chinese art of Ink – The last tradition and the future

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Works of Yi Shan and Ya Gong from the 3rd to the 10th of July 2015 at the State Archives in Florence

By Prof. Andrea GranchiHistorian and Professor at the Academy of Fine Arts in Florence

ya gong
Ya Gong

The two artists presented here, obviously represent the highlight of the most accurate researches and broad discussions currently conducted in China about the historic, ancient tradition that is ink painting on paper. Observing their work, the two artists present common points but also paths and philosophical and aesthetic attitudes that are significantly different. In the articulated work of Yi Shan – which he calls post-ink – is revealed a strong feeling of matter captured in itself, free of rules or barriers where the primary element of his work, precisely the ink, comes to assume almost a self-autonomous life. Through his way of working there can be reflected those rules of formation and transmutation of things and superficies which is almost like a reflection of the Universe’s breath. So Yi certainly works in the vein of the ancient Chinese ink culture closely related to Taoism. However, it is clear from the way he works, and also from his relationship with the historical Chinese tradition, the deep desire for renewal, or even better, the tendency to evolve in his method and results. In his text, director Wu Weishan, clearly outlines the contours of Yi Shan’s way of working, emphasizing his dependence on certain major pillars, in particular on the five elements: “the mystery, the end, the void, awareness and change”through which the artist evokes aspects of the world and the continuing unstoppable fluctuation of the universe. Together with the works of painter and calligrapher Ya Gong, we enter the deepest cultural fabric level of traditional Chinese painting in ink. Elaborating an ancient technique that comes down from the Ming Dynasty, he welcomes us into the duality of art related to the Buddhism and Taoism philosophy: the dynamic and fruitful relationship of black and white. In fact, critic Dr. Xia Kejuntrying while trying to reveal the fact that Ya Gong is now considered the best in the use of the ink technique, highlights in particular the emphasis that the artist assigns to emptiness, to the white as well as to the refined and multiple gradations that he manages to obtain with ink, outlining his landscapes and views.

Ya Gong
Ya Gong

In fact, by looking at his works, we can immediately observe an effort of synthesis, almost of absolute, where the sign or the shape drawn in ink, dialogues with a wide field usually dominated by white, from a sort of “emptiness” that somehow maintains its own dynamic vitality. A bit as in music, the silence enhances and amplifies, between a joke and another, the re-emergence of sound and harmony. Ya Gong invites us to reflect about the fate of the sign, a metaphor of life, on his eternal self, regenerating in a perpetual motion of infinite and repeated variations as a sort of musical “theme and variations”.

Archivio di Stato di Firenze

Viale Giovine Italia, 6

 Italiano

 I due artisti qui presentati rappresentano con particolare evidenza il clima, le migliori ricerche e l’ampia discussione presenti attualmente in Cina intorno a quella storica antichissima tradizione che è la pittura a inchiostro su carta. Osservando il loro lavoro i due artisti presentano punti in comune ma anche percorsi e atteggiamenti estetici e filosofici sensibilmente diversi.

Nell’opera assai articolata di Yi Shan – che egli denomina post-inchiostro – emerge un forte sentimento vitalistico della materia colta nel suo liberarsi da regole o barriere e dove l’elemento primario del suo lavoro, l’inchiostro appunto, arriva ad assumere quasi una propria e autonoma vita.

Ya Shan
Ya Shan

In questo modo di operare si rispecchiano quelle regole del formarsi e trasmutarsi delle cose e delle superfici che è quasi una sorta di riflesso del respiro dell’universo. Dunque Yi opera certamente nel filone della millenaria cultura dell’inchiostro cinese strettamente legata al Taoismo.

Emerge però, nettamente, nel suo modo di operare, e anche di porsi in rapporto con la tradizione storica cinese, un desiderio forte di rinnovamento o, meglio forse, di tendenza ad evolverne metodologie e risultati. In un suo testo il direttore Wu Weishan delinea con chiarezza i contorni del modo di operare di Yi Shan sottolineandone la dipendenza da alcuni cardini principali, in particolare cinque elementi: “il mistero, l’estremità, il vuoto, la consapevolezza e il cambiamento”attraverso i quali l’artista riesce ad evocare aspetti del mondo e il continuo inarrestabile fluttuare dell’universo. Con le opere del pittore e calligrafo Ya Gong entriamo nel tessuto culturale più profondo della pittura tradizionale cinese a inchiostro. Egli, rielaborando un’antichissima tecnica che discende dalla dinastia Ming, ci fa penetrare nel dualismo dell’arte legata alla filosofia del Buddismo e del Taoismo: il rapporto dinamico e fecondo del nero e del bianco. Il critico Dott. Xia Kejun, infatti, nel rilevare come Ya Gong sia oggi considerato il migliore nell’uso della tecnica dell’inchiostro, evidenzia in particolare l’enfasi che l’artista assegna al vuoto, al bianco nonché alle raffinate e molteplici gradazioni che egli riesce ad ottenere con l’inchiostro nel delineare i suoi paesaggi e vedute. In effetti osservando le sue carte si nota subito uno sforzo di sintesi, quasi di assolutezza, in cui il segno o la forma tracciata ad inchiostro, dialogano preziosamente con un campo largo generalmente dominato dal bianco, da una sorta di “vuoto” che mantiene pur tuttavia una sua propria vitalità dinamica. Un po’ come, nella musica, il silenzio impreziosisce ed amplifica, tra una battuta e l’altra, il riemergere del suono e dell’armonia. Ya Gong ci fa riflettere sul destino del segno, metafora della vita, sul suo eterno rigenerarsi in un moto perpetuo di infinite varianti come una sorta di reiterato e musicale “tema con variazioni”.

Archivio di Stato di Firenze

Viale Giovine Italia, 6

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