Jeff Koons Contemporary humanist

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Artist Jeff Koons poses in front of "Balloon Dog," background and a section of the stainless steel "Jim Beam - J.B. Turner Train," foreground, on display at Chicago's Museum of Contemporary Art. The more than 10-foot-high chromium stainless steel sculpture of a balloon-animal dog has an orange metallic coating is part of an exhibit of about 60 other sculptures and paintings by Koons. Chicago, Thursday, May 29, 2008. (AP Photo/Charles Rex Arbogast)

By Niccolò Lucarelli

In the technological chaos that increasingly takes over the most intimate dimension of the human being, even art, such logic tempts to often exchange the use of technology as an ending and not as a means. Jeff KoonsA beautiful exception is represented by American, Jeff Koons. Originally from New York, Pennsylvania, a dynamic reality of the American steel industry (the scenes from The Deer Hunter are unforgettable), since childhood he has shown a profound sense of aesthetics together with an acute observing capacity to the surrounding reality. In fact the profound American artist reflects through the great dimensions of his sculptures and his bright color paintings, at the “oversized dimension” that characterizes the feelings of his people who are always used to think, build, have fun and plan on a large-scale. If we were to analyze his works from a purely metaphysical point of view, we could state that the art of Koons is a faithful mirror, sometimes an ironic one, of the attitude of a society. However, the loyalty of the artist regarding the reality which he observes is so tight that can result in being uncritical, far from histrionic or provocative attitudes. An approach that places Koons as the prophet of the contemporary humanism art is the fact that he uses technology as a means and not an ending. An uncritical that doesn’t take away from his artistic stature, thus placing him alongside sculptors like Benvenuto Cellini and Lorenzo Bartolini, not only for his style, but for his conceptuality. In fact, Koons is too an attentive and innovating singer, not deprived of the colorful poetry, of a constantly evolving society, and characterized by an innovating composition technique.

Popeye, mirror polished stainless steel with transparent color coating
Popeye, mirror polished
stainless steel with transparent color coating

Plastic flowers synthetizing well taken care of gardens of the middle class, comfortable surrounding houses overflowing with appliances, kitchens that are overflowing with food and drinks. An America who passionately follows the NBA basketball league, so much so that the legendary ball Spalding becomes a work of art itself, “magically” suspended in a glass case. In ‘89, Koons creates the multifaceted series Made in Heaven, with a strong sexual matrix having as protagonists the artist and Ilona Staller; a homage brought to Courbet and his Origin of the World, from which he takes up the ineffable life energy. With their explicit poses, the couple wants to symbolize the concept of love and sex behind the nineties, a time when the traditional sentimental frame became lost, and everyone looked to the purely materialistic and physical side. A physical marred by frailty, a subtle recurring aspect in Koon’s work that brings him closer to Salvador Dali – his acknowledged master – also a frequenter of painful times.

Jeff Koons will exhibit this autumn in Florence, at Palazzo Vecchio and Palazzo Pitti in occasion of the International Biennial of Antiques, which will take place from September 26 to October 4, 2015. 

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Italiano

Nel caos tecnologico che sempre più prende il sopravvento sulla dimensione più intima dell’essere umano, anche l’arte, troppo spesso, soccombe a una tale logica, scambiando la tecnologia per un fine e non per un mezzo. Una felice eccezione è costituita dallo statunitense Jeff Koons. Originario di York, in Pennsylvania, dinamica realtà industriale americana del settore siderurgico (indimenticabili le scene di The Deer Hunter), sin dall’infanzia ha dimostrato un profondo senso estetico unito a un’acuta capacità di osservazione della realtà circostante. È infatti artista profondamente americano, che nelle grandi dimensioni delle sue sculture e delle sue tele dai colori sgargianti, riflette la “sovradimensionalità” caratterizzante il sentire del suo popolo, da sempre abituato a pensare, costruire, divertirsi, programmare, su vasta scala. Volendo analizzare le sue opere da un’ottica puramente metafisica, si può affermare che l’arte di Koons è specchio fedele e a tratti anche ironico, dell’attitudine di una società. Tuttavia, la fedeltà dell’artista nei riguardi della realtà che osserva, è così aderente da risultare acritica, lontana da atteggiamenti istrionici o provocatori. Un approccio che fa di Koons il profeta di un umanesimo artistico contemporaneo, e per il quale la tecnologia è soltanto un mezzo, e non un fine. Un’acriticità che nulla toglie alla sua statura artistica, anzi ne fa un esponente dell’arte pura, ponendolo al fianco di scultori quali Benvenuto Cellini e Lorenzo Bartolini, non tanto per stile, quanto per concettualità. Anche Koons, infatti, alla loro stregua, è attento e innovativo cantore, non privo di colorata poesia, di una società in costante evoluzione, e caratterizzato da un’innovativa tecnica compositiva. Fiori di plastica che sintetizzano i giardini ben curati della middle class, che circondano confortevoli villette strapiene di elettrodomestici, e cucine strabordanti di cibi e bevande. Un’America che segue con passione il campionato di basket dell’NBA, al punto che la mitica palla Spalding diviene essa stessa un’opera d’arte, “magicamente” sospesa in una teca di cristallo. Nell’89, Koons realizza la multiforme serie Made in Heaven, dalla spiccata matrice sessuale, protagonisti l’artista e Ilona Staller; un omaggio a Courbet e alla sua Origine del Mondo, della quale riprende l’ineffabile energia vitale. Con le sue pose esplicite, la coppia vuole simboleggiare la concezione dell’amore e del sesso a ridosso degli anni Novanta, quando ormai si è persa la tradizionale cornice sentimentale, e si guarda al lato puramente materialistico e fisico. Fisicità viziata dalla caducità, un aspetto sottilmente ricorrente nell’opera di Koons, e che lo avvicina a Salvador Dalì – suo riconosciuto maestro -, anch’egli frequentatore di atmosfere dolorose.

Jeff Koons esporrà in autunno a Firenze, in Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti in occasione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato, che si svolgerà dal 26 settembre al 4 ottobre 2015.

1 COMMENT

  1. Ho trovato questo articolo molto interessante. Essendo quindi un estimatore di Koons, potresti darmi una delucidazione?
    Nella serie “Hulk Elvis” appare Hulk ma non Elvis (nè Priestley né Costello) ma nelle opere in cui c’è il nome “Elvis” appaiono parti di una foto usata nella sottoserie “couple”.
    Cos’è??? Mi sto distruggendo e devo presentare un lavoro tra 3 giorni, per cortesia se qualcuno potesse rispondere!
    Ho cercato di tutto addirittura “Elvis naked”, trovando foto assurde. (è evidente si tratti di due persone nude una sopra l’altra, con l’uomo in vista di spalle. Ma non mi sembra appartenere alla serie “Made in heaven”…)

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