Alfred Milot Mirashi The keys of the memory

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By Massimo SgroiArt critic –

Le Venere di Milot  2014, dittico su tela  150 cm x 300 cm
Le Venere di Milot 2014, dittico su tela
150 cm x 300 cm – 

The participation of the Italo-Albanian artist, Milot Alfred Mirashi at the Sixth International Biennial Beijing 2015, which was inaugurated on 24 September at the National Museum in Beijing with the theme “The Memory and the Dream” has the real sense of bringing, in a nation that has a different way of life both memory and dreamlike, what is the perception of these emotions from a cultural point of view totally different. Milot is entirely crossed from its European culture; a millennial training vision that becomes hyper contemporary in the use of the artistic language of the third millennium, but that, after all, it contains all crossings historians that the Albanian people has had over the centuries. He reads the memorial sites using images and colors that they settle, centuries after centuries, until become the bright screen of the digital age. To the materiality of color or sculptures or installations, offset by a possibility to make effective its work through the different view electronic network. For his nature, for his personal history and for belonging to a people that makes concrete its flag, Milot is immediate, direct, clear in the formal synthesis of his thought.

Angolo  Mediterraneo, dittico 180x190 cm, mista su tela opera esposta alla biennale di Beijing 2015
Angolo Mediterraneo, dittico 180×190 cm, mista su tela opera esposta alla biennale di Beijing 2015

The presentation at the Biennial Beijing 2015 is, in fact, a critical step in the search of Milot, even more than large eggs – sculptures presented at Maschio Angioino in Naples. Coming from the people and from one the most violent history in Europe, Alfred launches a message of peace. The keys that are not used anymore are the ability to open things, of reality, of the spaces of confrontation and relational possibilities that become smaller every day and forgotten. The “Revolution” can no be longer and entrusted to the future, the Revolution, for Milot, does not wait longer. It’s today! Besides Milot has always had a relationship of truth with the things of his land; the bright colors of the fabrics typical of the Balkans to the forms of classical statues inserted in the landscapes of its nomadic history. The Albanian who, inevitably, leaves his land; a land that he brings within in the name, in the heart and conversely, in his art. We will see him soon in the “Tornabuoni” gallery in a solo exhibition.

Alfred Milot Mirashi born in Albania in 1969, graduated in painting at the Academy of Fine Arts of Brera in Milan in 1999. In 1997 won a scholarship “Socrates Erasmus” for the University of Art & Design Loughborough in England. He lives and works in Florence.

Art Studio Milot
a​lfredmirashi@hotmail.com
​milot2009@gmail.com
www.milot.it

Italiano 

La partecipazione dell’artista Italo-Albanese Milot Alfred Mirashi alla Sesta Biennale Internazionale di Pechino del 2015, che si è inaugurata il 24 settembre scorso al Museo Nazionale di Pechino e che ha per tema “La Memoria ed il Sogno” ha proprio il senso di riportare, in una nazione che ha un diverso modo di vivere sia la memoria che la capacità onirica, quella che è la percezione di queste emozioni da un punto di vista culturale assolutamente diverso.

​O​range​,​ 2013, ferro, juta, vinavil, biacca, colore, resina 100x53x36cm  ​Ar​tour​-​ o a ​P​raga 2015
​O​range​,​ 2013, ferro, juta, vinavil, biacca, colore, resina 100x53x36cm ​Ar​tour​-​ o a ​P​raga 2015

Milot è del tutto attraversato dalla sua cultura europea; una formazione millenaria che diventa visione iper contemporanea proprio nell’uso del linguaggio artistico del terzo millennio ma che, in fondo, riporta tutti gli attraversamenti storici che il popolo albanese ha avuto nel corso dei secoli. Egli legge i luoghi della memoria usando le immagini ed i colori che si sedimentano, secoli dopo secoli, sino a diventare splendenti screen dell’era digitale. Alla matericità del colore o delle sculture o delle installazioni, contrappone una possibilità di rendere efficace le sua opera anche attraverso le differente vissualità elettronica della rete. Per le sua natura, per la sua storia personale e per l’appartenenza ad un popolo che fa della concretezza la sua bandiera, Milot  è immediato, diretto, chiaro nella sintesi formale del suo pensiero. L’opera che presenta alla Biennale di Beijing 2015 è, in realtà, un passaggio fondamentale della ricerca di Milot, ancora più delle grandi uova – sculture presentate al Maschio Angioino di Napoli. Alfred lancia, proprio provenendo da un popolo e da una storia fra le più violente d’Europa, un messaggio di pace. Le chiavi che non si usano più rappresentano le possibilità di aprire delle cose, delle realtà, degli spazi di confronto e delle possibilità relazionali che divengono ogni giorno più piccole e dimenticate. La “Rivoluzione” non può essere più demandata al domani, la Rivoluzione, per Milot, non aspetta più tempo. È oggi!  D’altronde Milot ha sempre avuto un rapporto di verità e con le cose delle sua terra; dai cromatismi accesi dei tessuti tipici dei Balcani alle forme delle statue classiche inserite nei paesaggi nomadici della sua storia. Albanese che, per forza di cose, abbandona la sua terra; una terra che porta con sé nel nome, nel cuore e, di converso, nella sua arte. Lo vedremo al più presto nella galleria “Tornabuoni” in una mostra personale.

Milot Alfred Mirashi nasce in Albania nel 1969, si diploma in pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano nel 1999. Nel 1997 vince una borsa di studio “Socrates Erasmus” per la University of Art & Design Loughborough in Inghilterra. Vive e lavora a Firenze. 

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