La Festa della Toscana The reforms of Pietro Leopoldo and modern Tuscany

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By Eugenio Giani – President of the Regional Council of Tuscany

The roots of peace and justice of our Nation find their foundation in Tuscany, the first to decreed the abolition of the death penalty through a legal document signed by Pietro Leopoldo on November 30, 1786. 2016 will mark the 230 years anniversary since the criminal reform of the Grand Duchy of Tuscany, but in the meantime, this year marks the fifteen edition of Tuscany’s Feast.

Pietro Leopoldo d'Asburgo Lorena, Granduca di Toscana,  by Anton Raphael Mengs, 1770, Madrid, Museo del Prado
Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, Granduca di Toscana,
by Anton Raphael Mengs, 1770, Madrid, Museo del Prado

The initiatives proposed by the regional Council are designed to emphasize the high value of this anniversary, not only as an evocation of a historical event which coincides with the abolition of the death penalty by the Grand Duke Leopold of Tuscany, but also as a representation and reflection on human rights and peace. This edition of Tuscany’s Feast is dedicated to the “The reforms of Pietro Leopoldo and modern Tuscany: economic initiative (liberalization); communities (local entities and their identity); the corporate organization (dissolution of corporations and the establishment of the chambers of commerce); human rights (abolition of the death penalty and of torture)”. The times of Pietro Leopoldo has in fact represented a moment of great reforms. His arrival in Florence marked a turning point in the history of Tuscany. As a perfect example of an enlightened ruler, the reforms undertaken in the twenty five years of his reign fully integrates in that innovator phenomenon typical for the second half of the eighteenth century, which made possible a fruitful collaboration between rulers and intellectuals. His system of government was characterized by the sharpness of the reform measures, always weighted and introduced in a way and manner to limit the opposition. Therefore, with him at the helm of Tuscany can be witnessed, a real leap forward for civil rights, with the abolition of the death penalty and torture, but also a period that left the indelible mark of organization of the municipalities helping build an identity and the autonomy of local authorities, a distinctive trade for Tuscany.

Today we wish the major reforms and Tuscany represents the territory that historically has given the strongest incentive in this direction, and therefore a current example to follow. I also want to add that the memory of the Grand Duke of Tuscany should serve to never forget that extraordinary civil victory that was the abolition of the death penalty, a form of justice perched on barbaric and medieval roots the abolition of which has meant the entry in the modern era. The memory does not have an expiration date; on the contrary, it launches a timeless message upon which depend the solid roots of freedom.

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Italiano

Le radici di pace e giustizia della nostra Nazione trovano il loro fondamento in Toscana, il primo tra gli Stati a decretare l’abolizione della Pena di morte con atto giuridico firmato da Pietro Leopoldo, il 30 Novembre del 1786. Nel 2016 ricorreranno i 230 anni dalla riforma criminale del Granducato di Toscana, ma intanto, quest’anno ricorre la quindicesima edizione della Festa della Toscana. Le iniziative che il Consiglio regionale promuove sul territorio sono finalizzate a sottolineare l’alto valore di questa ricorrenza, non solo come evocazione di un avvenimento storico coincidente con l’abolizione della pena di morte ad opera del Granduca Leopoldo di Toscana, ma anche come rappresentazione e riflessione sui diritti dell’uomo e della pace.

Per questa edizione la Festa della Toscana è dedicata a “Le riforme di Pietro Leopoldo e la Toscana moderna: iniziativa economica (liberalizzazioni); le comunità (enti locali e loro identità); l’organizzazione corporativa (scioglimento delle corporazioni e costituzione delle camere di commercio); i diritti umani (abrogazione della pena di morte e della tortura)”.
La stagione di Pietro Leopoldo ha rappresentato infatti un momento di grandi riforme. Il suo arrivo a Firenze segnò una svolta importante nella storia della Toscana. Caso esemplare di sovrano illuminato, le riforme varate nei venticinque anni del suo regno si iscrivono a pieno titolo in quel fenomeno innovatore tipico del secondo Settecento, che rese possibile una proficua collaborazione fra sovrani e intellettuali. Il suo sistema di governo si caratterizzò per l’incisività degli interventi riformatori, sempre ponderati e introdotti in modo e maniera da limitare le opposizioni. Con Lui alla guida della Toscana si assistette, quindi, ad un vero e proprio balzo in avanti per i diritti civili, con l’abrogazione della pena di morte e della tortura, ma anche un periodo che ha lasciato il segno indelebile nell’organizzazione dei comuni contribuendo a far crescere l’identità e l’autonomia degli enti locali, tratto distintivo della Toscana. Oggi si auspicano le grandi riforme e la Toscana rappresenta il territorio che storicamente ha dato la spinta più forte in questa direzione e quindi un esempio attuale da seguire. Voglio anche aggiungere che la memoria del Granduca di Toscana ci deve servire a non dimenticare quale straordinaria vittoria civile sia stata l’abolizione della pena di morte, una forma di giustizia arroccata su radici barbare e medioevali la cui abolizione ha significato l’ingresso nell’era moderna. La memoria non ha una data di scadenza, al contrario lancia un messaggio sempre attuale sul quale si fondano le solide radici della libertà.

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