Santa Croce and its “Sepolcri”

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By Lucia Evangelisti Roster – Journalist

Seven centuries after its foundation, the Basilica of Santa Croce, a Franciscan religious monument, contains a patrimony of memories that make it unique; you may consider it as a history book made out of stone. In order to browse those pages, filled with illustrious names, the Opera of Santa Croce was trusted to Carlo Sisi, the one who coordinated a team of scholars able to recount to the public, through a cycle of conferences, about the main components of the Tuscan and Italian society in the nineteen century, using great figures from the nineteen century buried in the Basilica and its extensions.

Icona sepolcri di Santa CroceThe fact that such a gathering of deceased celebrities, successors in politics, literature, science, music and arts are found all together in Santa Croce is mostly due to the poem “I Sepolcri”, written in 1806, by Ugo Foscolo, who glorified the graves as precious statues that were intended to keep alive the memory of those departed. And then, when in 1871, Ugo Foscolo is buried here, 44 years after his death, fulfilling his wish to be next to great personalities such as Michelangelo and Galileo, also began to arrive remains of personalities deceased many years before such as Gioachino Rossini, Leon Battista Alberti, Vittorio Alfieri, for whom the best sculptors of the time have realized the monuments that we admire on the hallways. This was how Santa Croce came to accommodate fifteen thousand remains, with a large volume of requests from all over Italy after its reputation as a guardian of the Urne de’ forti has spread. Even the cloister overlooking the Pazzi Chappel was used for gravestones and funeral monuments, made it known as “the cloister of the dead”, mentioned in guides for the soothing beauty of the art works, all of them pervaded with symbolic references (the extinguished torch, the funerary wreath, the crying urn, the butterfly, the poppy seed) that dissolved the tragedy of the event. Unfortunately, during the ‘60s of the twentieth century, these works were removed and moved from the cloister, and also their dimensions were often reduced. “Tombstones and sculptures were dismantled in a systematic hurry, thus erasing even the traces of the memories’ itinerary that had made from Santa Croce an irreplaceable poetic and sentimental harbor”. These are the heartfelt words of the art historian Carlo Sisi, that we hope the press will entrust to the series of conferences, in order for the style and the significance of the funerary monuments to be understood, between Neoclassicism and Romanticism, to evoke Italian scientists into the shadow of Galileo, to describe the musical world that in Santa Croce has reflections of major importance, but also for us to be able to interpret the information gathered by the epigrapher from the tombs, the structure of the monument, the allegories and symbols, and to penetrate, in supreme synthesis, the earthly life of the individual characters.

Italiano

sepolcri di santa croce 02A sette secoli dalla sua fondazione, la Basilica di Santa Croce, monumento di culto francescano, racchiude un patrimonio di ricordi che ne fanno un unicum; si potrebbe considerare un libro di storia realizzato in pietra. Per sfogliare queste pagine, affollate di nomi illustri, l’Opera di Santa Croce si è affidata a Carlo Sisi, il quale ha coordinato un’équipe di studiosi in grado di narrare al pubblico, attraverso un ciclo di conferenze, le principali componenti della civiltà toscana e nazionale dell’Ottocento attraverso i grandi personaggi del XIX secolo sepolti nella basilica e nei suoi ampliamenti.

Perché un tale assembramento di celebrità decedute, epigoni di politica, letteratura, scienza, musica ed arte si trovino tutti insieme in Santa Croce è in gran parte dovuto al carme “I Sepolcri” di Ugo Foscolo scritto nel 1806 che esaltava le tombe come preziosi simulacri volti a conservare nei vivi il ricordo di chi se n’è andato. E dopo che, nel 1871, venne qui sepolto Ugo Foscolo, a 44 anni dalla sua morte, ottemperando al suo desiderio di trovarsi accanto a grandi personaggi come Michelangelo e Galileo, iniziarono ad arrivare salme di celebrità decedute anche molti anni prima, come Gioachino Rossini, Leon Battista Alberti, Vittorio Alfieri, per i quali i migliori scultori dell’epoca realizzarono i monumenti che ammiriamo nella navata. Fu così che Santa Croce arrivò ad ospitare quindicimila salme, con una grande mole di richieste da tutta Italia dopo che la sua fama di custode delle Urne de’ forti si era diffusa. Anche il chiostro prospiciente la Cappella dei Pazzi fu usato per lapidi e monumenti funebri, che lo fecero conoscere come “chiostro dei morti”, segnalato nelle guide per la  bellezza rasserenante delle opere, tutte pervase di riferimenti simbolici  (la fiaccola spenta, la corona funeraria, l’urna lacrimale, la farfalla, il seme del papavero) che stemperavano la drammaticità dell’evento. Disgraziatamente, negli anni ‘60 del Novecento queste opere vennero rimosse e spostate dal chiostro e spesso anche ridotte di dimensioni. “Lapidi e sculture furono smantellate con fredda sistematicità cancellando così persino le tracce dell’itinerario di memorie che aveva fatto di Santa Croce un insostituibile approdo poetico e sentimentale”. Queste le accorate parole dello storico dell’arte Carlo Sisi, che ci auguriamo affiderà alle stampe la serie delle conferenze, per far comprendere stile e significati dei monumenti funebri, fra Neoclassicismo e Romanticismo, per rievocare scienziati italiani all’ombra di Galileo, descrivere il mondo musicale che in Santa Croce ha riflessi di notevole rilevanza, ma anche per interpretare per noi le notizie raccolte dall’epigrafista sulla lapide, la struttura del monumento, le allegorie ed i simboli, e penetrare, in suprema sintesi, la vicenda terrena dei singoli personaggi.

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