The new Museum of Santa Maria del Fiore When the magic of architecture creates a temple of sculpture

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By Francesco Gurrieri – Vice Presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore –

Ci sono avvenimenti nella storia della cultura che scandiscono il tempo. Firenze, nel campo della cultura artistica, è stata ininterrottamente presente nell’attività museale, nell’attenzione e nella cura del patrimonio artistico.

Bernardino Poccetti, Drawing of Facade of Florence Cathedral, 1587
Bernardino Poccetti, Drawing of Facade of Florence Cathedral, 1587

La museologia e la museografia, come discipline specialistiche, sono nate qui, grazie all’intelligente intuizione di Carlo Ludovico Ragghianti. Qui, a Firenze, ha visto la luce – nel 1972 – la rivista Museologia, diretta da Luisa Becherucci (già Direttrice degli Uffizi) e sono maturati i primi “Convegni Internazionali di Museologia” (1974, 1984). Tra Firenze e Pisa, sotto l’inesauribile spinta di Ragghianti, che vi ha trascinato direttori e creatori di musei come Bruno Molajoli, Della Pergola, Franco Russoli, con Decreto Legge n.167 del 1968, fu attivata la disciplina universitaria di “Museografia”. Tutto ciò per dire come l’attenzione per il “museo” ha avuto qui salde radici, poi maturate altrove. Del resto, la prima (parziale) apertura degli Uffizi risale al 1591, col Granduca Francesco I dei Medici; il Museo del Bargello, aperto nel 1865 ai tempi in cui Firenze fu Capitale, nacque inizialmente come “Sala d’Armi”, arricchendosi poi con opere provenienti dalle “soppressioni” e dalle “donazioni”, quali la Carrand, Conti, Ressman, Franchetti. Solo nel 1891 fu aperto il Museo del Duomo, relativamente agli spazi che erano stati la sede secolare dell’Opera del Duomo, fondata nel 1296. Ora, con l’acquisizione dei nuovi spazi contigui alla vecchia sede e sempre aperti sull’abside del Duomo, abbiamo il Nuovo Museo di Santa Maria del Fiore. E la musa Talìa, titolare della commedia, che inaugurò in periodo granducale (1778) il Teatro degli Intrepidi, ha da esser contenta: sfrattata per più di due secoli dalla sua sede, ora vi torna alla grande, nel più bel museo di scultura del nostro Paese. Così, quello che fu uno degli spazi più prestigiosi del cuore della città, poi umiliato da distruzioni e obsolescenza che vide scomparire la bella architettura di Giovan Battista Ruggieri e Giulio Mannaioni, col grande impianto a tempera del soffitto delle “Belle Arti che incoronano la Toscana”, poi ancora anonimo deposito di metalli e infine garage, torna a nuova vita. E che vita! Ma occorre ricordare che questa prestigiosa “addizione”, firmata da Natalini, Magni e Guicciardini, segue un’altrettanta garbatissima storia museale che inizia con la sistemazione originaria di Luigi Del Moro all’aprirsi del secolo scorso. Il Del Moro, allievo di Emilio De Fabris (che aveva dato il disegno alla facciata neogotica della Cattedrale), architetto dell’Opera dal 1883 al ’97 (anno della sua morte), aveva esordito progettando la Cappella di Torre Galli, sistemando sale a Palazzo Pitti, realizzò il primo impianto del museo, sistemando le cantorìe di Donatello e Luca della Robbia che giacevano nei magazzini degli Uffizi e del Bargello: si meritò così “busto ed epigrafe” all’ingresso del museo dell’Opera, in quanto “discepolo insigne di Emilio De Fabris”. Alla fine degli anni ’80 del Novecento, David Palterer e Luigi Zangheri ridisegnano la sistemazione museale ereditata, dando nuovo respiro museografico alla struttura. Non ha seguito invece, e siamo a poco meno di un decennio fa, il concorso ad inviti ove saranno chiamati Gae Aulenti, Vittorio Gregotti, Santiago Calatrava, Adolfo Natalini che non porterà a un vincitore. L’Opera, allora guidata da Anna Mitrano darà l’incarico a Natalini e così siamo ai nostri giorni (col Presidente Franco Lucchesi). Giorni faticosi e affascinanti che vedono la superficie espositiva più che raddoppiata, proponendo percorsi filologico-museali completamente nuovi (ideati da Timothy Verdon), nuove suggestioni a suggerire la percezione organica della primitiva facciata arnolfiana (prima della distruzione cinquecentesca, per fortuna documentata in un disegno del Poccetti del 1587), una nuova sistemazione della Pietà di Michelangelo e della Maddalena donatelliana; la ricomposizione dell’Arco del Bandinelli presente nell’ottagono presbiteriale, le tante splendide sculture del Campanile di Giotto. Ed ancora, la sezione dei “modelli” lignei davvero prestigiosi, da quelli originali del Quattrocento agli inediti del bravo Franco Gizdulich, della Cupola e della Lanterna. Ma il tutto, come ogni vera opera architettonica e di restauro, va preso come “opera collettiva”, ove ciascuno ha dato tempo, intelligenza, professionalità. Forse, possiamo dire che questa nuova struttura sia il più importante museo di scultura del Trecento e Quattrocento del nostro Paese. E chi è preposto a dirigerlo non mancherà certo di inserirlo nel tessuto vivo della città e della comunità scientifica. Perché fin dall’apertura saranno attivi servizi e laboratori didattici, mostre, convegni, dibattiti: quanto è oggi necessario per fare di un museo un organismo vivo nella “cultura artistica” internazionale.

Piazza del Duomo, 9
50122 Firenze
Phone 055 230 2885

www.operaduomo.firenze.it

English

There are events in the history of culture that have marked time. Florence, in the artistic culture, has continuously been present in museum activities, with great attention and care for the artistic heritage. Museology and museography, as specialized disciplines, have been born here thanks to the intelligent intuition of Carlo Ludovico Ragghianti. Here in Florence, Museologia magazine is born – in 1972 – directed by Luisa Becherucci (former Director of the Uffizi) and have grown the first “International Conference of Museology” (1974, 1984). Between Florence and Pisa, under the inexhaustible thrust of Ragghianti, who has driven directors and creators of museums such as Bruno Molajoli, Della Pergola, Franco Russoli, with the Decree of Law 167 of 1968, was activated the academic discipline of “Museology”. All this in order to say that attention to the “museum” has had firm roots here, which then matured elsewhere. Moreover, the first (partial) opening Uffizi dates back to 1591, with the Grand Duke Francesco I de’ Medici; the Bargello Museum, opened in 1865 in the days when Florence was the capital, that was initially born as an “Sala d’Armi”, then enriched with works from the “suppression” and from “donations”, from Carrand, Conti, Ressman, Franchetti. It was in 1891 that the Museo del Duomo was opened, in spaces that had been the secular seat of Opera del Duomo, founded in 1296. Now, with the acquisition of new spaces adjacent to the old premises, always opened on the apse of the Cathedral, we have the New Museum of Santa Maria del Fiore. And Thalia the muse, owner of comedy, which ushered in the Grand Ducal period (1778) the Teatro degli Intrepidi, has to be content: evicted for more than two centuries from its seat, now it returns to its greatness, in the most beautiful museum of sculpture in our country. That was how what was one of the most prestigious areas of the city center, later humiliated by destruction and obsolescence, that witnessed the disappearance of the beautiful architecture of Giovan Battista Ruggieri and Giulio Mannaioni, with a great implant in tempera of the ceiling of the “Fine Arts crowning Tuscany”, then anonymously became a deposit for metals and finally a garage, came back to life. And what a life! But it must be remembered that this prestigious “addition”, signed by Natalini, Magni and Guicciardini, follows an equally courteous museum history that starts with the original arrangement by Luigi Del Moro at the opening of the last century. Del Moro, a student of Emilio De Fabris (who designed the neo-Gothic façade of the Cathedral), architect of the Opera from 1883 to ’97 (the year of his death), had started planning the Chapel of Torre Galli, arranging the halls at the Pitti Palace, built the first plant of the museum, placing the choirs of Donatello and Luca della Robbia that were lying in the warehouses of the Uffizi and Bargello: in this way he earned “bust and epitaph” at the entrance of museum of the Opera, as a “distinguished disciple of Emilio De Fabris”. In the late 80s of the twentieth century, David Palterer and Luigi Zangheri redesigned the arrangement of the inherited museum, giving a fresh energy to the museological structure. However it did not follow, and it was a little less than a decade ago, the invited competition where Gae Aulenti, Vittorio Gregotti, Santiago Calatrava, Adolfo Natalini have been called and that not leading to a winner. The Opera, headed by Anna Mitrano at that time, gave the job to Natalini and this is how we arrive back into the present (with President Franco Lucchesi). Exhausting and fascinating days that now see the exhibition space doubled, proposing completely new philological museum routes (designed by Timothy Verdon), new ideas to suggest the organic perception of the primitive facade by Arnolfo (before the sixteen century destruction, fortunately documented in a drawing by Poccetti in 1587), a new place for Michelangelo’s Pietà and Donatello’s Maddalena; the restoration of the Arch of Bandinelli, present in the octagon presbytery, many beautiful sculptures of Giotto’s bell tower. And also, the section of the highly prestigious wooden “models”, from the original fifteenth century to the unprecedented works of the great Franco Gizdulich, of the Dome and the Lantern. But as any true architecture and restoration work, everything must be taken as a “collective work”, where each gave time, intelligence, professionalism. Perhaps we can say that this new structure is the most important museum of sculpture of the fourteenth and fifteenth century in our country. And who is in charge of directing it will certainly add to the living fabric of the city and to the scientific community. Because since the opening, services and educational workshops, exhibitions, conferences, debates are available: because that is what is required nowadays to transform a museum into a living organism in the international “artistic culture”.

Francesco Gurrieri

Former Professor of “Monuments Restoration” at the University of Florence, member of ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), was Dean of the Faculty of Architecture in Florence, directs the “Critica d’Arte” magazine, is Vice President of Opera di Santa Maria del Fiore.

1 COMMENT

  1. Dear Mr Gurrieri,
    Dear Mr Verdon,

    I am currently writing an university paper on Arnolfo’s facade and I have read about your work on its reconstruction at the Museo dell’Opera del Duomo in Florence. The article said that there were new ideas to suggest the organic perception of Arnolfo’s facade but most of the latest research is published only in Italian, which unfortunately I don’t speak.
    Therefore I wanted to ask you if you could recommend any articles, papers or books concerning new discoveries written in English, German or French.

    Thank you very much for you support.

    Sincerely,

    Paula Freisl

    Paula Freisl
    University of Vienna

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