Estate Fiorentina A review directed almost exclusively to the production of contemporary art

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By Tommaso Sacchi – Chief of the Secretarial Cultural Department of the City of Florence

Six months of cultural programs, more than a hundred public places involved, ninety-six associations, more than seven hundred fifty initiatives, almost a million admissions. This is the recipe that made the composition of Estate Fiorentina possible, a review directed almost exclusively to the production of “contemporary art”, based on a common model by participating in co-projects together with associations and cultural institutions of the city.

David Gilmour, jeff koons, Jannis  Kounellis, Antony Gormley, Patti smith
David Gilmour, jeff koons, Jannis Kounellis, Antony Gormley, Patti smith

I would start from here to talk about the convinced attention – in terms of production and hospitality – that the City of Florence is giving to its “cultural actors” who work on a daily basis to make the offer of this city more globally competitive. This cultural format has a double objective: to give voice to the local production inviting it to relate with whatever comes from outside and to systematize the wealth of extraordinary places that dot evenly a hundred square kilometers of the City. The latter is a record that does not exist in any other corner of the planet. The summer festival – in fact – is the prototype of how is the “making of culture” intended in the Tuscan capital: working with the city, for the city, namely to exploit the intellectual, geographical and structural resources, intertwining the virtues of great institutions with the vital energy given by independents. The aim is that we set ourselves to go from the concept – maybe a little outdated – of a city-museum to a more challenging and current concept of an extended museum. The emblematic places of the public contemporary momentum are many. I think about Florence in its district structure: the association of places and programs such as Cango / Theatre of Tuscany that has been able to relight the artisan soul of Oltrarno through visual and performing interventions of high-impact, the large street of art that the Novecento Museum in Santa Maria Novella embraces the Marino Marini Museum, Palazzo Strozzi and the “Strozzina” up until the Arengario Museum of Palazzo Vecchio; I think of the citadel of music that, starting from the new Opera Theater, is composed out of theater-places en plein air as the Cavea of the theater itself, the Visarno Hippodrome and the Cascine Amphitheater; I think of the cultural district of the Murate, one of the most virtuous examples of recovery of a detention place, that is today dedicated to the cultural production; and moreover I think at the thirteen “summer squares” that have known how to bring in dance, music and theater even in the less central arteries of the city. I think that the major contribution of this multitude of places and operators that are helping, without staggering, to the discovery of a “today’s Florence”, exceeding the pre-conceptual vision of a city with a purely historical inclination, devoted exclusively to preservation, an obstacle that we can permanently leave behind today.

Italiano

Sei mesi di programmi culturali, oltre cento luoghi cittadini coinvolti, novantasei associazioni, oltre settecentocinquanta iniziative, quasi un milione di presenze. È questa la ricetta che ha reso possibile la composizione dell’Estate Fiorentina, una rassegna rivolta quasi esclusivamente alla produzione di “arti contemporanee”, basata su un modello diffuso e partecipato di co-progettazione con associazioni e istituzioni culturali della città. Partirei da qui per raccontare la convinta attenzione – in termini di produzione e ospitalità – che la Città di Firenze sta dando ai suoi “attori culturali” che quotidianamente lavorano per rendere sempre più competitiva a livello globale l’offerta della città. Questo formato culturale ha un duplice obiettivo: dare voce alla produzione locale invitandola a relazionarsi con ciò che viene da fuori e mettere a sistema la ricchezza di luoghi straordinari che punteggiano in maniera omogenea i cento chilometri quadrati di Città. Primato, quest’ultimo, che non esiste in nessun altro angolo del pianeta. La rassegna estiva – di fatto – costituisce il prototipo di come si intenda il “fare cultura” nel capoluogo toscano: operare con la città, per la città, ossia mettere a frutto le risorse intellettuali e quelle geografico-strutturali, incrociando le virtù delle grandi istituzioni con l’energia vitale sprigionata dalle realtà indipendenti. L’obiettivo che ci si è posti è quello di passare dal concetto – forse un  po’ datato – di città-museo ad un concetto più stimolante e attuale di museo diffuso. I luoghi emblematici dello slancio contemporaneo cittadino sono molti.

Penso a Firenze nella sua conformazione distrettuale: il sodalizio di luoghi e programmi Cango/Teatro della Toscana che ha saputo ridare luce all’anima artigiana dell’Oltrarno attraverso interventi visivi e performativi di grande impatto, la grande via dell’arte che dal Museo del 900 in Santa Maria Novella abbraccia il Museo Marino Marini, Palazzo Strozzi e “la Strozzina” fino al Museo e all’Arengario di Palazzo Vecchio, penso alla cittadella della musica che, a partire dal nuovo Teatro dell’Opera, si compone di luoghi-teatro en plein air come la Cavea del teatro stesso, l’Ippodromo del Visarno e l’Anfiteatro delle Cascine, penso al distretto culturale delle Murate, uno degli esempi più virtuosi di recupero di un luogo di detenzione oggi dedicato alla produzione culturale, e ancora penso alle tredici “piazze estive” che hanno saputo portare danza, musica e teatro nelle arterie anche meno centrali della città.

Credo che il grande contributo di questa moltitudine di luoghi e operatori stia aiutando, senza vacillare, nella scoperta di una “Firenze dell’oggi”, superando la visione preconcettuale di una città d’inclinazione puramente storica e votata esclusivamente alla conservazione, ostacolo che oggi possiamo definitivamente lasciarci alle spalle.

 

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