Analitical Painting today and yesterday At Lugano, the roots of painting

0

By Niccolò Lucarelli – Journalist

Painting as a mean not a finished product. For the first time in Switzerland, an exhibit curated by Alberto Fiz, hosted by the Primae Noctis gallery, which tells the story of the analytical painting experience, that, more than a movement can be considered an informal group of artists far from the chronicles and the commercial logics, for aplomb, for what in the literature was the OULIPO, (Ouvroir de Littérature Potentielle), an intellectual laboratory to experiment the potential of the word. In Lugano, you can admire a rigorous selection of works by the protagonists of the movement: Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Clamps, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paul Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini.

Gianfranco Zappettini - La trama e l'ordito n.3  (2011)
Gianfranco Zappettini – La trama e l’ordito n.3 (2011)

Thirteen artists united by the desire to rediscover a language, but not bound by specific bonds or stylistic methods. In fact, the analytical functioned well for temporary groups at that time, based on the needs of the members, a reason that has made it difficult to accurately track the critical developments of the movement. From a theoretical point of view we talk about a painting that is a perfect reminder of the concept of Michelangelo’s Prigioni in the sense that the analytical painting frees itself from any structural tinsel to return to its essence, that is the ratio of surface, color, and matter. More intimately, it is a dialogue between artist and subject, between artist and color, a place of questions through combinations and contrasts, risking methodologies, as long as the work does not flourish, almost a renewed mirum Montale. It is a dialogue between the artist and the art, related to the ars maieutics of Socrates, or a cause, a response from the painting, through a process that “stimulates” colors and materials to react, to create a dialogue before the observer. This way, the painting becomes an expressive means of epochal proportions. This is the caliber of the analytical painting, and the exhibition curated by Fiz has the purpose of study and research, not only important for Switzerland (where the analytical painting sees his first show ever), but also for the entire community of art, because it sheds light on a movement that has remained in the shadows during the seventies, crushed by the experience of Arte Povera, and especially of the Trans, the latter pushed to the maximum by Achille Bonito Oliva. In a way, the Lugano exhibition makes a little order in the history of art, bringing out from the shadows an artistic movement that in the last few years has shown new vitality. The figure disappears, the canvas is filled with infinite silence, in this adventure in between the folds of matter, pigment, gradient, in order to tell the story of a technical process that raises questions about its potential. Yet, while favoring the technical aspects, the analytical painting does not fail to arouse emotions, through its chromatic; a sea of color in which, Leopardi, is a sweet shipwrecked of the eyes, cherishing, in a nutshell, the essence of reality’s beauty. In fact, the color.

Italiano

La pittura come mezzo e non come fine. Per la prima volta in Svizzera, una mostra curata da Alberto Fiz e ospitata alla Galleria Primae Noctis, racconta l’esperienza della pittura analitica, la quale, più che un movimento, può essere considerata un consesso informale di artisti lontani dalle cronache e dalle logiche commerciali, apparentabile, per aplomb, a quello che in letteratura è stato l’OULIPO, (Ouvroir de Littérature Potentielle), laboratorio intellettuale di sperimentazione della potenzialità della parola. A Lugano, è possibile ammirare una rigorosa selezione di opere realizzate dai protagonisti del movimento: Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini.

Giorgio Griffa - Segni orizzontali (1975)
Giorgio Griffa – Segni orizzontali (1975)

Tredici artisti accomunati dalla volontà di riscoprire un linguaggio, ma non legati da particolari vincoli stilistici o metodologie. Gli analitici, infatti, hanno lavorato per gruppi temporanei, scioltisi e ricostituitisi nel tempo, sulla base delle esigenze dei componenti, un motivo che ha reso difficile alla critica seguire con precisione gli sviluppi del movimento.
Da un punto di vista teorico, si tratta di una pittura che è un ideale richiamo al concetto michelangiolesco delle Prigioni, nel senso che la pittura analitica si libera da qualsiasi orpello strutturale per tornare alla sua essenza, ovvero quel rapporto tra superficie, colore, e materia. Più intimamente, si tratta di un dialogo fra artista e materia, fra artista e colore, un porre domande attraverso accostamenti e contrasti, azzardando metodologie, fino a che l’opera non fiorisce, quasi un rinnovato mirum montaliano. Si tratta di un dialogo fra l’artista e l’arte, apparentabile all’ars maieutica di Socrate, ovvero un provocare una risposta da parte della pittura, attraverso un procedimento che “stimola” colori e materiali a reagire, a mettersi in discussione davanti all’osservatore. In questo modo la pittura diventa un mezzo espressivo di portata epocale. Questa la caratura della pittura analitica, e la mostra curata da Fiz si propone finalità di studio e di ricerca, importanti non soltanto per la Svizzera (dove la pittura analitica vede la sua prima mostra in assoluto), ma anche per l’intera comunità dell’arte, poiché fa luce su un movimento che negli anni Settanta rimase nell’ombra, schiacciato dall’esperienza dell’Arte Povera, e soprattutto della Transavanguardia, quest’ultima spinta al massimo da Achille Bonito Oliva. E la mostra luganese fa, in un certo senso, ordine nella storia dell’arte, togliendo dall’ombra un movimento artistico che negli ultimissimi anni ha dimostrato nuova vitalità. Scompare la figura, la tela si riempie di infinito silenzio, in quest’avventura fra le pieghe della materia, del pigmento, della sfumatura, per raccontare un processo tecnico che si pone interrogativi sulle loro potenzialità. Eppure, pur privilegiando gli aspetti tecnici, la pittura analitica non manca di risvegliare emozioni, attraverso le sue campiture cromatiche; un mare di colore in cui, leopardianamente, è dolce naufragare con lo sguardo, apprezzandovi, in nuce, l’essenza della bellezza della realtà. Il colore, appunto.

Galleria Primae Noctis
Lugano, via Canonica, 7
www.primaenoctis.com

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.