Dulcis in fundo Cantuccino amore mio

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By Lavinia Rinaldi – Writer –

When you bite into a cantuccino, you get a taste of Tuscany, with all its history but also with its familiar daily life that manages to be condensed into a biscuit, served together with Vin Santo, as “the last but not the least”, in a relaxed, accomplice atmosphere, that prolongs intimate talks and that only a hospitable table can create. A simple sweet, made with simple ingredients, eggs, flour, sugar, almonds, becomes a symbol of hospitality, and for the magic of things made out of love, it has travelled throughout centuries, arriving here, to us, with an intact fragrance of tradition. Even the name “cantuccino”, from the Latin “cantellus” (piece of sliced bread) suggests an embrace, ready to offer us a unique moment of pure delight.

CantucciniThe historians tell the story that it was probably Caterina de’ Medici, wife of Henry II of Valois, to add to some of her “biscuits” almonds, to enrich the flavor of the ancestors of cantuccini. Since 1639, Crusca Academy mentions them as “sliced biscuits from flour, sugar and egg whites” consolidating their tempting, strong presence in Florence. But it will be in the ‘800, that the stroke of genius of a baker from Prato, Antonio Mattei, also known as Mattonella, will encode the secret recipe… with a hint of mystery. Even Pellegrino Artusi, great gastronome, admirer of Mattei, affirmed enthusiastically “Therefore be happy because with these biscuits you will leave forever”. The cantuccini, awarded with a “gourmand value” at the universal exhibits in Paris 1867, London 1869 etc., have also exceled at Expo 2015, as witnesses of the real Made in Italy, that in terms of quality, history, tradition and inventiveness, represent the excellence of our country. During his visit in Florence, Papa Francesco concluded his lunch with the poor of the city, with a cantuccino and a drop of Vin Santo. The best possible combination, even for the Pope.

Italiano

Quando mordi un cantuccino, assaggi la Toscana, con la sua storia ma anche con la sua familiare quotidianità che riesce a condensare in un biscottino, offerto insieme con il Vin Santo, come “Dulcis in fundo”, l’atmosfera rilassata, complice, che fa prolungare chiacchiere confidenziali e che solo una tavola ospitale sa creare. Un dolcetto semplice, fatto di povere cose, uova, farina, zucchero, mandorle, diventa simbolo di accoglienza, e che per la magia delle cose fatte con amore e sapienza, ha attraversato i secoli, arrivando a noi con l’intatta fragranza della tradizione. Già il nome “cantuccino”, dal latino “cantellus” (pezzo di pane a fette), fa pensare ad una coccola pronta a regalarci un momento irripetibile di pura delizia. Gli storici raccontano che, probabilmente fu Caterina de’ Medici, sposa golosetta di Enrico II di Valois, ad aggiungere a certi suoi “biscottelli” le mandorle, per arricchire il sapore degli antenati dei cantuccini. Fin da 1639 l’Accademia della Crusca li cita “biscotti a fette di farina, zucchero e chiare d’uova” attestandone la ghiotta consolidata presenza in terra fiorentina. Ma sarà nell’800 che, il colpo di genio di un fornaio pratese, Antonio Mattei, detto Mattonella, ne codificherà la ricetta segretissima….con un pizzico di mistero. Anche Pellegrino Artusi grande gastronomo, estimatore del Mattei, entusiasta affermava “State allegri dunque che con questi biscottini non morirete mai”. I cantuccini, pluridecorati al “valore goloso” alle esposizioni universali di Parigi 1867, Londra 1869 etc, hanno brillato anche ad Expo 2015, quali testimoni del vero Made in Italy, che nei valori della qualità, della storia, della tradizione e dell’inventiva, rappresenta l’eccellenza del nostro paese. Papa Francesco, nella sua visita a Firenze, ha concluso il pranzo con i poveri della città con un cantuccino e un goccio di Vin Santo. Il miglior abbinamento possibile anche per il Pontefice.

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