The new directress of the Bargello National Museum Paola D’Agostino

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Costanza Bonarelli, a marble portrait sculpture by Gian Lorenzo Bernini, 1637-1638. Museo Nazionale del Bargello in Florence

by Anna Balzani – Editor-in-chief
Twitter: @AnnaBalzani –

Among the twenty directors called to lead the autonomous state museums, outlined by the Franceschini reform, there are Italians who came back home after following important professional paths overseas, such as Paola D’Agostino, who, since the first December of last year, leads the Bargello National Museum, which today also includes the Medicee Chapels, the Martelli House, the Davanzati Palace and Orsanmichele. A surely extraordinary complex of museums, devoted to the conservation and development of sculpture and decorative arts. Paola D Agostino rid.

Paola D’Agostino has forty years old and was born in Naples where she graduated in 1996, specializing in art history with a thesis about Pietro Bernini and has received her PhD in modern art history. “Fascinated and curios about the Anglo-Saxon world” since forever, she left for London where she studied at the Courtauld Institute of Arts and University College London and then to the United States. Starting 2009 until 2013 she worked as a Senior Research Associate in the Department of European Sculptures and Decorative Arts at the Metropolitan Museum of New York and in 2013 she took the role of Assistant Curator of European Arts at the Yale University Art Gallery, until a few months ago when the news of her new prestigious position arrived.

What did you bring back from your experience abroad, in England and especially in the United States?
I have experienced a working approach within the museum that focuses on the experience with the public and on the awareness of the museum as a place of learning, where people, not only specialists, return on a regular basis, thus abroad the fruition and learning approach of the museum itself is different. Another significant approach is that related to the research of economic resources, or the possibility that the projects can be finances both by the Ministry and external entities; regarding this issue nothing can be revolutionized in a short period of time, but most definitely counting on ulterior financial resources will be important and necessary in order to guarantee an efficient service that complies with the visitors requests.

What goals do you have planned for your leadership? The Orsanmichele Museum is only open once a week now and it is truly a shame. How do you intend to proceed regarding this issue?
I plan to strengthen what was already done by the previous directors of Bargello, Beatrice Paolozzi Strozzi and Ilaria Ciseri, who have known how to intertwine the scientific research and disclosure, and to continue the development of the educational section for children, students and families and the relationship with the academic institutions. I don’t believe in proclamations, I believe in facing reality. I want to give my contribution to ensure that Bargello and the other four museums that are under my guidance will be better known and loved by Italians and also Florentines, who rarely frequent the museums in comparison with the foreigners. The opening hours are not helping either at the moment; we are only opened in the morning, so how could the people who might be working, visit the museum even if they would want to? This is due not because of the lack of willingness, but for the lack of means. Among twenty autonomous museums, this is the only one that has reduced visiting hours and that right now can only count on a staff of only sixty-one people (including myself) which is not enough. There are also rooted habits such as for example the fact that the museums from the Bargello complex are all open in the same time frame. Orsanmichele has free admission and many openings are possible only thanks to the volunteers from the Amici dei Musei who are doing an amazing job, but it’s not enough. We lack security staff. It is a problem that must be addressed and rationalized with an efficient administration and better resources. The time we live in marks a moment of great change and transition in the economy and the management of museums and it will all happen this year. We need the help of the city. It would be a great achievement if in these four years, I could extend the opening hours and start a process of rearranging some parts, also rethinking at the permanent collections, and if I could create new itineraries with integrated visits between various Florentine museums, with programs focused on specific arguments, optimizing and balancing resources.

As a young scholar and researcher, what struck you when you returned to Italy and began this journey?
The amount of motivated people who are buried in museums; there are custodians with PhDs and series of publications and sometimes I find it to be rasping the relationship between preparation and the professional position held.

Italiano

Tra i venti direttori chiamati a guidare i musei statali autonomi delineati dalla riforma Franceschini vi sono italiani che rientrano a casa dopo aver svolto importanti percorsi professionali all’estero, come Paola D’Agostino che, dal primo dicembre scorso, dirige il Museo Nazionale del Bargello che oggi comprende anche i musei delle Cappelle Medicee, Casa Martelli, Palazzo Davanzati e Orsanmichele. Un complesso decisamente straordinario votato alla conservazione e valorizzazione della scultura e delle arti decorative. Paola D’Agostino ha quarantatré anni ed è nata a Napoli dove si è laureata nel 1996 in storia dell’arte con una tesi su Pietro Bernini ed ha conseguito il dottorato di ricerca in storia dell’arte moderna. Da sempre “affascinata e curiosa del mondo anglosassone” è partita per Londra, dove ha studiato presso il Courtauld Institute of Arts e University College London e poi per gli Stati Uniti. Dal 2009 al 2013 ha lavorato come Senior Research Associate nel Dipartimento di Sculture e Arti Decorative Europee del Metropolitan Museum of Art di New York e dal 2013 ha ricoperto il ruolo di Assistant Curator di Arte Europea alla Yale University Art Gallery, fino a quando, pochi mesi fa, è arrivata la notizia del nuovo prestigioso incarico.

Costanza Bargello scon
Costanza Bonarelli, a marble portrait sculpture by Gian Lorenzo Bernini, 1637-1638. Museo Nazionale del Bargello in Florence

Della sua esperienza professionale all’estero, in Inghilterra e soprattutto negli Stati Uniti, quale eredità porta con sé?
Ho sperimentato un approccio al lavoro museale imperniato sull’esperienza con il pubblico e sulla consapevolezza del museo quale luogo di apprendimento, dove le persone, non solo gli specialisti, tornano più e più volte, quindi all’estero è diversa la fruizione stessa del museo e l’approccio alla didattica. Un altro aspetto significativo è quello relativo alla ricerca di risorse economiche, ovvero la possibilità che i progetti siano finanziati anche da enti esterni al Ministero; nel giro di poco tempo non si potrà portare una rivoluzione in tal senso, ma certamente poter contare su ulteriori risorse finanziarie sarà importante e necessario per garantire un servizio efficiente e rispondente alle attese dei visitatori.

Quali obiettivi si propone per la sua direzione? Il Museo di Orsanmichele è ora visitabile solo una volta alla settimana ed è un vero peccato. Come intende procedere in tal senso?
Rafforzare quanto già è stato fatto dai precedenti direttori del Bargello, Beatrice Paolozzi Strozzi e Ilaria Ciseri, che hanno saputo conciliare la ricerca scientifica e la divulgazione, e proseguire incrementando la sezione didattica per bambini, studenti e famiglie ed il rapporto con le istituzioni universitarie. Io non credo ai proclami, bisogna fare i conti con la realtà. Vorrei dare il mio contributo per far sì che il Bargello e gli altri quattro musei che ora son sotto la mia direzione fossero maggiormente conosciuti ed amati dagli italiani e dagli stessi fiorentini, che frequentano il museo in minore misura rispetto agli stranieri. Al momento anche l’orario di apertura non aiuta, siamo aperti solo la mattina e le persone che lavorano come potrebbero, anche se volessero, visitare il museo? Non è per mancanza di volontà, ma di mezzi. Tra i venti musei autonomi, questo è l’unico che ha orari ridotti e che allo stato attuale può contare su un personale di sole sessantuno persone (me compresa), e sono troppo poche.
Poi ci sono abitudini radicate come per esempio il fatto che i musei del complesso del Bargello sono aperti tutti negli stessi orari. Orsanmichele ha ingresso gratuito e molte aperture sono rese possibili solo grazie al servizio dei volontari degli Amici dei Musei che fanno un’opera meritevole ma non è sufficiente. Manca il personale di sorveglianza. È un problema che va affrontato e razionalizzato con un’amministrazione efficiente e con maggiori risorse. Questo che viviamo è un momento di grande cambiamento e transizione anche nell’economia della gestione del museo e lo sarà tutto quest’anno. Abbiamo bisogno dell’aiuto della città. Sarebbe un grande risultato se in questi quattro anni riuscissi a prolungare l’orario di apertura, se riuscissi ad avviare un processo di riallestimento di alcune parti ripensando anche le collezioni permanenti, e se riuscissi a creare nuovi percorsi di visita integrati tra i vari musei fiorentini, con programmi focalizzati su argomenti specifici, ottimizzando e bilanciando le risorse.

Da giovane studiosa e ricercatrice, cosa l’ha colpita quando è tornata in Italia ed ha iniziato questo percorso?
La quantità di persone motivate che sono seppellite nei musei, ci sono custodi con il dottorato di ricerca e sfilze di pubblicazioni all’attivo e trovo molto stridente, a volte, il rapporto tra preparazione e ruolo professionale ricoperto.

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