The colors of Florence Ocher, the red earth, the scorched earth and white

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By Maurizio Naldini – Journalist –

Il consiglio che vorrei dare oggi a chi capita dalle nostre parti, e abbia voglia di uscire dalle visite doverose e ovvie, è quello di cercare i colori della città. E se ci prova, ben al di là del bianco degli intonaci e del grigio a toppe dell’asfalto, dell’ovvio insomma, un po’ alla volta scoprirà che Firenze fu una città coloratissima, e oggi per molti aspetti lo rimane.

Photo credits Francesco Cambria
Photo credits Francesco Cambria

E dunque, il primo colore che deve balzare agli occhi è quello della pietra forte trattata a bugnato. Palazzo Vecchio, il Bargello, Palazzo Medici Riccardi, Palazzo Strozzi, Palazzo Pitti e così via, erano e sono di un marrone biondo che a seconda delle stagioni e dell’intensità della luce, assume gradazioni di ogni tipo. La stessa emozione la si può ricavare osservando le porte e quanto è rimasto delle mura. E questo insieme ci racconta di una città fortificata, forte, orgogliosa, che pure seppe utilizzare le tecniche di costruzioni militari anche per prestigiose dimore private o edifici a scopo civile.

Un secondo motivo da cogliere, e non dimenticare, ce l’ha regalato il Brunelleschi in piazza Santissima Annunziata. Qui gli intonaci bianchi si alternano in modo lineare alla pietra grigia. E il tutto lascia spazio, anzi, mette in risalto, l’azzurro delle terrecotte robbiane. Anche questo è tipicamente fiorentino. Lo fu allora e lo rimane ancor oggi.

Un terzo motivo colorato è quello di piazza del Duomo, dove prevale il marmo bianco, ovviamente, ma con intarsio di marmi colorati e scuri. Santa Maria Novella ha le stesse caratteristiche, segue gli stessi canoni pur con modalità meno intense.

Un quarto motivo, prevalente alla Fortezza da Basso e nell’area d’intorno, è invece il mattone rosso. La sua giustificazione non fu estetica, figuriamoci, fu invece strategica. E va collegata all’avvento delle armi da fuoco, perché il mattone assorbe il colpo di colubrina, in qualche modo ne riduce i danni. Tuttavia, in molti casi, il mattone si fonde alla pietra forte che si continuò ad usare in specie per le parti strutturali.

Un quinto motivo si deve ricercare nei selciati, i pochi che hanno resistito alla mania di asfaltare. E infatti Firenze aveva le sue strade lastricate già a metà del Duecento, e quando a Parigi o Londra la gente camminava nel fango, qui da noi non solo i passanti, ma ancor più i carri potevano percorrere i loro percorsi senza rischio, e senza affondare nella melma. Questo per la città pubblica, per gli edifici comuni, per le grandi piazze. Ma le singole case?

La Cappella Brancacci ci rivela che i colori di Firenze erano, semplicemente, quelli delle nostre terre, delle nostre colline, delle nostre campagne. E dunque, l’ocra e la terra rossa, la terra bruciata, il bianco. Mescolate fra loro queste terre ci danno infinite gradazioni dal rosa al marrone. E questi erano i colori di Firenze fin nei più angusti vicoli. C’erano, poi, le facciate dipinte. In bianco e nero ma anche policrome. Qualcosa è rimasto e lo si può vedere in Santa Croce nel Palazzo Antellesi, o nel Palazzo Fossi.

Photo credits Francesco Cambria
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E dunque, la città era colorata. Ma col passare degli anni ci si accorse che la pietra si deteriorava ed a maggior ragione il mattone. Così ecco l’intonaco, a proteggere gli elementi strutturali e che, inoltre, era considerato più “igienico”. Ma a distruggere la policromia in modo sistematico fu l’Ottocento, quando il Poggi diffuse un linguaggio architettonico che univa la pietra grigia all’intonaco bianco. Già, proprio come aveva fatto a suo tempo il Brunelleschi agli Innocenti, ma anche Michelangelo con le tombe dei Medici. Nacquero così, con la città capitale, esempi del tutto fiorentini come la Villa Favard, la Loggia del Piazzale Michelangelo e numerosi palazzi. Un modo di essere, un linguaggio che verrà interrotto, ma per breve periodo, soltanto con il neogotico e un parziale ritorno alla pietra.

English

The advice I want to give today to those who happen to be in our country, is to have the desire to step out of the obvious tours and look for the colors of the city. And if they try, they will discover little by little that beyond the white of the plaster and the gray of the asphalt patches, shortly beyond the obvious, Florence is a colorful city and it still remains that way today on many aspects. Therefore, the first color that should capture the eye is that of the strong rock rustically treated. Palazzo Vecchio, the Bargello, Palazzo Medici Riccardi, Palazzo Strozzi, Palazzo Pitti and so on were of a blond brown that depending on the seasons and the light intensity it assumed different types of shades. The same emotion can be experienced by looking at the doors and what is left from the walls. All these elements tell the story of a fortified citadel, strong, proud that also knew how to use the military construction techniques for prestigious, private residences or civilian buildings.

Photo credits Francesco Cambria
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A second reason to capture your eye has been given by Brunelleschi in piazza Santissima Annunziata. Here the white plaster is alternated in a laniary manner with the gray stone. All of it leaves space and highlights the blue of the robbia tiles. This is also typically Florentine. It was then and it still remains today.

A third colored motif is the one from Piazza del Duomo, where obviously the white marble prevails, but with inlays of colored and dark marble. Santa Maria Novella has the same characteristics, it follows the same pattern, although in a less intense manner.

A fourth reason mainly seen at Fortezza da Basso and the surrounding area is the red brick. Its justification for being used was no for aesthetic reasons but rather strategic ones. It is connected to the arrival of fire arms, because the brick absorbs the shot of the culverin and in some way it reduces the damages. However, in many cases the brick blends into the strong stone that continues to be used especially for the structural parts.

A fifth reason should be looked for in the paved streets, the few that have survived the asphalt mania. In fact, Florence already had cobbled streets since the middle of the thirteen century, and when in Paris or London people were walking in the mud, here, in our city, not only passers-by could walk their paths without risk, but also wagons without sinking in the mud. This is valid for the public city, public buildings and the big squares. What about the family houses? Cappella Brancacci reveals that the colors of Florence were simply the ones of our land, of our hills, our countryside. Thus, predominant were ocher, the red earth, the scorched earth and white. Blended together, these earths give infinite shades from red to brown. These were Florence’s colors down to the narrow streets. There were also the painted facades. In black and white, but also polychrome. Some of it has still remained and it can be seen in Santa Croce in Palazzo Antellesi, or in Palazzo Fossi. Thus the city was colorful. But with the passing of time the rock started to deteriorate and more so also the brick. Therefore the plaster appeared to protect the structural elements and moreover because it is considered to be more “sanitary”. But the responsible for the destruction of the polychrome was the nineteen century, when Poggi spread an architectural language that united the gray rock with the white plaster. Just as Brunelleschi has done at Innocenti at his time and also Michelangelo with the tombs of the Medici. Thus, together with the capital city were born pure Florentine examples such as Villa Farvard, the Loggia del Piazzale Michelangelo and numerous mansions. A way of being, a language that will be discontinued, but only for a short period of time, with the coming of the neo-Gothic and the partial return to the stone.

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