A few words with Cecilie Hollberg The Directress of the Academy Gallery with a passion for ancient musical instruments

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by Anna Balzani – Editor-in-chief
Twitter: @AnnaBalzani

Sono sette i manager di nazionalità straniera scelti a dirigere alcuni dei venti grandi musei autonomi italiani e Cecilie Hollberg è alla guida della Galleria dell’Accademia, senza alcun dubbio uno dei musei più amati dal pubblico, anzi secondo il rapporto del MIBACT è il secondo museo in Italia per numero di visitatori ma è il primo in relazione alla proporzione tra i metri quadri calpestabili e la densità del numero dei visitatori. È qui che il mondo accorre per ammirare la magnificenza del David di Michelangelo che, come sottolineava già il Vasari “ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine”.

Foto Cecilie Hollberg rid

Cecilie Hollberg ha un rapporto speciale con l’Italia, dove ha vissuto in più tempi e dove ha compiuto i propri studi universitari in Storia, a Roma e Venezia. È stata direttore dello Städtisches Museum di Brunswick ed ha lavorato come curatrice e funzionario scientifico nel settore museale a Lipsia, Magdeburgo, Hannover, Dresda e Berlino ed ha insegnato in università tedesche e svizzere, autrice di numerose pubblicazioni. Cecilie Hollberg è tedesca, nata nella Bassa Sassonia, precisamente a Soltau, ma ha molto di italiano; mi ha accolta offrendomi un delizioso dolce da lei stessa preparato con i limoni raccolti nel giardino di amici dai quali è ospite “ci crede che non ho ancora avuto il tempo di trovare un appartamento? Sono sempre qui!” – mi dice. Il nostro primo incontro inizia così, in modo molto informale e piacevolmente sorprendente. E le sorprese continuano quando mi racconta della sua passione per la musica e per la collezione degli Strumenti Musicali che si trova proprio all’Accademia, e guardando il nostro tricolore mi dice: “avrei voluto che quando hanno portato nel mio ufficio la bandiera e la foto del Presidente Mattarella ci fosse stato anche l’inno nazionale, che adoro da sempre!”.

Come è iniziata l’avventura che l’ha portata alla guida dell’Accademia?
Il bando era pubblicato sull’Economist ed alcuni amici me l’hanno inviato per email insistendo affinché partecipassi, così ho presentato la domanda. Poi quando è arrivata la telefonata dal Ministero non ci credevo. Non me lo sarei mai aspettata. Ricordo ancora il successivo colloquio, era una domenica e avevo cinque esaminatori di fronte a me, era quello il mio “giudizio universale”! Già allora mi chiedevano “cosa vorrà fare e cosa vorrà cambiare nella Galleria dell’Accademia?”. Ma io sono una storica e manager culturale, non ho la bacchetta magica. Appena arrivata a Firenze ho voluto visitare non solo tutti gli spazi museali ma anche le istituzioni vicine e incontrare i loro dirigenti, così come ho incontrato tutti i custodi, per poter conoscere il museo dall’interno e operare nel modo migliore.

Quali sono le sue priorità e quali i propositi che intende perseguire?
Se indubbiamente molte persone vengono all’Accademia con l’obiettivo primario di vedere il possente David che è l’icona per eccellenza del Rinascimento e della storia dell’arte di tutti i tempi, l’Accademia ha un’identità complessa ed una collezione straordinaria che deve essere valorizzata. Oltre al David ed ai Prigioni di Michelangelo qui si trovano capolavori di Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Paolo Uccello, Filippino Lippi, Pontormo, Andrea del Sarto, Alessandro Allori, Pietro Perugino e l’Orcagna, solo per citarne alcuni, una straordinaria collezione di pittura del Trecento, i fondi oro, la Gipsoteca, e penso anche alla collezione degli strumenti musicali provenienti dalle collezioni private dei granduchi di Toscana, Medici e Lorena e che ospita pezzi unici di Antonio Stradivari e Bartolomeo Cristofori, l’inventore del pianoforte. Per me è importante valorizzare l’intera collezione del museo ed è quello che intendo fare.

Cosa pensa del dialogo tra un museo come la Galleria dell’Accademia e l’arte contemporanea?
Credo fermamente al dialogo tra passato e presente, ritengo però che ogni iniziativa debba armonizzarsi con il contesto che la ospita e nel caso di un museo questo è ancor più vero perché dobbiamo verificarne la fattibilità anche in termini di sicurezza. Al contempo il dialogo tra antico e moderno in uno spazio museale può essere valido anche perché può incuriosire il pubblico che vi torna con piacere o che lo scopre per la prima volta. Da parte di chi lo dirige deve esserci senso di responsabilità e buon senso nella gestione delle iniziative e nelle scelte che ne sono il presupposto.

English

There are seven foreign managers chosen to guide some of the twenty
great, Italian, autonomous museums and Cecilie Hollberg is leading the Academy Gallery, without any doubt one of the most beloved by the public museum, also, according to the MIBACT report, the second museum in Italy in terms of visitor numbers, but the first in relation to the ratio of walkable square meters, and the density of the number of visitors. This is the place where the world rushes to admire the magnificence of Michelangelo’s David, which, as Vasari already outlined “has stolen the voice of all ancient and modern statues, Greek or Latin”. Cecilie Hollberg has a special relationship with Italy, where she lived in various times and where she completed her university education in History, in Rome and Venice. Author of many publications, she was the directress of the Städtisches Museum of Brunswick and she worked as a curator and scientific officer in the museum sector in Leipzig, Magdeburg, Hannover, Dresden and Berlin and has taught in German and Swiss universities. Cecilie Hollberg is German, born in Lower Saxony, namely in Soltau, but she also has an Italian feel; she welcomed and offered me a delicious cake prepared by herself with lemons harvested from the garden of her friends who have her as their guest “can you believe that I still haven’t had the time to find an apartment? I am always here!” she tells me. Our first meeting starts in this informal way, surprisingly pleasant. The surprises continue when she tells me about her passion for music and for the collection musical instruments that can be found at the Academy, and looking at our flag she says: “I would have wanted that when they brought the flag and the photo of President Mattarella into my office, the national anthem, which I have always loved, to be played as well!”.
How did the adventure that brought you at the leadership of the Academy begin?
The job ad was published in the Economist and some of my friends sent it to me by email insisting that I would participate, so I applied. Later when I received the phone call from the Ministry I couldn’t believe it. I would have never expected it. I still remember the following interview, it was a Sunday and I had five examiners in front of me; that was my “last judgment”! Already they were asking me “what will you do and what did you want to change in the Academy Gallery?” But I am a historian and cultural manager, I do not have a magic wand. When I first arrived in Florence I wanted to visit not only all the museum spaces but also the neighboring institutions and their leaders, just like I have met all the curators, to be able to know the museum from the inside and to work in the best possible way.

What are your priorities and what goals do you intend to pursue?
Even if, without any doubt many people come to the Academy with their main objective to see the imposing David that is an icon of excellence for the Renaissance and art history of all times, the Academy has a complex identity and an extraordinary collection that must be exploited. Besides Michelangelo’s David and Prisoners, here there can be found masterpieces by, only to mention a few, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Paolo Uccello, Filippino Lippi, Pontormo, Andrea del Sarto, Alessandro Allori, Pietro Perugino and Orcagna, an extraordinary collection of paintings from the fourteenth century, the gold funds, the Gipsoteca, and I think the collection of musical instruments from the private collections of the Grand Dukes of Tuscany, Medici and Lorraine, and home to unique pieces by Antonio Stradivari and Bartolomeo Cristofori, the inventor of the piano. For me it is important to value the entire collection of the museum and that’s what I plan to do.

What do think about the dialogue between a museum such as the Academy Gallery and contemporary art?
I strongly believe in the dialogue between past and present, but I think that any initiative has to be in harmony with the environment that hosts it and in the case of a museum this is more to be true because we have to also test its feasibility in terms of security. At the same time the dialogue between ancient and new can be valuable in a museum space because it can intrigue the audience that will return with pleasure or those who discover it for the first time. The person who guides it must be responsible and have a good sense of managing initiatives and assuming the choices made.

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