Bronzes and sculptures, retracing the tracks of the Etruscan presence in north-western Tuscany At the Pretorio Palace in Prato, until June 30, 2016

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By Niccolò Lucarelli –

“Who doesn’t know where he is, doesn’t know who he is”. This is one of the most significant quotes from the refined film by Mauro Bolognini, That splendid November, that also investigates how the sense of identity can be preserved in time. From this perspective, the territorial knowledge and its history is the essential element for understanding its roots, the meaning of traditions and costumes still largely customary in the present days and to be able to rediscover its traces in the daily consumed dishes, or in the attitude of those familiar to us.

Coppa Douris

Tuscany has Etruscan roots and Prato’s territory is no exception, which boasts the archeological area of Gonfienti, extended over around fifteen hectares between the Bisenzio River, the Marinella stream and the mountains of Calvana, an area discovered between 1996 and 1997.
It is precisely the ancient Etruscan settlement, that became the protagonist of the small, but interesting exhibit L’ombra degli Etruschi. Simbolo di un popolo fra pianura e colina, curated by Paola Perazzi and Gabriella Poggesi, hosted in the Pretorio Palace. The goal of the exhibit is to reconstruct the presence of our ancestors in the territory located north of the Arno River, in the plains between Firenze and Pistoia, in Mugello and Montalbano. A vast land, conquered in time, fighting with the harshness of the swampy plains and taming the roughness of the Mugello hills. The artifacts on display give a sense of measurement to the character of that people (that was transmitted to their descendants, and further on to us), both moderated and refined, resourceful and stubborn, creator of a flourishing realm in Umbria, Toscana and Lazio, that was constrained to succumb to the military power of Rome, from an intellectual and elegant point of view of the costumes, transmitting to the still crude Romans a more various cuisine and a more evolved artistic style, mainly, the bases for a new civilization. A mysterious people, the Etruscans, seem to have been a native Italic people as revealed by the latest research and as sustained by Dionigi di Alicarnasso as well.
The adventure of discovering the Etruscan heritage in Tuscany, starts with a refined English gentleman, Thomas Coke, who in 1719, while visiting Florence, unveiled in an antique shop, the manuscript De Etruria Regali, written in the seventeen century by the Scotsman Thomas Dempster, considered to be the first detailed study on the Etruscan civilization. The same Medici family watched closely over the development of the first archeological researches in Tuscany, meant to strengthen their ties with the territory. The exhibit from the Pretorio Palace, reunites the artifacts from north-western Tuscany, from which emerge the characteristics of a refined sculptural production, revealing a civilization with good taste, a certain pragmatism with which daily existence could be faced, combined with a solar religion and a relationship with death that it is shown to be serene, as well as the relationship with the divine.

Italiano

“Chi non sa dov’è, non sa chi è”. È una delle citazioni più significative di Un bellissimo Novembre, raffinata pellicola di Mauro Bolognini che indaga anche il senso dell’identità da conservare nel tempo. In quest’ottica, la conoscenza del territorio e della sua storia è elemento imprescindibile per capire le proprie radici, il significato di usi e costumi ancora oggi in buona parte consueti, e per saper ritrovarne le tracce in piatti della cucina quotidiana o in atteggiamenti di persone familiari. La Toscana ha radici etrusche, e non fa eccezione il territorio pratese, che può vantare l’area archeologica di Gonfienti, estesa su circa quindici ettari tra il fiume Bisenzio, il torrente Marinella e i monti della Calvana, e rinvenuta fra il 1996 e il 1997. È appunto l’antico insediamento etrusco, il protagonista della piccola ma interessante mostra L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo fra pianura e collina, curata da Paola Perazzi e Gabriella Poggesi, ospitata in Palazzo Pretorio. Scopo della mostra, è ricostruire la presenza dei nostri antenati nel territorio posto a settentrione del fiume Arno, nella piana tra Firenze e Pistoia, nel Mugello e nel Montalbano. Un territorio vasto, conquistato nel tempo, lottando con le asperità della pianura paludosa, e addomesticando le ruvide colline mugellane. E proprio i reperti in mostra danno la misura del carattere di quel popolo (che si è trasmesso ai loro discendenti, fino a noi), parco e raffinato insieme, ingegnoso e caparbio, artefice di un fiorente regno tra Umbria, Toscana e Lazio e che, se fu costretto a soccombere militarmente alla potenza militare di Roma, non altrettanto fece da un punto di vista intellettuale e dell’eleganza dei costumi, trasmettendo agli ancora rozzi Romani una cucina più variata e uno stile artistico più evoluto, insomma le basi per una nuova civiltà. Popolo misterioso, l’etrusco, che dalle ultime ricerche sembra fosse una popolazione autoctona italica, come sosteneva Dionigi di Alicarnasso. L’avventura della riscoperta etrusca in Toscana prende le mosse dal raffinato gentiluomo inglese Thomas Coke, che nel 1719, in visita a Firenze, rinvenne presso un antiquario il manoscritto De Etruria Regali, scritto nel Seicento dallo scozzese Thomas Dempster, e considerato il primo studio dettagliato sulla civiltà etrusca. La stessa famiglia Medici prestò attenzione agli sviluppi delle prime ricerche archeologiche in Toscana, anche per rinsaldare il loro legame con il territorio. La mostra di Palazzo Pretorio riunisce reperti dalla Toscana nord-occidentale, dai quali emergono i tratti di una produzione scultorea raffinata, rivelatrice di una civiltà non estranea al buon gusto, a un certo pragmatismo con cui affrontare l’esistenza quotidiana, unito a una religiosità solare, e un rapporto con la morte che si rivela sostanzialmente sereno, così come il rapporto con il divino.

www.palazzopretorio.prato.it

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