Xeroderma pigmentoso

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A tale written by Simone Innocenti – Journalist for Corriere Fiorentino

This disease should be referred to as a pain in the ass. A huge, heavy and absurd pain in the ass. I was born photosensitive, they say. Photosensitive means that I cannot be in the light otherwise kaput. “Premature skin aging and alterations in the DNA repair”. Something that can drive you crazy. You have to invert any natural parameters: sleep during the day and live during the night. And for some years it can go pretty well, years that may be the best ones, but after a while you become insane and overstretched.

L’illustrazione è realizzata da MISOLA, ovvero Michele Isola, Phone 340 0836990
L’illustrazione è realizzata da MISOLA, ovvero Michele Isola, Phone 340 0836990

It’s not that you can live your life at fifty years old as teenagers do or how I used to when I was twenty five. A normal person, after 30 years of nocturnal life gives in: the fun disappears, hands age, faces are always the same. In fact, no: the faces were the same ones until five years ago. Now they have change because there’s only one jerk left around who dances and drinks at 4 am, and that jerk is me. Because this Xeroderma pigmentosum is a fucking disease. Jesus, I am constrained to go out during night and during the day – I can’t sleep. Because other people are not ill, or maybe they are. This one above me, the one who lives above me, starts to strum at 3,30 pm: the law allows him to. But is there no one in this country who thought about a law that bans the explosion of obscenities under the form of decibels? The asshole plays jazz. Plays jazz from morning until dawn. Anyway, the asshole who plays the piano doesn’t care about my disease: it doesn’t take a certain Oscar winner to understand I am not well. But what does he do? He plays, he plays during the hours when I could sleep. And he plays shitty music. Not the disco tunz tunz, his piano makes incomprehensible sounds. “Are you done? Your monologue can be heard from down here”, says a guy from the street while Valtere’s mom knocks on the door with a Nutella sandwich in her hand. She knows she has to bring the Nutella sandwich when he starts to monologue at 3 pm: the light hits hard and her son is buried alive in his room. He must wait for the night to return to normality, which for him is the tunz tunz.

Italiano

Questa malattia si dovrebbe chiamare rottura di coglioni. Immensa, poderosa e assurda rottura
di coglioni. Sono nato fotosensibile, dicono. Fotosensibile vuol dire che non posso sopportare la luce altrimenti kaputt. “Prematuro invecchiamento della pelle ed alterazioni nella riparazione del Dna”. Roba da diventarci matti. Devi invertire qualsiasi parametro naturale: dormi di giorno e vivi di notte. E va forse bene per alcuni anni, che magari saranno pure i migliori ma dopo un po’ vai fuori di testa e ti rompi le palle. E comunque non è che a cinquant’anni puoi vivere come fanno i pischelli o come facevo quando avevo venticinque anni. Una persona normale, dopo 30 anni di vita notturna, si rompe: il divertimento passa, le mani invecchiano, le facce sono sempre le stesse. No, cioè: le facce erano le stesse fino a cinque anni fa. Ora sono cambiate perché a giro c’è rimasto solo un coglione che alle quattro di notte beve e balla e quel coglione sono io. Perché questo Xeroderma pigmentoso è una malattia del cazzo. Cristo, sono costretto a uscire di notte e il giorno – in questo schifo di condominio – non riesco a dormire. Perché la gente non è malata, anzi sì. Questo sopra di me, quello che vive sopra di me, attacca a strimpellare alle 15.30: la legge glielo consente. Ma in questo paese non hanno pensato a una legge che impedisca di esplodere oscenità sotto forma di decibel? Fa jazz, il cornuto. Fa jazz dalla mattina alla sera. E comunque lo stronzo, che suona il piano, se ne sbatte della mia malattia: non ci vuole certo un premio Oscar a capire che non sto bene. E questo cosa fa? Lui suona, suona nelle ore in cui io potrei dormire. E suona musica schifosa. Non il tunz tunz della discoteca, il suo piano emette suoni incomprensibili. “La finisci? Si sente da quaggiù il tuo monologo”, dice uno in strada mentre la madre di Valtere bussa alla porta con in mano un panino alla Nutella. Lei sa che deve portare il panino alla Nutella quando lui si mette a monologare alle tre del pomeriggio: la luce picchia forte e suo figlio è invece murato vivo in camera sua. Dovrà attendere la notte per tornare alla normalità che per lui è il tunz tunz.

Simone Innocenti
Giornalista del Corriere Fiorentino e scrittore, è autore del libro “Puntazza” pubblicato da Erudita Editore, marchio di Giulio Perrone. Una raccolta di otto racconti che parlano “di uomini, di donne, di sofferenza, di amore, di ironia, un po’ noir, un po’ no”. Nelle librerie indipendenti, su Ibs e Amazon.

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