Urban Vegetable Gardens and social cohesion In Toscana 100.000 orti urbani, destinati ai cittadini che li richiedono

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How many people in Italy today manage their own vegetable garden? The answer is hard to believe. There are between 20 and 25 million, out of 50% of young professionals. It is a known fact that Italians grant a lot of attention to what they eat and they choose quality foods. It is estimated that 78% of them read the label of the product they are about to purchase. In this scenery fits perfectly the idea of self-producing vegetables in order to make sure that you don’t find fungicides and pesticides on your plate, willingly accepting some aesthetic imperfections in return of healthy and fresh food. “This practice is spread and divided in categories of men and women, age groups, area of residence, although analyses show surprising aspects: the percentage is higher among young people than among the elderly and more among women than man.

orti in festa

Urban gardens have tripled in Italy in the last two years” says Coldiretti. In order to produce, the garden must be close to the living accommodations because for the most part of the year it has to be cared for rigorously. But, considering that more than fifty percent of the population lives in the city, gardens appear to become popular in the city as well. From what it was heard in the last Taste event entitled Urban Vegetable Gardens and social cohesion, there is a government plan that intends to provide Tuscany with 100.000 urban vegetable gardens, meant for citizens who require them. Gardens among buildings, which will build a social network among those who will tend them and will mark the return to nature. With the occasion of the restoration of the convent of The Sacred Heart Oasis, Matteo Spagnoli, sensitive entrepreneur, has decided to give life to a vegetable garden for Florence in the garden of his housing complex, which he began to create. And just outside the complex, an area had been cropped and will be given into use to anyone who demands it with the purpose of cultivating. The inexperienced who want to engage themselves in the hard work of maintaining a vegetable garden, will be pleased to know that a new professional figure of “garden tutors” has been born, professionals who will offer their advice at home throughout national territory. From them we can find out how to position the plants based on their height, how to exploit the space, how to select the vegetables, when to collect and how to take care of them even in small spaces such as a simple balcony: “The cultivation of urban vegetable gardens – says Coldiretti – is not intended to make profit; they are assigned in loan for use to the applicant citizens and provide products destined for family consumption, and more than representing an aid for families in need and having a didactic value, often contribute to preserve green interstitial areas between developed areas, mostly uncultivated and destined to fall into abandonment and degradation”.

Italiano

Quante persone in Italia, oggi, fanno l’orto? La risposta è difficile da credere.
Fra i 20 e i 25 milioni, per il 50% giovani professionisti. Gli Italiani, questo si sa, sono attenti a quello che mangiano e scelgono cibo di qualità. Si calcola che il 78% legge l’etichetta di quello che sta per acquistare. Rientra perfettamente in questo quadro l’idea di autoprodurre le verdure per essere sicuri di non trovarsi nel piatto anticrittogamici e pesticidi, accettando di buon grado qualche inestetismo in cambio di cibo salutare e fresco. “La diffusione di questa pratica è trasversale tra uomini e donne, fasce di età e territori di residenza anche se dall’analisi emergono aspetti sorprendenti: la percentuale è più alta tra i giovani rispetto agli anziani e tra le donne rispetto agli uomini. Gli orti urbani in Italia sono addirittura triplicati in due anni”, ci dice la Coldiretti. L’orto, per dare buoni frutti, deve essere vicino all’abitazione perché, per gran parte dell’anno, richiede di essere curato assiduamente. Ma, considerato che più del cinquanta per cento della popolazione vive in una città, ne consegue anche che gli orti sono diffusi in città, con l’apporto che ne consegue di micro salubrità che si diffonde contrastando l’inquinamento.
A quello che si è ascoltato durante l’ultimo Taste, al ring intitolato Orti Urbani e coesione sociale, c’è un piano del governo che vuole dotare la Toscana di 100.000 orti urbani, destinati ai cittadini che li richiedano. Orti fra i palazzi, che creeranno socializzazione fra coloro che li accudiscono e il ritorno della natura in città. Per Firenze, in occasione del restauro del convento dell’Oasi del Sacro Cuore, Matteo Spagnoli, imprenditore sensibile, ha pensato di realizzare un orto nel giardino del complesso abitativo che si appresta a creare. E, appena fuori del complesso, è stata ritagliata un’area che verrà data in utilizzo a chi ne farà domanda, a scopo ortivo. Gli inesperti, che vogliono cimentarsi nel duro lavoro di mantenere un orto saranno contenti di sapere che è nata una nuova figura professionale, i “tutors dell’orto” che offrono consulenza a domicilio su tutto il territorio nazionale. Sapremo da loro come posizionare le piante in base alle altezze, come sfruttare gli spazi, come selezionare gli ortaggi, quando raccoglierli e come curarli anche in luoghi ristretti come un semplice balcone. “Le coltivazioni degli orti urbani – dice Coldiretti ­– non hanno scopo di lucro, sono assegnati in comodato ai cittadini richiedenti e forniscono prodotti destinati al consumo familiare e, oltre a rappresentare un aiuto per le famiglie in difficoltà e ad avere anche un valore didattico, concorrono a preservare spesso aree verdi interstiziali tra le aree edificate per lo più incolte e destinate all’abbandono e al degrado”.

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