A few words with Elena Bianchini The Workshop of Costumes and Scenes of the Pergola Theater

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By Giulia Gasparrini –

Il Laboratorio Costumi e Scene del Teatro della Pergola – Teatro Nazionale della Toscana si trova nella sala ex-scenografia, situata sopra al palcoscenico, all’altezza del ballatoio. Un tempo sala di pittura scenografica che ha visto tra le sue mura molti maestri del nostro tempo, tra cui Franco Zeffirelli, oggi è un vero e proprio atelier sui tetti di Firenze, pieno di luce naturale che cambia ad ogni ora del giorno ed accompagna il lavoro in modo costante. Qui si lavora a 360 gradi sul costume storico e su quello contemporaneo, sui materiali tradizionali e sulla sperimentazione, sull’accessorio e sul dettaglio. Dietro le quinte di questo interessante progetto c’è una giovane di grande talento: Elena Bianchini, responsabile del Laboratorio.

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Come è maturata la decisione di intraprendere questo percorso?

Se penso a se e come ho deciso di fare questo lavoro non so rispondere… Quindi penso di non aver mai deciso. Diciamo che ci sono alcuni mondi che mi sono sempre stati vicini e che questi mondi nel corso del tempo mi hanno presa insieme a loro. Uno di questi mondi è la Sicilia e la sua teatralità. Ho origini siciliane e ho passato molto tempo in quell’isola. Ho visto tragedie greche con mia madre fin da quando ero molto piccola e ho ricordi e fascinazioni vividissime legate agli anfiteatri di Segesta, Selinunte, Siracusa. E poi mia nonna che mi portava la sera, insieme agli altri bambini, a vedere la processione della santa patrona del suo paese di origine. La reliquia del teschio della madre Sant’Anna portato in una teca su un baldacchino pesantissimo. La processione, le donne penitenti a piedi scalzi, gli uomini delle confraternite incappucciati, i canti, le litanie. E noi bambini con gli occhi sbarrati, affascinati e atterriti allo stesso tempo. Tutto questo patrimonio ha sempre fatto parte di me e credo mi abbia portata ad amare l’opera lirica proprio perché ci ho sempre riconosciuto questo insieme di drammi e sacralità antiche… E poi la materia. E i colori. Il mondo microscopico che mi ha raccontato mio padre, un professore di chimica organica specializzato in coloranti. Le nostre conversazioni sul colore sono sempre abbastanza paradossali con io che pongo le domande da artigiana e lui che mi risponde da chimico. La storia del colore è una delle materie più interessanti in cui mi sono imbattuta e la sperimentazione di materiali e di tecniche alla quale mi ha condotta mi ha fornito strumenti che sono poi diventati fondamentali per il mio lavoro.

Alle spalle ha una consistente formazione artistica, sia teorica che pratica?

Mi occupo di arte e teatro da circa dieci anni. Ho seguito un percorso accademico e mi sono laureata in storia dell’arte con una tesi sulle architetture museali e sulle collezioni da esse ospitate. Dopo le ore passate in biblioteca a fare ricerche sull’iconografia delle opere d’arte e sulle monografie degli artisti, cercavo spazi per dipingere e modellare. Modellavo volti e corpi, copiavo e riproducevo tutto quello che studiavo. Le Madonne tardogotiche, le sculture architettoniche dei portali delle cattedrali, le vesti rinascimentali, le fisicità caravaggesche, i volti ovali di De La Tour. Disegnavo e modellavo. Poi una regista vide per caso i miei volti nell’atelier dove lavoravo, e me ne commissionò una serie, di proporzioni enormi. Dovevano diventare una scenografia per un’Antigone. Accettai con leggerezza e curiosità. Quel sì detto per caso, come spesso accade, divenne in pochissimo tempo la mia occupazione full time. Nel giro di pochissimo, mi sono trovata dal dipingere tele in studio a dipingere scenografie di opere liriche. Nel corso degli anni ho avuto la fortuna di lavorare con molti maestri: Franco Zeffirelli, Igor Mitoraj, Beppe de Tomasi, Cristina Pezzoli, José Cura…

8Come è avvenuto il suo incontro con il teatro della Pergola?

Già prima che il teatro della Pergola diventasse Teatro Nazionale della Toscana, il Direttore Marco Giorgetti mi chiese se fossi interessata a essere coinvolta nel grande progetto del Laboratorio di Costumi e Scene. L’obiettivo era quello di costruire un atelier permanente che diventasse il luogo in cui realizzare i costumi e gli elementi di scena per gli spettacoli in produzione, e che fosse un centro di formazione specializzata sui mestieri del teatro. La maggior parte dei laboratori di scenografie e costumi legati ai grandi teatri in Italia stavano chiudendo e un direttore di una struttura come la Pergola voleva fare l’esatto opposto? Ovviamente ho accettato l’incarico. In pochissimi mesi il Laboratorio è stato messo in piedi e abbiamo attivato immediatamente corsi specialistici legati ai mestieri del teatro. Già entro il primo anno di vita è stata inaugurata un’esposizione dei manufatti realizzati nell’ambito dei corsi in una delle grandi sale del Teatro della Pergola, la Sala Oro, al cui allestimento hanno collaborato tutte le maestranze interne alla struttura. Un progetto che ha voluto mettere in mostra il lavoro. Il lavoro manuale, quello legato all’artigianato artistico e al teatro, quello legato all’autenticità del saper fare. Prendono parte al progetto professionisti ed artigiani di ottima qualità e per noi è una soddisfazione immensa.

Ma in mezzo a tutti questi impegni e progetti ha anche tempo di rilassarsi?

Quando sono libera continuo a fare il mio lavoro, in realtà non stacco quasi mai. In genere dipingo o vado in giro per antiquari. Poi amo molto la Francia, quindi quando posso scappo a Parigi!

English

The Workshop of Costumes and Scenes of the Pergola Theater – National Theater of Tuscany is situated in a former set-design studio, above the stage, at the balcony level. It was once a scenographic painting room which between its walls saw many masters of our time, among them was Franco Zeffirelli, today a real atelier of rooftops of Florence. The workshop is full of natural light which changes every hour of the day, consistently accompanying the works. Here, every aspect of creating historic and modern costumes is taken into account, such as traditional materials, testing, accessories and detail. Behind the scenes of this interesting project, there is a young and talented woman, Elena Bianchini, in charge of the Workshop.

4How did you arrive at the decision to undertake this path?

If I think about if and how I have decided to do this, I can’t respond… So I think I have never decided. Let’s say that some worlds have always been close to me and that these worlds in time have taken me together with them. One of these worlds is Sicilia and its theatricality. I have Sicilian roots and I have spent a lot of time on that island. I saw Greek tragedies with my mother since I was very young and I have vivid memories and fantasies connected with aphitheaters of Segesta, Selinunte, Syracuse. Also, in the evenings, my grandmother used to bring me and other children to the Patron Saint procession of her home city. There the relic of Saint Anna’s skull was displayed in a showcase on a heavy carriage. The procession, the bare-foot repentant women, the hooded men of confraternity, chants, litanies and us, children, with eyes wide open, fascinated and frightened at the same time. All this heritage has always been a part of me and I believe it made me to fall in love with opera because I have always recognized it as a part of drama and ancient sacredness… And then the materials and colours. My father, organic chemistry professor, who specialised in the colorants, has introduced me to the microscopic world. Our conversations about colours were rather paradoxical with me asking questions as the artisan and him responding from the chemist’s point of view. The history of colour is one of the most interesting subjects in which I have found myself and the experiments with materials and techniques provided me with skills which became essential for my work.

3You underwent an extensive artistic training, was it both theoretical and practical?

I have dealt with art and theater for about ten years. I have followed the academic path graduating with the degree in art history with thesis on architecture of museums and the collections they display inside. After the hours spent in the library doing the research on iconographics of artworks and monographs of the artists, I was looking for spaces where I could paint and model. I have modelled faces and bodies, I have copied and reproduced all that I have had studied. For example, late-gothic Madonna, the architectural sculptures, portals for Cathedrals, clothing from renaissance period, physicality of Caravaggio and oval faces of De La Tour. I sketched and I modelled. Then, accidently, a director saw the faces in the atelier where I worked and made a commission of them of enormous proportions. The faces were to become a part of a set design for Antigone. I accepted it with ease and curiosity. That acceptance, as often happens, shortly became my full-time job. Quickly, I found myself painting canvases in the studio, depicting scenes for operas. During the years I had luck to work with many masters: Franco Zeffirelli, Igor Mitoraj, Beppe de Tomasi, Cristina Pezzoli, José Cura…

How did you end up in Pergola Theater?

Before the Pergola Theater became the National Theater of Tuscany, the director Marco Giorgetti asked me if I would be interested to be involved with a large project in Workshop of Costumes and Scenes. The goal was to build a permanent atelier which would be a place where all the costumes and elements of the stage could be realized for the shows in production. Also, it would be a centre of specialized training for theater crafts. The majority of workshops for set designs and costumes connected with the great theaters of Italy were closing down and the director of Pergola was doing the complete opposite? Obviously, I have accepted the task. In a few months the Workshop was launched and we have immediately started specialized courses for theater crafts. Within the first year of opening, the exhibition of handicrafts produced during those courses were displayed in one of the great halls of Pergola Theater – the Golden Hall, for which setting, all craftsmen related to the theater, contributed. The aim was to showcase the work. The manual work, related to the artistic craftsmanship and to the theater, as well as the work linked to the authenticity of the know-how. Professionals and high quality artisans taking part in this project is an immense satisfaction for us.

Do you still have time to relax surrounded by all these projects and commitments?

When I have free time I continue to work, in fact, I almost never get tired. Normally, I paint or I walk around the antique shops. Also, I really love France, so whenever I can – I get away to Paris!

Translated by Jurgita Tuzikaite

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