A few words with Stefania Sandrelli

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La 69° edizione dell’Estate Fiesolana, si è inaugurata il 16 giugno con Stefania Sandrelli che ha ricevuto il Premio Fiesole ai Maestri del Cinema 2016. Quest’anno ricorreva il 50° anniversario del Premio, che nell’occasione ha reso omaggio ad un’attrice che ha alle spalle oltre 50 anni di carriera. Ha iniziato a 15 anni con i migliori attori e registi ed ha realizzato ben 110 film. Stefania si distingue per la semplicità dei modi e la sua disponibilità e, quando ricorda il suo esordio, il suo viso si illumina: “La passione per il cinema l’ho sempre avuta. Nel 1961, dopo che la mia foto finì sulla copertina di un giornale, mi chiamarono per un provino a Roma: il film era Divorzio all’italiana, con Marcello Mastroianni. Passarono mesi prima che il regista, Pietro Germi, mi scegliesse”.

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Alla fine Germi la chiamò…
Germi era un vero poeta della macchina da presa” – continua – “Viveva sul set, gioiva e soffriva davanti e dietro la macchina da presa. A volte ho avuto l’impressione che l’Italia e il pubblico lo avessero dimenticato troppo presto, a differenza di ciò che è accaduto all’estero, dove è stato giudicato “un maestro” da Billy Wilder e tanti altri nomi illustri del cinema. Fu Germi a farmi capire sino in fondo la mia passione per il mestiere di attrice: io ero una bambina innamorata dello spettacolo, dei sogni del cinema e lui mi aiutò ad esprimermi. Sapeva essere dolce e terribilmente egoista sul set, ma intere generazioni di attori si sono formate con lui. Quando ho lavorato con Germi, forse per la differenza di età, al 2°/3° film gli davo ancora del Lei. Con Ettore Scola ho fatto un film bellissimo “La Famiglia” abbiamo attraversato un’epopea. Lui era superironico, simpaticissimo, un grande regista. Era la persona che probabilmente mi conosceva meglio.
Lei ha lavorato con i più grandi registi, da Bernardo Bertolucci a Mario Monicelli, da Ettore Scola a Carlo Lizzani, da Luigi Comencini a Bigas Luna, Tinto Brass, Lina Wertmüller, Ferzan Ozpeteck e tanti altri…
Il mio futuro sta nel mio passato, scrisse una volta un critico, parlando di me. C’aveva azzeccato. Il grande cinema, che io ho avuto la fortuna di fare, rappresenta la base, l’impalcatura della mia carriera. È come un busto che mi ha protetta sempre. Anche nei periodi neri, nelle esperienze meno felici.
Vedendola nei film, dà l’idea che recitare sia per lei assolutamente naturale: non si sente scuola, né forzatura, né fatica. Ed è riuscita ed essere altrettanto credibile sia nel ruolo di moglie, di amante, di oscuro oggetto del desiderio, di mamma…
Che una scuola non ci sia è inconfutabile: non ho studiato. Ho una scuola di set e di vita e, soprattutto, una curiosità inarrestabile: sono affascinata dalle persone, a volte anche troppo. Io credo che per essere credibile in qualsiasi ruolo bisogna un po’ sabotare il ruolo stesso: non farlo mai fino in fondo… io ho fatto la madre, ma ci ho sempre messo dentro anche la donna; se ho fatto la donna con la “D” maiuscola, ci ho sempre messo dentro anche un poco della madre, e via dicendo. È una ricetta che va bene anche nella vita.
Rimpiange qualcosa della sua formazione artistica?
No perché mi ritengo molto fortunata. Però se rinascessi, per formarmi dedicherei più tempo al teatro. Come poi ho consigliato di fare a mia figlia Amanda. Comunque, una volta cercai di frequentare dei corsi di formazione. Ma scappai subito: non mi sentivo adatta. Ero più avanti o più indietro.
Mio padre volava che diventassi attrice! Lui morì quando avevo otto anni e da quel momento tutti i fratelli dei miei genitori sono diventati dei padri per me. La maggior parte di loro, però, non voleva che facessi cinema, è stata mia madre a dire si! Per quanto riguarda Il giardino dei Finzi Contini ci confida: “Giorgio Bassani voleva un’attrice italiana e voleva che fossi io. Poi scelse Dominique Sanda. Ma tutto serve nella vita. In quell’occasione ho verificato che non sono per niente invidiosa: mi dispiaceva per me, ma ero felice per Dominique. Sinceramente”. Oltre al cinema lei ha fatto anche teatro: “Il teatro è il massimo per un attore, ma per farne di più avrei dovuto avere due vite”.
Ha lavorato molto anche per la televisione, un mezzo molto diverso dal cinema…
Quando faccio le mie scelte nel cinema non tengo conto del pubblico, agisco secondo i miei puri desideri e sono più libera. In Tv è diverso… mi rendo conto che quest’apparecchio è in tutte le case e che la gente riceve le mie immagini e le mie interpretazioni senza averle scelte, come avviene invece nel cinema. Il rapporto con il pubblico, quindi, per me è molto diverso, appunto più responsabilizzato. Non si può far finta di ignorare che la Tv entra di prepotenza nelle case, che ha una funzione formativa, che influenza tanta gente.
Moderna e modernista, Stefania è il cinema italiano…
Un giorno un giornalista mi ha definito “il termometro del cinema italiano”. E penso che questa cosa calzi a pennello rispetto al mio percorso. Ho lavorato con tanti attori e registi straordinari e penso che quello dell’attore non è solo un hobby, ma è un duro lavoro: le persone che resistono negli anni sono degli eroi!
Che tipo di donna è?
Sono due donne in una, in realtà sono tante donne, con la testa per aria e i piedi ben piantati per terra!

English

The 69th edition of Estate Fiesolana, was inaugurated on the 16th of June with Stefania Sandrelli who received the Fiesole Award of Masters of Cinema 2016. This year was also the 50th anniversary of the Award, and with the occasion, was paid tribute to an actress that has more than 50 years of career behind. She started at 15 years old with some of the best actors and directors and has completed more than 110 films. Stefania distinguishes herself through the simplicity of her methods and her availability, and when remembering her debut, her face lights up: “I always had a passion for cinema. In 1961, after one of my pictures ended up on the cover of a newspaper, they called me for an audition in Rome: the film was ‘Divorzio all’italiana’ with Marcello Mastroianni. Months have passed before director Pietro Germi chose me for the part”.
Eventually Germi called you…
Germi was a true poet of the camera. He lived on set, rejoiced and suffered behind and in front of the camera. Sometimes I had the impression that Italy and the audience has forgotten about him too quickly, comparing with the reaction from abroad where he was seen as a “maestro” by Billy Wilder and many more illustrious names in cinema. It was in fact Germi to make me understand my passion for the craft of acting: I was a little girl, in love with the show, with dreams of cinema and he helped me express myself. He knew how to be sweet and incredibly selfish on the set, but entire generations of actors were trained under his guidance. When I worked with Germi, maybe because of the age difference, on the second and third film I still called him Sir. With Ettore Scola I made a beautiful film “La Famiglia” crossing an epic moment. He was very ironic, very nice, a great director and he was probably the person who knew me best.
You worked with some of the greatest directors from Bernardo Bertolucci to Mario Monicelli, from Ettore Scola to Carlo Lizzani, from Luigi Comencini to Bigas Luna, Tinto Brass, Lina Wertmüller, Ferzan Ozpeteck and many more…
My future lays in my past, was written once by a critic when referring to me. He nailed it. The great cinema that I was fortunate enough to be part of represents the basis, the pillars of my career. It’s like a bust that has always protected me. Even in my darkest moments, even in less unfortunate experiences.
Seeing you in films you leave the impression that acting comes natural for you: you can’t feel any training behind it, anything forced or any struggle. And you succeeded to be equally credible whether playing the role of a wife, mistress, obscure object of desire, mother…
The fact that no training is perceived is because I didn’t study. I have a school of life and training gained on the set and most of all an unstoppable curiosity: I am fascinated by people, sometimes maybe too much. I believe that in order to be credible in any role you need to sabotage the role itself a little: never finishing it…I played the role of the mother but I also always placed myself inside the woman; if I played a woman with the capital letter “D”, I also always put inside her a bit from the mother and so on. It’s a recipe that works very well in real life as well.
Do you regret anything regarding your artistic training?
No, because I consider myself to be very fortunate. But if I could start all over again I would dedicate more time to theater in order to educate myself. The same way I advised my daughter Amanda to do. However, I tried to attend training courses once. But I gave up almost immediately: I couldn’t fit in. I was either too far ahead or too far behind.
My father wanted that I become an actress! He died when I was eight years old and from that moment on all my parents’ brothers became my fathers. Most of them though didn’t want that I pursue a career in cinema and it was my mother to say yes! Regarding the ‘Il giardino dei Finzi Contini’ she confesses: “Giorgio Bassani wanted an Italian actress and he wanted to be me. Then he chose Dominique Sanda. But there is need for everything in life. With that occasion I proved to myself that I was not at all jealous: I was sad for myself but I was very happy for Dominique! Honestly”. Besides cinema she has also done theater: “Theater is the maximum level for an actor, but in order to perform more theater I would have had to have two lives”.
You have also done a lot of work in television, a very different means from cinema…
When I make my choices in film I don’t take the audience into account, I decide according to my own wished and I am freer. In TV is different… I understand that this machine can be found in every house and people receive my images and my interpretations without having any choices, as it happens in cinema. Thus, for me, the relationship with the public is very different, requiring more responsibility. We can’t pretend to ignore that television enters the majority of homes, that has a formative function and that influences so many people.
Modern and modernist, Stefania is the Italian cinema…
One day a journalist defined me as “the thermometer of the Italian cinema”. And I think that this statement fits like a glove when describing my path. I worked with so many extraordinary actors and directors and I think that being an actor is not only a hobby but hard work: people who withstand over the years are heroes!
What kind of woman are you?
I am two women in one, in reality I am many women, head in the clouds and feet deeply embedded in the ground.

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