The many lives of Venus “Venere dei Mediciˮ The beloved sculpture by Napoleon

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Nowadays the visitors of Florence can take back with them as a souvenir a small replica of David; one would think that this trend for copies is recent, but in reality it is an ancient practice that has been going on since forever. During the Imperial Rome, collectors would decorate their houses with original Greek statues or with reproductions as it can be seen in Pompei and Herculaneum. This fact has ensured through these marbles, the possibility for us to know many of the most important Greek masterpieces which were lost but reproduced in many versions for the collectors’ market.

The admiration for ancient marbles continued throughout the Renaissance period: during this timeframe many ancient sculptures became famous, such as Apollo del Belvedere or Lacoonte, wanted by popes and royalty and studied as models by artists who were making casts or copies for collectors. It was only in the eighteenth century, together with the arrival of the Neoclassicism, when scholars realized that even the presumed original ancient works were mere copies of other sculptures.

This was the moment of Grand Tour, the training voyage of the wealthy European to discover Europe. Surprisingly for us, in Florence at the Galleria degli Uffizi the main attraction for these travelers were not only the Renaissance paintings but more than anything the ancient sculptures. Among these the most famous was Venus dei Medici, a Greek marble from the first century BC, signed on the base by the Athenian Cleomene, inspired from the works of Prassitele, colored in imitation of the real and decorated with real earrings. The piece, preserved in the Medici Villa in Rome, arrived in Florence in 1677 together with other famous ancient sculptures from which Scythian and Wrestlers by the will of the Grand Duke Cosimo III, thanks to the export permit issued by Pope Innocenzo XI before the amazed gazes of those who didn’t understand how such a thing was possible to be granted. Once in Florence, Venus dei Medici was placed in the Tribune, the most famous lounge in the Uffizi Gallery and could be admired there throughout the entire eighteenth century for its proportions, its skin, its breasts, considered to be the most beautiful existing ancient Venus and for this reason it was copied in cast, marble, bronze and porcelain; all visitors would pay the due homage. Among these we need to remember one in particular, Napoleon, who could admire the Venus in 1796 as a guest of the Grand Duke Ferdinando III of Lorena.

A few years later, when Tuscany was governed by Borbone and the French had brought many works of art from Italy and from Florence to Paris, Napoleon remembered Venus and wanted it. The attempt to save it by sending it to Palermo was worthless: the sculpture arrived in Paris in 1803. To fill in the void left behind, the sculptor Antonio Canova was commissioned to create a Venus that is preserved at the Pitti Palace today. The absence of Venus was to be temporary: after the fall of Napoleon in 1815, together with many other stolen works of art, Venus returned to Florence and was relocated in her place in the Tribune.

Italiano

Chi visita Firenze oggi può portarsi a casa come ricordo una piccola copia del David; potremmo pensare che questo gusto per le copie sia recente ma in realtà è antico quanto il mondo. Nella Roma imperiale i collezionisti decoravano le loro dimore con statue greche originali o con le loro riproduzioni, come si può vedere a Pompei ed Ercolano. Questo ha fatto sì che oggi, tramite questi marmi, abbiamo la possibilità di conoscere molti dei più importanti capolavori dell’arte greca andati perduti ma riprodotti in molte versioni per il mercato collezionistico.

L’ammirazione per i marmi antichi è proseguita nel Rinascimento: in questo periodo sono diventate celebri molte sculture antiche quali l’Apollo del Belvedere o il Lacoonte, desiderate da papi e principi e studiate come modello dagli artisti che ne traevano calchi o copie per i collezionisti. Solo nel Settecento, con l’avvento del Neoclassicismo, gli studiosi hanno capito che anche i presunti originali antichi erano copie di altre sculture. Questo è il momento del Grand Tour, il viaggio di formazione dei ricchi europei alla scoperta dell’Europa. In modo per noi sorprendente, nella Galleria degli Uffizi a Firenze la maggiore attrazione per questi viaggiatori non erano tanto e solo i quadri rinascimentali ma, piuttosto, le sculture antiche. Tra queste la più celebre era la Venere dei Medici, marmo greco del primo secolo avanti Cristo, firmata sul basamento da Cleomene ateniese, ispirata alle opere di Prassitele, in origine colorata a imitazione del reale e decorata con veri orecchini. L’opera, conservata a Villa Medici a Roma, arrivò a Firenze nel 1677 insieme ad altre celebri sculture antiche quali lo Scita e i Lottatori per volere del Granduca Cosimo III, grazie al permesso di esportazione di papa Innocenzo XI e nello sconcerto di chi non capiva come fosse possibile concedere questo. Una volta a Firenze la Venere dei Medici fu collocata nella Tribuna, la sala più celebre degli Uffizi, e qui venne ammirata per tutto il Settecento per le proporzioni, la pelle, i seni, venendo considerata la più bella Venere antica esistente e per questo copiata con calchi, marmi, bronzi e porcellane; tutti i viaggiatori le pagavano il dovuto omaggio. Tra questi bisogna ricordarne uno in particolare, Napoleone, il quale, ospite del Granduca Ferdinando III di Lorena, poté vedere la Venere nel 1796. Pochi anni dopo, mentre la Toscana era ormai governata dai Borbone e i francesi avevano portato moltissime opere d’arte dall’Italia e da Firenze a Parigi, Napoleone si ricordò della Venere e la volle. A nulla servì l’averla mandata a Palermo nel tentativo di salvarla: la scultura arrivò a Parigi nel 1803. Per colmare il vuoto lasciato venne commissionata una Venere allo scultore Antonio Canova, oggi conservata a Palazzo Pitti. Quest’assenza doveva rivelarsi temporanea: dopo la caduta di Napoleone, infatti, nel 1815, accompagnata da molte delle opere trafugate, la Venere tornò a Firenze e fu ricollocata al suo posto, in Tribuna.

Uffizi Gallery
Piazzale degli Uffizi, 6, Firenze
Phone: 055 23885
www.uffizi.com

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