October 8th, 1803: the anniversary of the death of Vittorio Alfieri The great playwright, poet and writer resting in Santa Croce in Florence

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Vittorio Alfieri is considered the greatest tragic poet of the Italian eighteenth century and, as if he was the protagonist of one of his tragic opera, he had a rather adventurous life, largely due also to his “tormented” character, an aspect that helped make him a precursor of “romantic” anxieties.

He was less than a year old when he lost his father and at age nine he entered the Royal Academy of Turin, but he could not stand the rigidity of military discipline, and came out in 1766. In 1775 his first tragedy was staged , “Cleopatra”, and the success that followed opened the doors of the Italian theater to him. In the following years he wrote a great deal, about twenty tragedies, such as “Filippo”, “Polinice”, “Antigone”, “Virginia”, “Agamennone”, “Oreste”, “La congiura de’ Pazzi”, “Don Garzia”, “Maria Stuarda”, “Rosmunda”, “Alceste seconda” and with these he became the perfect role model for young writers. He translated a number of Latin texts and devoted himself to the Italian classics, from Dante to Tasso.

It was in 1778 that he left Piedmont and moved to Tuscany, first to Siena and then to Florence. In 1777 he met Luisa, Princess of Stolberg and Countess of Albany; their relationship caused a great scandal because the countess was married and her husband was Carlo Edoardo Stuart, pretender to the throne of England and many years older than her. The Countess of Albany became Alfieri’s companion and to her he devoted many of his “Rime”. On the 8th of October, 1803, at just 54 years old, Vittorio Alfieri died in Florence, attended by Luisa Stolberg who commissioned to Antonio Canova Afieri’s tomb in the Basilica of Santa Croce in Florence.

Italiano

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Vittorio Alfieri è considerato il maggiore poeta tragico del Settecento italiano e, come fosse il protagonista di una sua opera tragica, ebbe una vita piuttosto avventurosa, dovuta in buona parte anche al suo carattere “tormentato”, aspetto questo che contribuisce a renderlo un precursore delle inquietudini “romantiche”.

Aveva meno di un anno quando rimase orfano di padre ed a nove anni entrò nella Reale Accademia di Torino, ma mal sopportava la rigidità della disciplina militare, e ne uscì nel 1766. Nel 1775 venne rappresentata la sua prima tragedia, “Cleopatra”, ed il successo che ne seguì gli aprì le porte dei teatri italiani. Negli anni successivi scrisse moltissimo, circa venti tragedie, fra cui “Filippo”, “Polinice”, “Antigone”, “Virginia”, “Agamennone”, “Oreste”, “La congiura de’ Pazzi”, “Don Garzia”, “Maria Stuarda”, “Rosmunda”, “Alceste seconda” e divenne l’ideale esempio per i giovani letterati.

Tradusse numerosi testi latini e si dedicò ai classici italiani, da Dante a Tasso. Fu nel 1778 che lasciò il Piemonte per trasferirsi in Toscana, prima a Siena e poi a Firenze.
Nel 1777 conobbe Luisa, principessa di Stolberg e contessa d’Albany; la loro relazione suscitò grande scandalo visto che la contessa era sposata e suo marito era Carlo Edoardo Stuart, pretendente al trono d’Inghilterra e di molti anni più grande di lei. La contessa d’Albany divenne la compagna di Alfieri ed a lei sono dedicate molte delle sue “Rime”.  L’8 ottobre 1803, a soli 54 anni, Vittorio Alfieri muore a Firenze, assistito da Luisa Stolberg la quale, commissionandolo ad Antonio Canova, fece realizzare il suo monumento funebre nella basilica di Santa Croce a Firenze.

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