Florence, see the Light and You will see Yourself…

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The so-called Pianta della Catena, attributed to Lorenzo Rosselli, is the first known exemplar in the history of cartography which is intended as a complete representation of the city with all its buildings and the dense network of streets and squares (1471-1482)

In the medieval poetry often there are metaphors that hide other metaphors. The reader never ends to wonder, when, once caught a meaning, catches another, even more hidden, and even more clear and straightforward than the previous. This is what happens in the famous tirade of Dante, in the sixth chant of the Purgatory, which targets Italy, and in the last few verses, the city of Florence.

The theme is the human fatigue of giving itself fixed laws, of finding the essence of morality, of considering what is good beyond an action, a gesture or a decision (“How often in the time you remember, you have altered laws, money, offices and customs, and renewed your limbs!). “See the light”, pressed Dante, and “you will see yourself like the sick patient, who finds no rest on the bed of down, but by twisting about, escapes her pain”. Of course, from a first read one can understand that “the sick” represents a sick woman who twists in bed and tries this way to ease her pain. But, of course, the premise is “see the light”. Observe the behavior of a candle flame when you want to put it out: it stirs, it seems to try and escape our breath, and that is the only way to remain lit. Thus, “the sick” reminds us of the similarity and proximity of its meaning with the flame.

The same “inferno”, full of fire, now appears as a place of instability, of that who can’t find peace, who is never “still”, motionless in fact. Thus, this is an example of how medieval poetry in general, and that of Dante in particular, loves the layering of meanings, but not for pure entertainment. This is not a puzzle game. In fact, the literal meaning, that of the sick woman in bed, introduces an allegoric sense, that of the flame which stirs on the wick, that constrains the reader to embrace a different state of mind: I don’t have to just observe anymore but also experience, from within, that that “see the light” and that “you shall see” are not addressed only to Florence but also to me, the one who is reading. After all who amongst us doesn’t make “so many subtle decisions” and then “in the middle of November doesn’t reach that certain it” that awaits in a row since “October”?

Italiano

Nella poesia medievale ci sono spesso metafore che nascondono altre metafore. Il lettore non finisce di stupirsi, quando, una volta afferrato un significato, ne coglie un altro, più nascosto, eppure ancora più chiaro e diretto del primo. È quanto avviene nella famosa invettiva di Dante, nel sesto Canto del Purgatorio, che prende di mira l’Italia e, nelle ultime strofe, la città di Firenze.

Il tema è la difficoltà umana a darsi delle leggi fisse, a trovare l’essenza della moralità, a considerare ciò che è bene al di là di un’azione, di un gesto o di una decisione (“Quante volte, del tempo che rimembre, legge, moneta, officio e costume / hai tu mutato e rinovate membre”). “Vedi lume”, premette Dante, “e vedrai te somigliante a quella inferma / che non può trovar posa in su le piume / ma con dar volta suo dolor scherma”. Certamente, ad una prima lettura, si capisce che la “inferma” è una donna malata, che si rigira nel letto e cerca così di lenire il suo dolore. Ma, appunto, la premessa è “vedi lume”. Osserviamo proprio il comportamento di una fiamma di candela quando si prova a spegnerla: si agita, sembra scansare il nostro soffio, ed è quello l’unico modo che ha per restare accesa. “Inferma” ci ricorda così la sua assonanza e la sua vicinanza di significato proprio con la fiamma.

Lo stesso “inferno”, pieno di fuoco, ci appare ora come il luogo dell’instabilità, di ciò che non trova pace, che non è mai “fermus”, fermo appunto. È questo un esempio, allora, di come la poesia medievale, in generale, e quella dantesca in particolare, amino la stratificazione di significati, ma non per puro divertimento. Qui non si tratta di un gioco di enigmistica. Infatti, il significato letterale, quello della donna malata nel letto, ci introduce ad un senso allegorico, quello della fiamma che si agita sullo stoppino, che costringe il lettore ad una diversa disposizione di spirito: non devo più semplicemente osservare, ma anche avvertire, dentro di me, che quel “vedi lume” e quel “vedrai te” non sono rivolti solo a Firenze, ma proprio a me che sto leggendo. Del resto, chi di noi non fa “tanto sottili provedimenti” e poi “a mezzo novembre non giugne quel che” “d’ottobre” fila?

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