The Great Flood – Il parere del geologo

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L’alluvione del 1966 è stata la più grande che ha colpito Firenze, non solo a causa delle forti piogge nelle ore immediatamente contingenti, ma anche perché i giorni precedenti erano stati molto piovosi e di conseguenza i livelli dei fiumi erano già alti di per sé ed il suolo non era in grado di assorbire adeguatamente le nuove precipitazioni. Oggi il problema non è se Firenze sarà nuovamente colpita da un’alluvione, ma quando.
Quali sono le differenze fra il 1966 e oggi? Le cattive notizie sono che, nonostante tutto, negli anni successivi al disastro molte aree che erano state allora allagate sono state urbanizzate, principalmente con insediamenti industriali e commerciali. Anche per questa ragione il 30% delle attività economiche toscane sono a rischio alluvione. Questa urbanizzazione selvaggia ha inoltre distrutto la rete di canali che furono costruiti ai tempi di Pietro Leopoldo nel 1700, senza che venissero sostituiti. In questo modo le acque piovane giungono prima e più velocemente ai fiumi, aumentando il rischio a valle. Alcune aree del Valdarno superiore, che si allagarono nel 1966, sono state bonificate e non corrono il rischio di essere nuovamente allagate. Al contempo, quindi, anche le acque che quella volta rimasero lì, oggi scenderebbero verso la città.
Ma ci sono anche buone notizie: il miglioramento del sistema di previsioni meteo e di Protezione Civile (che in Italia sono fra i più avanzati nel mondo) consentirebbe di aprire le dighe prima della piena, e quindi, in questo modo, anziché concorrere alla piena, potranno ridurla. Inoltre il sistema di allerta riuscirà a spostare ai piani alti degli edifici beni artistici e culturali a rischio. Nel 1966 la portata massima del fiume è stata calcolata in 4.300 mc/sec. Negli anni ‘70 le basi del Ponte Vecchio e del Ponte Santa Trinita sono state abbassate, aumentando la portata del fiume in quel tratto da 2.500 to 3.400 mc/s.
Oggi dai 2.800 mc/s in poi inizierebbe l’allagamento delle Cascine e con 3.000 l’Arno fuoriuscirebbe dalle spallette verso Santa Croce al Ponte alle Grazie. Per una soluzione migliore bisogna aspettare il 2022, quando verranno conclusi alcuni lavori importanti: le casse di espansione in Mugello e nel Valdarno superiore, in cui potrà riversarsi l’acqua in eccesso, e altre opere nel reticolo fluviale minore. Ma anche con queste opere se Firenze si salva, a valle ci potranno essere ancora gravi problemi.

The 1966 flood has been the strongest ever in Florence not only because the huge precipitation occurred in november 4, but also because it followed a very rainly period, thus river levels were high and soil retention of the new waters was low.
The question is not if a new flood will impact Florence, but when.
What is the difference between 1966 and us? The bad news are that, despite the disaster, many areas interested by the flooding has been urbanized, mainly for industrial and commercial purposes in the following years: also thanks this, 30% of economical activities are at flood risk in Tuscany, a very high issue non only by an economical point of view, but also for the environment. These wild urbanizations also destroyed the channel net built by Pietro Leopoldo in the XVIII century, without any recovery attempt, resulting in faster arrival of rainwaters in the rivers, that rise up flood risk downstream. More, many areas flooded in 1966 upstream Florence cannot be flooded currently, because of reclamations works, so waters stored there that time, now would arrive in the city.
But there are also good news.
The implementation of weather forecasting and the Civil Protection (that are among the best worldwide) allows us to open the dams before the flood: in this way dams will not concurr to the flood level and, instead, they can retain some waters, reducing the flow. In 1966 the maximum flow has been calculated in 4.300 mc/sec. Moreover, the alert system will move artistic and cultural heritages in higher levels in the buildings. In the 70’s the bases of Ponte Vecchio and Ponte Santa Trinita has been lowered, thus improving from 2.500 to 3.400 mc/s the flow capacity.
Today with more than 2.800 mc/s the flood begins in Cascine, and with 3.000 escapes toward Santa Croce at Ponte alle Grazie.
For a satisfying solution we must wait 2022, when some important works, such as some retention basins in which the flood in excess can be stored in Mugello and upper Valdarno and other accomodation in the fluvial network will be finshed.
But if these work would save Florence, for the lower Valdarno many problems are still open.

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