A few words with Charlie Siem The talented violinist who has chosen to live in Florence

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In an ancient brunelleschian palace in Florence resides the violinist Charlie Siem. I am greeted by the gentle smile of this man in his blue silk pyjamas. His fine clothing is well suited to the style of the apartment: high ceilings, minimalist interior and sophisticated decor.

Two chairs have already been prepared for the occasion, so that as soon as the camera stopped taking pictures of the artist he deliberately allowed, the interview would begin. “It just loves to take pictures of me” he laughs. The choice of his recent Florentine move is due to the combination of its proximity to Monaco, where he mainly lives, and his love for the Tuscan countryside. He explains that “it’s only about three hours away” so when he does not spend his free time practicing or reading a book, he loves to take the highway and drive around the area.

His career quickly took off as he studied with violinists such as Itzhak Rashkovsky and virtuoso Shlomo Mintz. The ability to express himself through music is, for him, a great privilege to able to overcome the most difficult aspects of life and be honest with his inner self. He continued saying that “every moment of my life, somehow, is defined by music”.
When I meet him, at around 11.00 in the morning, he was already finished with his daily practice session: without technique there is no depth to the interpretation of a piece, because he emphasises that “technique is to serve the interpretation”. And he proves it to me by performing “Ballade” by Ysaye on his Guarneri del Gesù: swift fingers, impeccable intonation and a completely clear mind from any thought.

Perfection in music does not exist, but if I had to imagine it, then it would be very close to what I was hearing that morning. However, it was a very calm performance compared to that of Lady Gaga’s which, after a second’s hesitation, is the first thing that comes to mind when asked about the strangest thing to ever happen during one of his performances: Lady Gaga had grabbed him by the arm to give him a kiss on the face while he was playing (violinists shudder at the mere thought of someone blocking their movements during a performance). Music is in his blood: a descendant of the violin virtuoso Ole Bull, you can feel the excitement in his voice when he speaks about it, what an honour it is to carry that weight and being able to play the same instruments as Paganini from Norway did. Imagining his life without violin, without music, would be impossible, in fact he tells me that “I would be a completely different person”. From these 40 minutes the memory of an open and educated person will remain and I can now imagine him sitting on the sofa reading “Great Expectations” or even eating a delicious scoop of gelato as only Italy can offer.

Italiano

In un antico palazzo di fattura brunelleschiana soggiorna a Firenze il violinista Charlie Siem. Vengo accolta dal sorriso gentile di quest’uomo in pigiama di seta blu. L’abbigliamento bene si adatta allo stile dell’appartamento: soffitti altissimi, arredamento minimale e sofisticato.

Due sedie sono già state preparate per l’occasione, così, appena la macchina fotografica ha smesso di scattare foto all’artista di sua spontanea volontà l’intervista è iniziata. “It just loves to take pictures of me” afferma ridendo. La scelta del recente trascolo fiorentino è dovuta alla combinazione tra la vicinanza al Principato di Monaco, dove prevalentemente vive l’artista, e all’amore per la campagna Toscana. Mi spiega che “It’s only about 3 hours away”, e quando non spende il suo tempo libero allenandosi o leggendo un libro, adora prendere l’autostrada e guida per i territori circostanti.

charlie-siemLa sua carriera è cominciata prestissimo prendendo lezioni da violinisti come Itzak Rashkovsky e il virtuoso Shlomo Mintz. Il potersi esprimere attraverso la sua musica rappresenta un grande privilegio per lui per poter superare gli aspetti più difficili della vita ed essere sincero con quella che è la sua natura interiore. Prosegue dicendomi che “every moment of my life, somehow, is defined by music”. Quando lo incontro, verso le 11.00 di mattina, ha già eseguito la sua sessione di pratica giornaliera: senza tecnica non si può dare spessore all’interpretazione, perché ci tiene a puntaualizzare che “technique is to serve the interpretation”.

E me ne da prova quando esegue “Ballade” di Ysaye sul suo Guarneri del Gesù: dita velocissime, intonazione impeccabile e mente completamente sgombra da qualsiasi altro pensiero. La perfezione in musica non esiste, ma, se dovessi immaginarla, allora sarebbe molto vicina a quello che ho sentito quella mattina. Comunque, è stata una performance molto tranquilla se comparata a quella per Lady Gaga che, dopo un secondo di esitazione, è il primo ricordo a venirgli in mente quando gli chiedo quale sia stata la cosa più strana mai capitata durante una sua performance: Lady Gaga lo afferrò per un braccio per dargli un bacio sul viso mentre stava suonando (i violinisti rabbrivideranno all’idea che qualcuno possa bloccare i loro movimenti durante un’esecuzione). La musica fa parte dei suoi geni: è un discendente del virtuoso violinista Ole Bull, e si può notare dal tono di eccitazione che acquista la sua voce quando ne parla, quale onore sia per lui avere una storia del genere alle spalle e aver potuto suonare gli stessi strumenti usati dal Paganini di Norvegia. Immaginare la sua vita senza il violino, senza la musica, sarebbe impossibile per lui infatti mi dice che “I would be a completely different person”.

Di questi 40 minuti conserverò il ricordo di una persona disponibile ed educata e riesco ad immaginarmelo, ora, seduto sul suo comodo divano leggendo “Great Expectations” o mangiando una golosa porzione di gelato come solo in Italia sono capaci di offrire.

www.charliesiem.com

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