The juicer

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Illustrazione di Michele Isola

He knew. He knew that he had to keep things in a better manner, that he had to put them back into their place after he used them. “Order!” his mother always shouted. “Order has to be a priority!” his teachers repeated like madmen. But him, nothing, he didn’t understand. It was like a damnation of his soul: how was he supposed to manage now without the juicer? How would he be able to bring out the juice from within things, their most inner soul, now that he couldn’t even cross the city because those damned people have closed the streets because of a road construction side with a rapid effect: big traffic jams in streets and anger from window to window. Certainly Leonardo couldn’t risk making a wrong culinary move: his physique had always demanded only the citric of flavors, the condensation that was obtained if one would apply it on oneself. “Love yourself and always choose the best but first of all always remember: order!” his mother always shouted. Order! But what kind of order could there be ever if those from the City Hall couldn’t guaranty a normal flow of the traffic? Order of what? How come order? And more than anything: what kind of order was ever invented in order to know where the juicer will end up, which however someone certainly took yesterday evening after the party. Surprise party, to be clear. But a party anyway, here: what type of order needed to be adopted to withstand the rigors of people who after they drank they would turn into something different or they would do things which, in the spirit of the party, were jokes. It wasn’t clear. And anyway: wasn’t it possible that one of them had fun and hid the juicer? His head was pounding with questions after questions while looking at the living room which, being the room of the party, was in a perfect order. But now, the devil was hiding in particularities and you go and find out if someone rudely took the household object and has done things that only Leonardo could have done. For example: He didn’t need to squeeze the pulp of apples or pears. No, the juicer served him to squeeze the reality, to get to the core of the question. Every morning he would go into the kitchen and squeeze the reality through that thing that now someone took away. Would his life remain the same or would it change? Or maybe, someone would give him a new juicer?
Italiano
Lo sapeva. Lo sapeva che doveva tenere le cose meglio, che doveva rimetterle al proprio posto una volta che le aveva usate. “L’ordine!”, esclamava sempre sua madre. “L’ordine deve essere la prima cosa!”, ripetevano come ossessi i suoi insegnanti. E invece lui nulla, lui non aveva capito. C’era da dannarsi l’anima: come avrebbe fatto ora senza lo spremiagrumi? Come sarebbe riuscito a tirare fuori il succo dalle cose, la loro anima più intima ora che non poteva neppure attraversare la città perché quei maledetti avevano chiuso le strade per via di un cantiere stradale a effetto rapido: maxi ingorghi nelle strade e rabbia da finestra a finestra. Leonardo non poteva certo rischiare di sbagliare mossa culinaria: il suo fisico esigeva sempre e solo la gruma dei sapori, la condensa che si ricava se solo ci si applica. “Amati e scegli sempre il meglio ma ricordati però prima di tutto una cosa: l’ordine!”, esclamava sempre sua madre. L’ordine! Ma che ordine poteva esserci mai se anche quelli del Comune non riuscivano a garantire una viabilità normale? Ma ordine di cosa? Ordine come mai? E soprattutto: che ordine avrebbe mai escogitato per sapere dove era andato a finire lo spremiagrumi che tanto se lo era sicuramente preso qualcuno ieri sera dopo la festa. Festa a sorpresa, sia chiaro. Però sempre festa era e allora, ecco: che ordine si doveva adottare per resistere agli imprevisti di gente che dopo aver bevuto si trasformava in qualcosa di diverso o faceva cose che, sotto il segno della festa, erano spiritosaggini? Boh, non si capiva. E comunque: non è che qualcuno poi si era divertito a nasconderlo lo spremiagrumi? La testa gli martellava domande su domande mentre guardava il salotto che, per essere stata la stanza della festa, era ordinatissima. Ora però il diavolo si nascondeva nei particolari e vai a sapere tu se qualche screanzato aveva preso l’oggetto domestico e ci aveva fatto cose che solo Leonardo poteva fare. Tipo: a lui non serviva per spremere la polpa delle mele o delle pere. No, a lui lo spremiagrumi serviva per spremere la realtà, per arrivare al nocciolo della questione. Tutte le mattine andava in cucina e spremeva la realtà attraverso quell’arnese che qualcuno ora gli aveva preso. La sua vita sarebbe stata la stessa o sarebbe cambiata? O forse qualcuno gli avrebbe regalato un nuovo spremiagrumi?

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Journalist for Corriere Fiorentino and writer | Giornalista del Corriere Fiorentino e scrittore

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