From the San Salvi Cenacle Museum to the Cloister of votes of Santissima Annunziata Masterpieces to discover and rediscover

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Andrea del Sarto, Last Supper, 1511-1527, San Salvi, Florence Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto

Vedere Firenze da uno dei colli che le fanno serto è commovente come leggere una pagina di poesia altissima. Muoversi però nelle sue vie ingolfate da un’umanità incolonnata dietro segnacoli d’ombrelli chiusi e bandierine, in uno scontro assiduo d’innumeri flussi controcorrente, è come stare sulla bocca d’un formicaio costipato. Nessuno ovviamente sarà tanto ingenuo da sperare che ospiti provenienti dall’altro emisfero rinuncino al David o a Botticelli; non di meno, se ci s’impegnerà nella divulgazione della conoscenza d’altri siti di rara bellezza e d’assoluta importanza storica (e sono tanti), chi verrà a Firenze ne metterà in programma almeno una visita.

Rosso Fiorentino, “L’Assunzione di Maria”,
Santissima Annunziata, Chiostrino dei Voti, Florence

¿Quanti fiorentini conoscono il Museo del Cenacolo di San Salvi? ¿Quanti sanno che l’Ultima cena che vi affrescò Andrea del Sarto è una delle opere più importanti di tutto il Cinquecento italiano? ¿Quanti sanno che quella pittura monumentale, conservatasi come poche altre e destinata a esser demolita con tutto il monastero al tempo dell’assedio del 1529, si salvò perché gli uomini mandati ad atterrare l’edificio si rifiutarono anche solo di toccarla? ¿Se quell’affresco non l’hanno mai visto i fiorentini, come possono conoscerlo i forestieri? Poche centinaia sono le persone che in un anno entrano in quel museo, dove, oltre tutto, accanto a ragguardevoli pale d’altare di quello stesso secolo, sono esposti i marmi della grandiosa sepoltura di san Giovanni Gualberto; la quale agli esordi del Cinquecento, pur ancora da montare (e così sarebbe rimasta per sempre), fece stupire Firenze, come assicurano le fonti. Del Museo del Cenacolo d’Andrea del Sarto si dice che sia fuori mano: in autobus venti minuti da piazza San Marco! Si dice poi che le auto non hanno dove parcheggiare. ¿Quanti posti macchina si potrebbero trovare (purché si voglia, però) nell’area di San Salvi, ch’è lì accanto? Il fatto è che David e Botticelli sono più che sufficienti come richiamo (quando l’interesse sia soltanto economico). Di sicuro, però, non sarebbero sufficienti se invece stesse a cuore l’educazione dei giovani o se davvero si volesse cominciare a decongestionare il centro storico.

Dopo San Salvi ci si volga alla Santissima Annunziata, luogo di fede ma anche di cultura storica e artistica ineguagliabile. La chiesa accoglie capi d’opera di molte stagioni e di mano d’artefici di virtù poetiche insigni: da Michelozzo a Luca della Robbia, da Andrea del Sarto a Giambologna. Per accedere al tempio si transita (ora come in antico) da un piccolo chiostro, chiamato appunto il “Chiostrino dei voti”, sulle cui pareti hanno in gioventù affrescato Andrea del Sarto (che aveva ventitré anni quando per la prima volta nel 1509 ci mise piede, dipingendovi sette lunettoni; e ci lavorò fino al 1514), e, con Andrea, il Rosso Fiorentino (che a diciassette anni vi entra per dar mano al Sarto, suo maestro, e a venti affresca da solo nel 1514 l’Assunzione della Vergine), e poi, insieme al Rosso, il Pontormo (che illustra, lui pure ventenne, la Visitazione, proprio accanto all’Assunta). Coi nomi che si sono or ora proferiti riuscirà facile comprendere che il Chiostrino della Santissima Annunziata è il luogo dove nasce la lingua figurativa della “maniera moderna”: quei tre pittori detteranno il passo all’arte del Cinquecento (e oltre) non soltanto a Firenze e in Toscana, ma anche di là dalle Alpi: Andrea nel 1518 sarà richiesto dal re di Francia, Francesco I, e presso di lui soggiornerà per un anno; e il Rosso sarà, anch’egli, con Francesco I, addirittura rivestendo il ruolo d’artista di corte, dal 1530 al 1540. Ebbene, sono molto pochi a sostare nel Chiostrino de’ voti per conoscere le opere che fanno di quel luogo, elegante e austero a un tempo, uno dei più pregiati di Firenze. E la responsabilità dell’ignoranza d’un ciclo che invece è capitale per la storia dell’arte, ricade su chi non s’è mai adoprato per divulgarne la conoscenza. Né, d’altronde, si tratta di un’inadempienza isolata.

Pontormo, “Visitazione”,
Santissima Annunziata,
Chiostrino dei Voti, Florence

¿Quale opera della Rinascenza è in grado d’attestare la geometrica purezza della prospettiva rinascimentale e l’umanistica aderenza al dato naturale meglio dell’Ultima cena d’Andrea del Castagno a Sant’Apollonia? ¿O quale dipinto può dare, più delle Ultime cene del Ghirlandaio a Ognissanti e a San Marco, limpida prova della convivenza di soavità linguistica e di veridica plasticità nel secondo Quattrocento? E poi le vibratili dolcezze del Perugino nell’affresco del Cenacolo di Fuligno… E le immagini di controriformato ‘decoro’ nelle Cene di Santi di Tito alla Santissima Annunziata o d’Alessandro Allori a Santa Maria Novella… Se mi fermo è per stanchezza. ¿Ma chi conosce queste ricchezze? ¿E chi conosce i tanti luoghi belli nei contorni di Firenze, immediati o poco discosti? Per offrirli al godimento della gente m’ero inventato la collana di mostre, allestite nel territorio, intitolata “La città degli Uffizi”. Sotto quest’epigrafe, capace di sedurre connazionali e forestieri, sono state ordinate in sette anni (fra il 2008 e il 2014) diciotto mostre, toccando paesi e città che con la Galleria fiorentina condividono tratti di cultura. Sono state tutte occasioni per esibire opere che, quantunque storicamente importanti, erano nel museo conservate per lo più nelle stanze della riserva. In virtù del connubio con gli Uffizi la gente del posto prendeva coscienza della nobiltà della sua terra; mentre chi veniva di fuori (e spesso di lontano) apprezzava, insieme alla mostra per cui s’era mosso, la struttura gentile di borghi antichi e i paesaggi solari della Toscana.

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Ecco cos’è il “museo diffuso”: binomio sulla bocca di tutti quelli che vogliono dare a vedere d’essere aggiornati sul patrimonio d’arte e storia dell’Italia, ma che, pur potendo far qualcosa, sempre si fermano alle parole. Estendere le conoscenze significa anche dilatare gli spazi; che poi è una delle soluzioni da adottare per evitare le concentrazioni nei posti usuali. Si dirà che un lavoro così capillare richiede troppo tempo e che di tempo ce n’è poco. Risponderò che alla negligenza, all’incuria, all’improvvisazione, al disinteresse di decenni, non si rimedia con un tocco di magia. Per sanare i guasti cagionati in tanti anni è necessario fare progetti di vista lunga. So che ora, chi ragioni così, non è amato. Questa è la stagione degli annunci sensazionali, delle proposte inebrianti, della demagogia travestita; non quella della riflessione soppesata. Il pensiero è roba da vecchi. Ma, come dice la nuova leva: “Ce ne faremo una ragione”.

Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto
Via di San Salvi, 16 , Firenze
Phone 055 2388603

English

To see Florence from one of the hills that encircle it like a crown is as touching as reading a page of deep poetry. But moving through its streets jammed by a humanity standing in line behind closed umbrellas and flags, in a assiduous battle against the countless upstream flows, is like standing on the mouth of a constipated anthill. Obviously no one can be so naive to hope that the guests arrived from other hemispheres would give up David or Botticelli; at the same time if we would engage to divulge the knowledge of other sites of rare beauty and absolute historic importance (and there are many), whomever would come to Florence would plan at least one visit.

How many Florentines know about the San Salvi Cenacle Museum? How many of them know that the Last supper painted by Andrea del Sarto is one of the most important works of art from the Italian sixteenth century? How many of them know that this monumental painting, preserved as few others, destined to be demolished together with the monastery at the time of the siege in 1529, was saved because the people sent there to bring down the structure refused to even touch it? If that painting has never been seen by the Florentines, how can it be known by foreigners? Less than a hundred people enter that museum in a year, where, more than anything, alongside notable altarpieces from that same century, are exposed the marbles of the great tomb of San Giovanni Gualberto; which at the beginning of the sixteenth century, although still to be assembled (and it would remain like this forever), amazed Florence, as sources assured. Of the Cenacle Museum it is said that is out of hand: twenty minutes by bus from Piazza San Marco! Then it is said that cars have no place to park. How many parking spaces there could be found (if one want too though) in the area of San Salvi which is very close? The fact is that David and Botticelli are more than enough (when the only interest is the economical aspect).

Surely, though, it wouldn’t be enough if we would care about the education of the young people or if there was a true desire to decongest the historic center of the city. After San Salvi one may turn to the Santissima Annunziata, a place of faith but also of historical and unparalleled artistic culture. The church contains masterpieces of many seasons and realized by artists of distinguished poetic virtues: from Michelozzo to Luca della Robbia, from Andrea del Sarto to Giambologna. In order to enter in the temple, one passes through (now as in the past) a small cloister, appropriately called the “Cloister of votes” of which walls have been painted by Andrea del Sarto in his youth (who has twenty three years old when he first stepped in the church in 1509, painting seven lunettes; and he worked on them until 1514), and together with Andrea, Rosso Fiorentino (who at seventeen years old came in to help Andrea del Sarto, his mentor, and at twenty years old he painted by himself in 1514 the Assumption of the Virgin) and then together with Rosso Fiorentino, Pontormo (also in his twenties, who illustrates the Visitation, right next to the Assumption). With the names that were mentioned just now, it would be easy to understand that the cloister from Santissima Annunziata is the place where the figurative language of a “modern manner” is born: those three painters will determine the pace of art in the sixteenth century (and beyond) not only in Florence and Tuscany, but also beyond the Alps: in 1518, Andrea was requested by the king of France, Francesco I, and he would remain there for a year; and Rosso will also be around Francesco I, embracing the role of the court’s artist from 1530 to 1540. However, there are few to stop in the Cloister of votes in order to discover the works which make that place, elegant and austere at the same time, one of the finest in Florence. And the responsibility for the ignorance of a cycle that is rather capital for art history, falls on those who have never engaged in disseminating knowledge. For that matter it’s not an isolated failure.

Which work of art from the Renaissance period is able to certify the geometric purity of the Renaissance perspective and the adherence to the human nature better than the Last supper by Andrea del Castagno at Sant’Apollonia? Or which painting can give, more than the Last suppers by Ghirlandaio at Ognissanti and at San Marco, a clear evidence of the coexistence of linguistic sweetness and truthful plasticity in the second half of the fifteen century? And then the sweetness vibrating from Perugino’s painting of the Fuligno Cenacle… And the images of the Counter “decorum” in the Suppers by Santi di Tito at Santissima Annunziata or by Alessandro Allori at Santa Maria Novella… If I stop is because of tiredness. But who knows about these riches? And who knows about the many beautiful places in the immediate vicinity of Florence or a little further? In order to offer them for people to enjoy I created a series of exhibits, set up on the territory, entitled “The city of Uffizi”. Under this epigraph, capable to seduce countrymen and foreigners, have been requested in seven years (between 2008 and 2014) eighteen exhibits, including countries and cities which with the Florentine Gallery share cultural traits. There have been occasions to exhibit works that, though historically important, were preserved in the museum, for the most part in the stock room. By the virtue of the collaboration of Uffizi, the local people started to acknowledge the nobility of their own land; while those who came from the outside the borders (often from far away) appreciated, along with the exhibit for which they came, the gentle structure of the ancient villages and the solar views of Tuscany. This is what a “widespread museum” is: the combination on the lips of all those who want to give the impression to be updated on the artistic heritage and the history of Italy, but when the possibility to do something exists, they always stop at words.

To broaden the knowledge also means broadening the spaces; then this is also one of the solutions to be adopted in order to avoid congestion in the usual places. Some may say that such a detailed work takes a long time and that there is little time. I reply that carelessness, neglect, the improvisation, the decades of neglect, can’t be remedied with a touch of magic. To remedy failures caused in so many years it’s necessary to make farsighted projects. I know now, that those who think in this manner, are not loved. This is the time of sensational announcements, intoxicating proposals, disguised demagogy; not that of weighed up reflection. The thought belong to the elderly. But, as the new generation says: “We will make up a reason”.

For information call Basilica della Santissima Annunziata
Piazza S​antissima​ Annunziata,​ Firenze​
​Phone ​055 266181

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