Filippo Corsini The most cheerful and passionate person I’ve ever met

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Surrounded by the soft colors of the Tuscan countryside, among the sweet hills of the Chianti land, extend the fifty hectares of vineyard from the estate Villa Le Corti, fifty kilometers from Florence, at San Casciano in Val di Pesa. Here, the Corsini family produces classic Chianti and IGT Principe Corsini, but the story I am going to tell you is about Fico, the wine designed by the happiest and most passionate person I’ve ever met: Filippo Corsini.

It was a hot day in late June 2014, our last year in high school, and as usual Filippo joined me at home to prepare for the finals. The willingness to open the books was present, but the actual desire lacked on both sides, also aided by the heat and the fact that we were meant to be the last to take the oral test, thus we sat in the garden and, with the great simplicity he was distinguished by, and with that light in his eyes that never ceased to shine, he started to recount his dreams for the future. I saw the end of the finals as a wall which I couldn’t escalate to catch a glimpse of what expected me in the near future and I was admiring with all my heart the determination of that young man that had no doubt about how he will spend the following months: “I want to take a year off and travel around the world”. And that was exactly what he did. It may seem like the whim of any eighteen year old, but Filippo was anything but common. His was not a leisure journey, but a path to discover himself and nature.

The first flight took him in South America, initially in Buenos Aires, where he had the chance, at the Distilleries Fratelli Branca, to be part of their marketing division, without reservation of pulling up his sleeves and help the workers to unload trucks with his own hands; later on he stopped at the Bodega Chacra, where, in the vineyards of his cousin Piero Incisa della Rocchetta, learned how to experiment with clusters of grapes, observing and respecting the time required for nature to carry out its wonders. With a decisively enlarged personal baggage, he headed to the third and last stop, preceding his return home: New York. In the Big Apple he worked for Babbo Ristorante Enoteca where he took on different tasks from the hardest to the easiest, including washing dishes, because “this is the only way you can understand the essence of work, of things and of life”, as he used to say.

Returned to Italy, Filippo had his own story to recount and his experiences to share and he would have done so, following the footsteps of his father Duccio, but in his own way, creating his own wine, Fico. Filippo’s vineyards are next to an old fig tree, in fact it was that tree that inspired the name for his wine. Fico is a biologic wine that reflects on the flavor of the clayey soil where it grows, result of numerous intermediate operations performed with great passion and respect for nature, born from plants of which dried leaves are cut off with the delicacy that only human hands can be capable. The attention to nature, authenticity, passion and sensitivity are essential elements for the realization of Fico, and it is these aspects that remind me of Filippo, a prince by name, but most of all by his soul.

Italiano

Immersi nei tenui colori della campagna toscana, tra le dolci colline del Chianti, si estendono i cinquanta ettari di vigneti della tenuta Villa Le Corti, a quindici chilometri da Firenze, a San Casciano in Val di Pesa. Qui, la famiglia Corsini produce Chianti classico e IGT Principe Corsini, ma quella che mi appresto a raccontare è la storia di Fico, il vino completamente ideato dalla persona più allegra e appassionata che io abbia mai incontrato: Filippo Corsini.

Era una calda giornata di fine giugno 2014, il nostro ultimo anno di liceo, e, come da abitudine, Filippo mi raggiunse a casa per prepararsi all’esame di maturità. La buona volontà di aprire i libri era presente, ma la voglia effettiva scarseggiava da entrambe le parti, complice il caldo e il sorteggio che ci aveva destinati ad essere ultimi alla prova orale, così ci sedemmo in giardino e lui, con la grande naturalezza che lo contraddistingueva e con quella luce negli occhi che non smetteva mai di brillare, cominciò a parlarmi dei suoi sogni per il futuro. Io vedevo la conclusione dell’esame di maturità come un muro oltre il quale non mi era possibile sporgermi per dare un’occhiata a cosa mi avrebbe atteso subito dopo e ammiravo con tutta me stessa la determinazione di quel ragazzo che non aveva nessun dubbio su come avrebbe investito i mesi successivi: “voglio prendermi un anno sabbatico e girare il mondo”. E fu esattamente ciò che fece. Potrebbe sembrare il capriccio di un diciottenne qualunque, ma Filippo era tutto fuorché banale. Il suo non fu un viaggio di piacere, ma un percorso alla scoperta di se stesso e della natura.

I vigneti di Filippo si trovano vicino ad un antico albero di fico, ed è proprio quell’albero ad
avergli ispirato il
nome per il suo vino

Il primo volo lo portò in Sud America, inizialmente a Buenos Aires, dove alle Distillerie Fratelli Branca ebbe la possibilità di prendere parte della loro divisione marketing, senza riservarsi di tirare su le maniche della camicia e aiutare gli operai a scaricare i camion con le sue mani; successivamente si fermò a Bodega Chacra, dove, nei vigneti di suo cugino Piero Incisa della Rocchetta, imparò a sperimentare con i grappoli d’uva, osservando e rispettando i tempi che occorrono alla natura per compiere le sue meraviglie. Con un bagaglio personale decisamente maggiorato, si diresse verso la terza ed ultima tappa che precedeva il suo rientro a casa: New York. Nella grande mela lavorò per Babbo Ristorante Enoteca dove svolse mansioni di qualsiasi tipo, dalla più impegnativa alla più modesta, compreso il lavapiatti, perché “solo così si entra nell’essenza del lavoro, delle cose e della vita”, come diceva lui.

Rientrato in Italia, Filippo aveva la sua storia da raccontare e le sue esperienze da condividere e lo avrebbe fatto seguendo le orme del padre Duccio, ma a modo suo, creando il suo vino, Fico. I vigneti di Filippo si trovano vicino ad un antico albero di fico, ed è proprio quell’albero ad avergli ispirato il nome per il suo vino. Fico è un vino biologico che riflette il sapore della terra argillosa su cui cresce, risultato di numerose operazioni intermedie compiute con grande passione e rispetto per la natura, nato da piante le cui foglie secche vengono tagliate via con la delicatezza che solo le mani umane possono adoperare. L’attenzione per la natura, la genuinità, la passione e la delicatezza sono elementi essenziali alla realizzazione di Fico, e sono proprio questi aspetti che mi ricordano di più Filippo, era un principe di nome, ma soprattutto lo era nell’animo.
www.ficowine.com

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