The numerous meanings of Dante’s poetry A work that in our days still arouses wonder

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Picture by Wikimedia, Michelangelo​,​ Last Judgment​, Michelangelo​,​ ​Sistine Chapel

In numerous passages of the Divine Comedy, Dante is able to concentrate in a single word, or in a single sentence, various meanings. Often, a single word can be read, and then reread, making one understand it with a differeasense is born which never ceases to amaze. This is the case, for example, of the fourth canto of the Inferno, where Dante recounts waking from the unconsciousness in which he had fallen at the end of the previous canto. And to give him the shock of his awakening is a “truono” which may have at least three meanings: the thunder as loud noise, a throne that is broken, and a Trono, which is one of the angels that govern the divine justice.

“While ​Virgil tries to reassure Dante, there is a sudden flash
of lightning and an earthquake.
After that, Dante faints.​ ​”
Th​is is the​ end​ of​ Canto ​III​ of Dante’s Inferno

Let’s see how. At the end of canto III of the Inferno, Dante is unconscious:
“Fear chills my brow / The sad earth gave a blast, / That, lightening, shot forth a vermilion flame/
Which all my senses conquer’d quite, and I/ Down dropp’d, as one with sudden slumber seized (133-136)”
And the beginning of canto IV:
“Broke the deep slumber in my brain a crash / Of heavy thunder, that I shook myself,/
As one by main force roused (1-3)”.
Surely, the first meaning, a more immediate one, is of a loud noise, in fact a thunder. But Dante also seems to also allude the metaphorical figure of a king who sinking into his own power, falls asleep on the throne, which breaks under his weight, and thus the sovereign is forced to wake up. And, again, the “truono” can only be the Trono, the angel who delivers divine justice (“Aloft are mirrors, you name them Thrones / whence God in judgment shines upon us, par. VIII 61-62), and that, as recounted in the Convivio, has the ability to awaken human conscience. It is indeed the Troni that Dante is referring to in “O Intelligences moving the third heaven” precisely in a hymn meant to revive consciousness: “the reasons heed that from my heart come fourth, / so new, it seems, that no one else should know. The heaven set in motion by your worth,/ beings in gentleness created even,/keeps my existence in its present woe”. As shown, this addition of meanings is not for a mere taste for the enigmatic, but absolutely poetic, so much so that none of the three exclude the other, but each allows a better understanding of the other two.

Italiano

In numerosi brani della Divina Commedia, Dante riesce a concentrare in una stessa parola, o in una stessa frase, molti significati. Spesso, una singola parola può essere letta, e quindi riletta, facendoci intendere qualcosa di diverso. Ma l’aspetto forse più magico della poesia dantesca è che proprio dalla rilettura di significati diversi nasce un senso ulteriore che non ci finisce di stupire. È il caso, ad esempio, del quarto canto dell’Inferno, dove Dante racconta di risvegliarsi dalla perdita dei sensi in cui era caduto alla fine del canto precedente. E a dargli la scossa è un “truono”, che può avere almeno tre significati: il tuono come rumore forte, un trono che si rompe, e un Trono, ovvero uno degli angeli che presiedono alla giustizia divina.

E vediamo come. Alla fine del canto III dell’Inferno, Dante è svenuto:
“La terra lagrimosa diede vento, / che balenò una luce vermiglia / la qual mi vinse ciascun sentimento / e caddi come l’uom cui sonno piglia (133-136)”.
E all’inizio del Canto IV:
“Ruppemi l’alto sonno ne la testa / un greve truono, sì ch’io mi riscossi / come persona ch’è per forza desta (1-3)”.
Sicuramente, il primo significato, più immediato, è quello di un forte rumore, di un tuono appunto. Ma Dante sembra alludere anche alla figura metaforica di un re che sprofonda nel suo stesso potere, si addormenta sul trono che si rompe sotto il suo peso, e così il sovrano deve risvegliarsi. E, ancora, il “truono” non può che essere il Trono, l’angelo che amministra la giustizia divina (“Su sono specchi, che voi dice Troni / onde refulge a noi Dio giudicante”, par. VIII 61-62) e che, come si legge nel Convivio, ha la capacità di risvegliare la coscienza umana. È ai Troni infatti che Dante si rivolge in “Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete”, proprio in un inno al risveglio della coscienza: “udite il ragionar ch’è nel mio core, / ch’io nol so dire altrui, sì mi par novo. / El ciel che segue lo vostro valore, / gentili creature che voi sete, /mi tragge ne lo stato ov’io mi trovo”. Come si vede, questo aggiungersi di significati non è per mero gusto enigmistico, ma assolutamente poetico, tanto che nessuno dei tre esclude l’altro, ma ognuno permette di capire meglio gli altri due.

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