“I want to plant a heart”

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Illustrated by Roberta Briatico, www.sognisucarta.com

The mouth spits out hearts on this gloomy day. Because spitting up hearts is a beautiful alternative than spades for example. Or maybe even than flowers because those need to be cared for with water and need to be placed in the sun. If you think about it, you have to do the same with hearts as well. You need to care for them and they – the hearts, I mean – don’t even have a unique treatment. For example there is no store for hearts. You can’t find a place where a customer goes in and says: “Excuse me. I decided to plant a heart. Do you know how many times I have to water it? How many times do I have to place it into the light? Do you know if it prefers darkness?”. There it is, a store like that has never been seen. Nor has it been talked about among card players, those who maneuver – or try to do it – the decks, the spades, the diamonds and – precisely – the hearts. Just like when it rains outside, they recite to remind us the importance of the symbols: hearts, diamonds, clubs, spades. Thus the mouth spits up hearts. Actually it wants to throw them away. Because chewing hearts, digesting them, drinking them is a dangerous practice. Most of all: a practice that is being done in great solitude. So the mouth spits up hearts because it wants to catch them and make a bouquet. Because it wants for those hearts to become an ordered and wonderful warp, from a fabric that should be worn in the right moment and the right place. Shortly, for those hearts to become a blanket or maybe a beach tent, one of those good ones that shelter you from too much heat.

The mouth decides to spit up hearts because there is a tremendous pressure to keep them all inside: in the end you risk to explode. And during gloomy days, precisely like this one, man goes for a run and sees that there is nothing better left to do than to vomit love, than burping rubies, than submerge everything and everyone in love.

Italiano

La bocca sputa cuori, in questa giornata uggiosa. Perché sputare cuori è una splendida alternativa alle picche, ad esempio. O magari anche ai fiori che quelli vanno curati con l’acqua e vanno messi al sole. Anche coi cuori, a pensarci bene, bisogna fare lo stesso. Te ne devi prendere cura e loro – i cuori, dico – mica hanno un trattamento unico. Non c’è un negozio per cuori, ad esempio. Non si trova un posto dove un avventore entra e dice: “Mi scusi, sa? Ho deciso di piantare un cuore. Sa mica quante volte lo devo innaffiare? Quante volte lo devo tenere alla luce? Sa mica se preferisce il buio?”. Ecco, un negozio così non si è mai visto. Neppure se n’è mai parlato tra giocatori di carte, quelli che manovrano – o provano a farlo – i mattoni e le picche, i quadri e – appunto – i cuori. Come quando fuori piove recitano per ricordarne però l’importanza dei simboli: cuori, quadri, fiori, picche.
La bocca, dunque, sputa cuori. Li vuole cacciare via, per la verità. Perché masticare cuori, digerirli, berli è un esercizio pericoloso. Soprattutto: un esercizio che si fa in grandissima solitudine. Per cui la bocca sputa cuori perché vorrebbe acchiapparli per farne un bouquet. Perché vorrebbe che quei cuori diventassero l’ordito ordinato e meraviglioso di un tessuto da indossare al momento giusto e nel posto giusto. Che quei cuori, insomma, diventassero una coperta o magari una tenda da spiaggia, di quelle buone a ripararsi dal troppo caldo.

La bocca decide di sputare cuori perché è un puttanaio tremendo tenerli tutti dentro: rischi di esploderci, alla fine. E nelle giornate uggiose come appunto questa, l’uomo prende una rincorsa e vede che non resta meglio da fare che vomitare amore, che ruttare rubini, che sommergere tutto e tutti di amore.

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