The keys of Porta San Gallo An ancient, extremely fascinating story

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Porta San Gallo, Florence, Wikimedia Commons

Ricordo ancora il loro ritrovamento e di come, dopo quasi due anni di restauro, nel maggio del 2000, tornarono visibili ai fiorentini, ai tempi in cui ero Assessore alle tradizioni popolari in Palazzo Vecchio. Le quattro Chiavi dell’antica Porta San Gallo furono donate alla città di Firenze secondo le disposizioni testamentarie dello storico Cecil Roth, durante una sontuosa cerimonia nel Salone dei Cinquecento. Le chiavi, restaurate e riportate all’antico splendore, entrarono a far parte della mostra permanente del “Museo storico topografico Firenze com’era”. Dopo secoli, dai magazzini di Palazzo Vecchio e dalla casa d’aste londinese di Sotheby’s, le chiavi poterono tornare alla cittadinanza. Le chiavi ritrovate aprono tre delle dodici porte che scandivano gli ingressi nell’antica città di Firenze. Il caso, infatti, volle che a distanza di pochi mesi dalla donazione di Cecil Roth, proprio in un armadio di Palazzo Vecchio, venissero rinvenute anche le altre due borse con le chiavi di Porta Romana e Porta San Frediano. Nessuno sapeva che quelle chiavi fossero proprio lì! Cecil Roth scrisse diverse lettere a Firenze per donare le chiavi in suo possesso, già nel 1969 al sindaco Bargellini, ma non ebbe risposta. Nel 1999 Luciano Artusi trovò una lettera di Cecil Roth e comprese l’importanza di quella donazione. Da lì partirono i contatti, che si concretizzarono quando mi recai a Londra per vedere una partita di calcio Arsenal-Fiorentina. Fu l’epilogo di una lunga storia iniziata nel 1536, con l’assedio di Firenze da parte delle truppe spagnole guidate da Carlo V, che trafugò le chiavi per impedire che le porte venissero sbarrate e la città difesa. La Porta San Gallo era la più importante poiché controllava la direttrice verso il nord. Dopo lunghe traversie le chiavi erano entrate in possesso di un antiquario londinese e, dopo anni, le chiavi riapparirono nel XIX secolo, proprio a Firenze, presso un antiquario che abitava in via Ghibellina. Dopo la sua morte, nel 1893 furono acquistate dall’antiquario Melli e vendute al collega Gallini. Il 17 maggio del 1894 le chiavi furono esportate in Inghilterra (allora il controvalore era di 100 lire). Il 4 novembre del 1936 furono messe all’asta da Sotheby’s e furono acquistate per tre sterline e quindici scellini dalla signora Irene Roth, moglie del professor Cecil, che le regalò al marito. Il loro valore attuale è di circa 10.000 euro. Le quattro chiavi hanno un peso di due chili, sono realizzate in ferro, sono legate da una catena e sono corredate dell’antica borsa in pelle, che un tempo le conservava. Le Chiavi di San Gallo hanno trovato posto accanto a quelle della Porta di San Frediano e della Porta Romana, anche queste corredate delle borse e provenienti dai depositi comunali. L’ultimo gruppo di chiavi, che ora sono state restaurate, appartiene alle porte dell’ultima cerchia di mura di Firenze, costruite tra il 1284 e il 1333.

UN PO’ DI STORIA
All’entrata delle porte si pagava la gabella. Secondo un’antica descrizione delle rendite e delle spese del Comune di Firenze per l’anno 1339, la gabella delle porte fruttava ogni anno al Comune 90.200 fiorini, la più alta rendita in assoluto! Le chiavi delle porte cittadine erano conservate in Palazzo Vecchio fin dal tempo della Repubblica, da quando cioè furono istituite ufficialmente le cariche col compito di apertura e chiusura delle porte, i cui battenti erano divisi in due scomparti, dei quali usualmente si apriva l’inferiore per far passare pedoni e mezzi. Vi era ritagliata inoltre una porticciola, detta “sportello”, da cui passavano solo i pedoni. Nel XVII secolo, le chiavi si erano distinte in piccole e grandi: le prime aprivano e chiudevano lo “sportello”, le seconde aprivano e chiudevano i battenti più grandi. Quest’attività era svolta dai Tavolaccini di Palazzo Vecchio sotto la sorveglianza del Guardaroba Maggiore, carica tra le più importanti a Corte. Tutti i giorni dell’anno, i Tavolaccini uscivano e rientravano da Palazzo Vecchio con l’intero mazzo di chiavi, la mattina per aprire le porte, la sera, all’una di notte, per chiuderle. La porta veniva abitualmente serrata dagli Stradieri, mentre i Tavolaccini mettevano il chiavistello e giravano la chiave. Prima di chiudere, i Tavolaccini davano l’avviso, battendo il martello tre volte, così che tutte le persone e i mezzi vicini alle porte avessero il tempo di entrare o uscire. Chi era nei pressi gettava un sasso sulla porta per avvisare del suo arrivo; da qui il detto “essere alle porte coi sassi”.

Cecil Roth
Lo storico Cecil Roth (1899-1970) è sempre stato molto legato alla città di Firenze, frequentata per motivi di studio sin dal 1920. È stato professore di Storia Italiana del Medioevo e del Rinascimento, a Oxford e New York, oltre che professore di Storia dell’Ebraismo medievale italiano. Questo spiccato interesse lo rese un appassionato collezionista di opere d’arte dell’ebraismo italiano e, in particolare, della storia della Repubblica Fiorentina.

ENGLISH

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I can still remember their retrieval and how, after two years of restoration, in May 2000, they were returned to the Florentines, in times when I was Councilor of popular traditions at Palazzo Vecchio. The four Keys of the ancient Porta San Gallo were donated to the city of Florence according to the testamentary indications of historian Cecil Roth, during a sumptuous ceremony in the Cinquecento hall. The keys, restored and brought back to their past splendor, became part of the permanent exhibit of the “Historic Topographic Museum of Florence com’era”. After centuries, from the warehouses of Palazzo Vecchio and from the Sotheby’s London auction house, the keys could return to their origin. The retrieved keys open three of the twelve gates that mark the entrances of the ancient city of Florence. As it happened, only a few months from the donation of Cecil Roth, in a closet from Palazzo Vecchio, were also found two other bags which held the keys of Porta Romana and Porta San Frediano. No one knew that those keys were there! By in 1969, Cecil Roth wrote different letters to mayor Bargellini in Florence in order to donate the keys he had in his possession, but didn’t receive any response. In 1999 Luciano Artusi found one of Cecil Roth’s letters and understood the importance of that donation. From then on negotiations began and they materialized when I went to London to watch a soccer game Arsenal-Fiorentina. It was the epilogue of a long story which begun in 1536 with a siege of Florence by the Spanish troops led by Carlo V, who stole the keys to prevent the gates from being locked and the city defended. Porta San Gallo was the most important because it controlled the Northen route. After a long ordeal the keys came into the possession of an antiquarian from London and, after years, the keys resurfaced in the 19th century, in Florence, at an antiquarian who lived in via Ghibellina. After his death, in 1893, they were purchased by antiquarian Melli and sold to his colleague Gallini. On May 17th of 1894 the keys were taken to England (now their value was 100 liras). On November 4th 1936 they were auctioned by the Sotheby auction house and bought for three pounds and fifteen shillings by Mrs. Irene Roth, wife of Professor Cecil, who received them as a gift from his wife. Their current value is of about 10.000 euros. The four keys that weight around two kilograms, are made from iron, are tied by a chain and come with the ancient leather bag which they were once kept in. The Keys of San Gallo found a place next to those of Porta San Frediano and Porta Romana, also accompanied by their bags and coming from municipal warehouses. The last group of keys, that have just been restored, belongs to the gates of the last wall circle of Florence, built in 1284 and 1333.

A BIT OF HISTORY
A small tax had to be paid at the entrance of the gates. According to an old description about the annuities and expenses of the Municipality of Florence for the year 1339, the gate tax annually earned the Municipality 90.200 florins, the highest annuity ever! The keys of the local gates were preserved in Palazzo Vecchio since the times of the Republic, when the offices were officially established with the task of opening and closing the doors, doors that were divided in two compartments, of which the lower were opened to allow pedestrians and vehicles to pass. There was also a small door, called “sportello”, through which only pedestrians could pass. In the 17th century the keys were divided in small ones and large ones: the first ones opened and closed the “sportello”, and the latters opened and closed the larger doors. This activity was carried out by the Tavolaccini of Palazzo Vecchio under the supervision of the Guardaroba Maggiore, having one of the most important positions at the Court. Every day of the year the Tavolaccini would go in and out of Palazzo Vecchio with all the keys, during the morning to open the gates and during the evenings, at 1 am, to close them. The gate was usually clamped by the Stradieri, while the Tavolaccini placed the latch and turned the keys. Before closing, the Tavolaccini gave a warning, by knocking three times with the hammer, this way all the people and vehicles close to the gates had time to enter or exit. Those who were near the gates would throw a rock at the gate to announce their arrival; this is where the expression “being at the gates with rocks” comes from.

Cecil Roth
The historian Cecil Roth (1899-1970) has always felt very close to the city of Florence, which he frequented to study since 1920. He was an Italian History of the Middle Ages and Renaissance professor at Oxford and New York, as well as a History of Italian Medieval Judaism professor. This remarkable interest made him a passionate collector of Italian Judaism works and in particularly works about the history of the Florentine Republic.

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