Maometto e Dante Per unʼinterpretazione più consapevole del testo dantesco

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Illustrazione di Gustave Doré, 1860 Dante, La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVIII, Maometto

Oggi sono in molti a parlare di uno scontro di civiltà tra Oriente e Occidente e, purtroppo, è il nostro amato Dante ad essere spesso tirato in ballo, in realtà per un solo brano dell’intera sua opera. Nel Canto XXVIII dell’Inferno Maometto è sottoposto ad una condanna durissima, tagliato in due da un diavolo. Se non riusciremo a smontare la facile tesi del Dante islamofobo, vorremmo almeno porre alcune circostanze attenuanti. Intanto, c’è da dire che Dante, come i suoi coevi europei, conosceva poco l’Islam. Sulla figura di Maometto, circolavano leggende e racconti ben radicati.

Solo per fare degli esempi, Brunetto Latini, Jacopo da Varagine e Pietro il Venerabile ritenevano che Maometto fosse un cristiano. E che l’Islam non fosse una religione a se stante, ma bensì un’eresia da lui fondata per provocare uno scisma all’interno della Chiesa. Per questo Dante insiste così tanto sul carattere di divisione di Maometto. Virgilio lo descrive così: “E tutti li altri che tu vedi qui, / seminator di scandalo e di scisma / fuor vivi, e però son fessi così (Inf. XXVIII, 34-36)”. “Scisma” è il termine che usa Dante, che poi ribadisce: “un diavolo è qua dietro che n’accisma”. Addirittura, secondo le leggende più diffuse, Maometto era stato formato da un prelato cristiano deluso di non essere diventato Pontefice. E questa è la prima, forte, attenuante, che dovrebbe essere ricordata quando si parla dei rapporti tra Dante e l’Islam. Ma ce n’è un’altra più generale, suggestiva e potente, dimostrata dalla dottrina della giustizia divina che emerge dal Canto XIX del Paradiso. L’Aquila spirituale che dialoga con Dante lo avverte: ciò che accade all’umanità al di là dei confini da lui conosciuti è incomprensibile. Cosa accade, è la domanda riassunta dall’Aquila, a chi nasce “a la riva de l’Indo”, dove “non è chi ragioni di Cristo né chi legga né chi scriva”? Sarà dannato in eterno, anche se è una buona persona, solo perché non è cristiano di fede?

“Or tu chi se’ – rimprovera l’Aquila a Dante – che vuo’ sedere a scranna, / per giudicar di lungi mille miglia / con la veduta corta d’una spanna?”. Tu chi sei, potremmo riassumere, per giudicare così lontano, quando hai la vista così corta? Ecco, il messaggio di Dante è all’opposto di chi fomenta lo scontro di civiltà, ma di sospensione del giudizio di fronte all’imperscrutabile disegno di Dio.

ENGLISH

For a more conscious interpretation of the poem by Dante Alighieri

Today there are many speaking about a clash of civilizations between the East and the West and unfortunately, our beloved Dante is often dragged into the dance, just because one piece of his work. In the XXVIII Chant from Inferno, Mohammed is subject of a harsh condemnation, being cut in half by a demon. If we are not able to dismantle the simple argument of Dante’s Islam phobia, we would like to at least set some attenuating arguments. Meanwhile, there is to say that Dante, like his other European contemporaries, knew very little about Islam. Around the figure of Mohammed there were well-rooted legends and stories.

Only to give a few examples, Brunetto Latini, Jacopo da Varagine and Pietro il Venerabile believed that Mohammed was a Christian. And that Islam wasn’t a religion in itself but a form of heresy founded by Mohammed to provoke a rupture inside the church. For this reason Dante insisted so much on the subject of division realized by Mohammed. Virgilio describes it in this way: “And all the others whom you see / sowed scandal and schism while they lived, and that is why they here are hacked asunder (Inf. XXVIII, 34-36)”. “Schism” is the term that Dante uses, who then states: “a devil is hidden here behind to cut him in half”. In fact, according to the widespread legends, Mohammed had been educated from a Christian prelate disappointed because he wasn’t appointed Pontiff. And this is the first strong argument that should be remembered when we talk about the relationship between Dante and Islam. But there is another one, more general, evocative and powerful, demonstrated by the doctrine of divine justice which arises in the XIX Chant of Paradise. The spiritual eagle that talks to Dante warns him: everything that happens to humanity beyond the borders known to him is incomprehensible. What happens, is the question raised by the eagle, to who is born “on the banks of Indus”, where “who speaks of Christ, nor who doth read nor write”? Will be damned eternally, even if they are good people, just because they’re not a Christian by faith?

“Now who are you – the eagle will reproach to Dante – to get on your high seat and judge lengths of a thousand miles with the short span of your sight?” Who are you, we could conclude, to judge so harshly, when your views of the world are so narrow? Thus, Dante’s message is opposed to those who encourage the clash of civilizations, it is a message of suspending judgment when facing God’s inscrutable image.
 

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