Una storia fiorentina: Renato Fantoni e Eugenio Artom Una grande amicizia, esempio di umana fratellanza

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Due grandi amici, uniti dalla militanza nella stessa forza politica (il Partito Liberale) e dalla passione per la pace, la democrazia, la difesa dei diritti fondamentali. Renato Fantoni (1894-1954) ed Eugenio Artom (1896-1975): un pezzo di storia di Firenze, forse non sufficientemente noto ai suoi cittadini.  Entrambi Consiglieri comunali a Palazzo Vecchio nel dopoguerra (Artom diventerà anche membro della Consulta nazionale e senatore), ma prima ancora entrambi in prima linea nella lotta di Liberazione.

Dallo scorso marzo Fantoni può vantare un riconoscimento ulteriore figlio di quella stagione di scelte difficili, il titolo di “Giusto tra le nazioni” conferito dallo Stato di Israele a coloro che, nel momento del bisogno, si spesero per salvare anche solo una vita umana. Renato, assieme alla moglie Beatrice, di perseguitati ne accolse ben tre sotto la loro ala protettiva: oltre all’amico Eugenio, salvarono la moglie Giuliana e il maggiordomo Amedeo.

Fu il figlio adottivo di Renato, Piero Sarti Fantoni, a contattarmi alcuni anni fa. “Ho una lettera che penso possa interessarti. Forse puoi aiutarmi” mi disse sibillino al telefono. La lettera, pur breve, diceva già tutto. È Giuliana a firmarla, subito dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Beatrice (siamo nel 1951).

“La vostra accoglienza così immediata, affettuosa e senza riserve, oltre alla salvezza materiale, ha ridato col vostro esempio anche la fede nella fratellanza umana” scrive la donna, visibilmente emozionata.

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Da allora, dopo la pubblicazione della lettera sul mensile Pagine Ebraiche e con il prezioso sostegno della stampa fiorentina, che spesso si è occupata della vicenda, questa e altre testimonianze sull’eroismo dei Fantoni hanno preso la strada dello Yad Vashem. Un percorso andato a buon fine anche nel solco di un commovente incontro che fu possibile propiziare nei giorni successivi con la partecipazione di Piero e della signora Fortunee, una delle nipoti di Giuliana. Era la prima volta che si incontravano, ma arrivarono entrambi con le idee chiare. Renato e Beatrice meritavano un posto tra i Giusti.
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Renato Fantoni and Eugenio Artom | A Florentine history, a great friendship and human brotherhood

Two great friends, united by activism in the same political party (the Liberal Party) and the passion for peace, democracy, the defense of fundamental rights. Renato Fantoni (1894-1954) and Eugenio Artom (1896-1975): a piece of Florence’s history, perhaps not sufficiently known to its citizens. Both municipal councilors at the Palazzo Vecchio during the postwar period (Artom will also become a member of the National Advisory and senator), but first of all both of them at the forefront in the struggle for liberation. Since last March Fantoni can boast with an additional acknowledgement, resulted from that season filled with tough choices, the title of “Righteous Among the Nations” conferred by the State of Israel to those who, in times of need, pledged to save even only one human life. Renato, with his wife Beatrice, received three persecuted people under their wing: moreover his friend Eugene, saved his wife Giuliana and the butler Amedeo.

It was the adoptive son of Renato, Piero Sarti Santoni, to contact me a few years ago. “I have a letter that I think it might interest you. Maybe you could help me” he said cryptically on the phone. The letter, however brief, already said everything. It was signed by Giuliana, shortly after hearing the news of Beatrice’s death (we are in 1951). “Your immediate hospitality, unconditional and affectionate, in addition to the material rescue, has restored through your example the faith in the brotherhood of man” writes the woman, visibly moved. Since then, after the publication of the letter in the monthly Hebrew Pages, and with the invaluable support of the Florentine press, that has often covered the matter, this and other testimonies about the heroism of Fantoni have taken the road to Yad Vashem. A road that was successful even in the wake of a moving meeting which was made possible in the following days with the participation of Piero and Mrs. Fortunee, one of Giuliana’s nieces. It was the first time they ever met, but both came with clear ideas. Renato and Beatrice deserved a place among the Righteous.

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Adam Smulevich è giornalista professionista, 31 anni, tifosissimo viola. Lavora all’UCEI, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Cresciuto nel mito di Bartali, ha ricostruito diverse storie inedite su Ginettaccio e gli ebrei sotto il nazifascismo. “Sono vivo perché Bartali mi nascose in cantina” gli ha raccontato nel dicembre di qualche anno fa Giorgio Goldenberg, aprendo la strada al riconoscimento del titolo di Giusto tra le nazioni da parte dello Yad Vashem. Professional journalist, 31 years old, passionate supporter of the violet team (Fiorentina). He works at the UCEI, the Union of Italian Jewish Communities. Raised in the myth of Bartali, he rebuilt several unpublished stories of Ginettaccio and Jews under the Nazi fascism. “I am alive because Bartali hid me in the cellar” Giorgio Goldenberg told him  a few years ago in December, opening the way for the recognition of the title of Righteous among the Nations by Yad Vashem. 

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