Villa “Il Gioiello” Il giardino astronomico di Galileo

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Jost Sustermans, Ritratto di Galileo, 1636, olio su tela, Firenze,Galleria degli Uffizi. Il ritratto più famoso di Galileo Galilei è certamente quello del fiammingo Jost Sustermans che lo ritrasse nel 1636, pochi anni dopo il suo processo, nella villa Il Gioiello. | Jost Sustermans, Portrait of Galileo, 1636, Oil on Canvas, Florence, Uffizi Gallery. The most famous portrait of Galileo Galilei is certainly realized by the Flemish painter Jost Sustermans who retracted him in 1636, a few years after his trial, just in the Villa Il Gioiello.

Una certa innegabile emozione mi ha assalito quando qualche tempo fa ho visitato Villa Il Gioiello ad Arcetri, dove Galileo trascorse gli ultimi anni della sua vita rivoluzionaria. Rivoluzionaria perché, dopo di lui, la scienza non fu più la stessa e perché, proprio grazie a lui, gli uomini divennero un po’ più vicini alle stelle e alla verità sull’universo.

Nel 1633, a settant’anni, dopo un lungo e faticoso viaggio in lettiga, Galileo giunse a Roma per rispondere alla convocazione del Sant’Uffizio che lo accusava di aver pubblicato il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” in cui difendeva il sistema copernicano, trasgredendo agli ordini della Chiesa che gli aveva intimato di non sostenere, insegnare o difendere in alcun modo l’idea che la Terra si muove. Galileo si inginocchiò, abiurò e venne condannato al carcere a discrezione del Sant’Uffizio, carcere che per fortuna si trasformò di fatto nel soggiorno coatto proprio a villa Il Gioiello dove verrà accudito dalla domestica Piera e da due dei suoi allievi più devoti, Viviani e Torricelli, che avevano deciso di vivere lì con lui e che lo accompagnarono fino alla fine dei suoi giorni, l’8 gennaio del 1642. Galileo in questi anni di reclusione continuò la sua attività di ricerca e studio ed è suggestivo sapere che proprio nella sua camera ad Arcetri scrisse il suo ultimo libro importante e che è dall’antana della villa che, prima di diventare completamente cieco, completò la sua ultima scoperta astronomica riguardante la luna.

Si dice che trascorresse molto tempo nel giardino della villa. Amava accudire le viti che vi erano coltivate e camminarvi per contemplare il vicino convento di San Matteo in cui risiedeva la figlia Virginia, monaca con il nome di Suor Maria Celeste, a cui era molto affezionato. Il giardino è piccolo, semplice e intimo e immagino che fosse così anche 400 anni fa. Un universo in miniatura che per Galileo, il quale più di tutto voleva capire “la filosofia [che] è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi”, fu indubbiamente un luogo d’incontro non solo con la bellezza della Natura umanizzata, ma anche con le leggi assolute della Vita e del suo ciclo incessante tra nascita e morte.

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Villa “Il Gioiello” | The astronomical garden of Galileo

A certain undeniable excitement took me over when, some time ago, I visited Villa Il Gioiello in Arcetri, where astronomer and scientist Galileo spent the last years of his revolutionary life. Revolutionary because, after him, the Science would not be the same and because, thanks to his discoveries, the mankind became more intimate with the stars and closer to understanding the truth of the universe.

In 1633, when he was in his seventies and after a long and tiring trip in a litter, Galileo arrived in Rome. The Holy Office had summoned him charging him with heresy after the publication of the “Dialogue Concerning the Two Chief World Systems”, where he was supporting the Copernican theory against the Church and Aristotelian doctrine of the Earth being the centre of the Universe. Galileo kneeled, recanted his theory and was convicted to life prison. The sentence, eventually, was transformed into a forced stay at Villa Il Gioiello where he lived until his death, on the 8th of January of 1642, always surrounded by his faithful governess Piera and by his two most devoted pupils, Viviani and Torricelli. During these years of confinement Galileo never abandoned his researches and studies. It is really fascinating to walk though the rooms of the Villa knowing that it was in this bedroom that he wrote his last important book and that it was from this turret that he completed his last discovery on the moon before becoming blind.

It has been said that he loved the garden very deeply. He spent many happy hours there taking care of the vineyards. And he adored strolling along its paths and contemplating the close by Saint Mathew convent, where resided his beloved daughter Virginia, who had become a nun. The garden is tiny, simple and intimate and I imagine it being the same for the last four hundred years. To a person who, more than everything else, wanted to understand “the philosophy written in this huge book that is open in front of our eyes”, the garden must have been a miniature universe. A place where to admire the beauty of the humanized Nature and meet the absolute laws of Life with its uninterrupted cycle of birth and death.

Ludovica Ginanneschi
Garden Design
Mob +39 338 2589370
www.lggardendesign.com

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