Giovanni Pascoli and Dante Alighieri

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Giovanni Pascoli

On December 4th, 1902, Florentines had the fortune of listening to the greatest poets of all times, Giovanni Pascoli, commenting on the “Sommo Poeta” (the “Supreme Poet”) by excellence, Dante Aligheri. The occasion was Pascoli’s “lecture” on Dante’s Paradise, in a wonderful place, the Orsanmichele church, in Florence.

Pascoli expatiated not only about Paradise, but also provided the framework for an overall interpretation of Dante’s work. But what should have been celebrated as a historical moment in the Italian culture turned into a fiasco. Few, of the people present, stayed to listen to the lecture until the end. The chronicles speak of a general disappointment, which was well matched with the literary climate of time. In fact the three volumes that Pascoli dedicated to Dante, works that nowadays can’t be described other than beautiful (“Minerva oscura”, “Sotto il velame” and “La mirabile visione”) where ripped apart by critics and badly received by the public opinion, in a time when the figure of Dante Alighieri was being rediscovered, after centuries of silence, throughout Western Europe. The “apologies” to Pascoli, more or less official and at a distance of 115 years, never came to be, at least not for that sad Florentine episode. On the other hand, rereading the pages that the official critics have reserved to the dantisque Pascoli, even in recent times, it seems that the climate of mistrust, superficiality and skepticism has never been overcome, as if the critic felt usurped, in his role, just by a poet. Instead, we want to remind the fact that Pascoli was maybe the first to truly embrace the spiritual and metaphorical character of “journey” to Beatrice (“walking is living”), in antithesis, for example, to what would then be the reading of Jorge Luis Borges. Moreover, Pascoli sensed, without developing it more systematically and theoretically, the relationship between “letter” and the “spirit” of the letter, namely that Dante’s poetry is made up of overlapping of senses that do not exclude each other.

Italiano

Il 4 dicembre del 1902 i fiorentini ebbero la fortuna di ascoltare uno dei più grandi poeti di sempre, Giovanni Pascoli, commentare il “Sommo Poeta” per eccellenza, Dante Alighieri. L’occasione fu la “prolusione” di Pascoli al Canto del Paradiso dantesco, in un luogo meraviglioso, quale la chiesa di Orsanmichele, a Firenze.

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Pascoli si dilungò non soltanto sul Paradiso ma fornì la cornice per un’interpretazione complessiva dell’opera dantesca. Ma quello che avrebbe dovuto essere celebrato come un momento storico della cultura italiana, si trasformò in un fiasco. In pochi, tra i presenti, rimasero ad ascoltare la Prolusione fino in fondo. Le cronache raccontano di un disappunto generale, che ben si sposava col clima letterario del tempo. Infatti, i tre volumi dedicati da Pascoli a Dante, opere che oggi non possiamo non definire bellissime (“Minerva oscura”, “Sotto il velame” e “La mirabile visione”) furono stroncati dalla critica e mal recepiti dall’opinione pubblica, proprio nel momento in cui, in tutta l’Europa occidentale, si andava riscoprendo, dopo secoli di silenzio, la figura di Dante Alighieri. Le “scuse” a Pascoli, più o meno ufficiali e a distanza di ormai 115 anni, non sono mai giunte, almeno per quel triste episodio fiorentino. D’altra parte, rileggendo ancora le pagine che la critica ufficiale ha riservato al Pascoli dantista, persino in tempi recenti, sembra che quel clima di diffidenza, di superficialità e di scetticismo non sia mai stato superato, come se il critico si sentisse usurpato, nel suo ruolo, proprio da un poeta. Noi vogliamo invece ricordare che Pascoli fu forse il primo a cogliere davvero il carattere spirituale e metaforico del “viaggio” a Beatrice (“camminare è vivere”), in antitesi, ad esempio, a quella che poi sarebbe stata la lettura di Jorge Luis Borges. Inoltre Pascoli intuì, senza svilupparlo in maniera più sistematica e teorica, il rapporto tra “lettera” e “spirito” della lettera, e cioè che la poesia dantesca è fatta di sovrapposizioni di sensi che non si escludono tra di loro.

 

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