I miei tre anni a Firenze come Console Generale degli Stati Uniti d’America

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Visiting a place is not the same as living in it. In my 20 years as a diplomat, I’ve had the chance to test that theory in countries from Moldova to Ethiopia. And, now that I’m at the end of my three years here in Florence, I am grateful to have had the opportunity to become part of this wonderful city, and the region that surrounds it. I arrived in summer 2014 thrilled to be moving to the home of Machiavelli, Dante, and Leonardo, and excited to represent my country in strengthening and deepening our ties with Italy. And now, looking back on these three years, I am proud to say there are even more examples of what we can achieve together.

We have strengthened collaboration on the safety of our American students abroad – bringing Italian and American students together in volunteer projects, participating with Italian law enforcement in briefing thousands of students on safety and security, and building a public-private partnership through the Overseas Security Advisory Committee. We’ve worked with local governments and religious institutions to increase dialogue on integrating immigrants and refugees, including funding a grant for a program that combats extremism in prisons, and another which provides Tuscan university students of Arab origin with a specialized civics leadership course. We’ve collaborated with the city of Florence and local groups to show our support for LGBTQ rights. We’ve worked with the Chamber of Commerce, the AmCham, and the regions of Tuscany and Emilia Romagna on increasing American investment in the region, and Italian investment in the U.S. And we even had an event promoting the wine of my state of Virginia – in the spirit of Filippo Mazzei, the Tuscan doctor, businessman, and philosopher who sparked Thomas Jefferson’s interest in producing wine at Monticello.

We have also had opportunities to remember those from both of our countries who made sacrifices for freedom, human rights, and the preservation of cultural heritage. Last year, 50 years after the terrible flood that damaged precious art and literature in Florence and Tuscany, we remembered the American “mud angels” who helped with the recovery – as well as the Italian artisans who came to New Orleans in 2005 to assist after Hurricane Katrina. Every May we gather at the American Battlefield Memorial Cemetery to honor the thousands of American soldiers who helped liberate Italy in World War II. And this year we mark a hundred years since America’s entry into World War I.  More than 4.7 million Americans served during The Great War, representing more than 25 percent of the American male population, and more than 100,000 Americans sacrificed their lives in the name of creating a lasting peace.

I am only one in a long chain of Consuls General who have served their country from Florence, and all of us leave a piece of ourselves here when we go. This city, which over hundreds of years has generated international dialogue, revolutionary art, and controversial philosophy, inspires us all. If I had to pick one guiding principle of those who have changed history from Florence, I would call it the power of the individual. And if I had one message to send, it would be that all of us can make a difference. I hope that I have, and I hope that you will too.

Italiano

Visitare un luogo non è la stessa cosa che viverci. Nei miei venti anni di carriera diplomatica, ho avuto l’opportunità di sperimentare questa teoria negli stati in cui ho vissuto, dalla Moldavia all’Etiopia. Ed ora che sono giunta alla fine dei miei tre anni trascorsi qui come Console Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze, sono grata di aver avuto l’opportunità di far parte di questa meravigliosa città e della regione Toscana. Sono arrivata qui nell’estate del 2014, animata dall’entusiasmo di trasferirmi nella “casa” di Machiavelli, di Dante e di Leonardo, ed emozionata di rappresentare il mio paese per rafforzare e approfondire i nostri legami con l’Italia. E ora, guardando indietro a questi tre anni appena trascorsi, sono orgogliosa di dire che ci sono anche ulteriori esempi di ciò che, insieme, possiamo realizzare.

Abbiamo rafforzato la collaborazione per la sicurezza dei nostri studenti americani all’estero – coinvolgendo gli studenti italiani insieme agli studenti americani in progetti di volontariato, partecipando, insieme con le forze dell’ordine, ad informare migliaia di studenti in materia di sicurezza e costituendo un partenariato pubblico-privato attraverso l’Overseas Security Advisory Committee (il Comitato consultivo per la sicurezza all’estero).
Abbiamo lavorato con le amministrazioni locali e le istituzioni religiose per migliorare il dialogo sull’integrazione degli immigrati e dei rifugiati, abbiamo finanziato un programma che combatte l’estremismo nelle prigioni e abbiamo sostenuto un altro programma che fornisce agli studenti universitari toscani di origine araba un corso specialistico in educazione civica. Abbiamo collaborato con la città di Firenze e con i gruppi locali per mostrare il nostro sostegno per i diritti LGBTQ. Abbiamo lavorato con la Camera di Commercio, l’AmCham e le regioni della Toscana e dell’Emilia Romagna per aumentare gli investimenti americani nella regione e gli investimenti italiani negli Stati Uniti. Abbiamo anche ospitato un evento per la promozione del vino del mio stato, la Virginia, nello spirito di Filippo Mazzei, dottore, uomo d’affari e filosofo toscano che suscitò l’interesse di Thomas Jefferson nella produzione di vino a Monticello.

Abigail “Abby” M. Ru pp at the American Battlefield Memorial Cemetery.
The Florence American Cemetery and Memorial site in Italy covers 70 acres. The wooded hills that frame its western perimeter rise several hundred feet. Between the two entrance buildings, a bridge leads to the burial area where the headstones of 4,401 of our military dead are arrayed in symmetrical curved rows upon the hillside. They represent 39 percent of the U.S. Fifth Army burials originally made between Rome and the Alps. Most died in the fighting that occurred after the capture of Rome in June 1944. Included among them are casualties of the heavy fighting in the Apennines Mountains shortly before the war’s end. On May 2, 1945 the enemy troops in northern Italy surrendered. Above the graves, on the topmost of three broad terraces, stands the memorial marked by a tall pylon surmounted by a large sculptured figure. The memorial has two open atria, or courts, joined by the Tablets of the Missing upon which are inscribed 1,409 names. Rosettes mark the names of those since recovered and identified. The atrium at the south end of the Tablets of the Missing serves as a forecourt to the chapel, which is decorated with marble and mosaic. The north atrium contains the marble operations maps recording the achievements of the American armed forces in this region. (www.abmc.gov)

Abbiamo anche avuto l’occasione di ricordare coloro che, in ciascuno dei nostri paesi, si sono sacrificati per la libertà, per i diritti umani e la protezione del patrimonio culturale. L’anno scorso, cinquant’anni dopo la terribile alluvione che danneggiò preziose opere d’arte e letterarie a Firenze e in Toscana, abbiamo ricordato gli “Angeli del fango” americani che aiutarono per salvarle, così come gli artigiani italiani che nel 2005 sono andati a New Orleans per fornire assistenza in seguito all’Uragano Katrina. Ogni anno, nel mese di maggio, ci riuniamo presso il Cimitero americano militare per onorare le migliaia di soldati americani che nella Seconda Guerra Mondiale hanno aiutato a liberare l’Italia. E quest’anno ricordiamo il centenario dall’entrata dell’America nella Prima Guerra Mondiale. Più di 4,7 milioni di Americani hanno servito durante la Grande Guerra, rappresentando più del 25% della popolazione maschile americana e più di 100.000 Americani hanno sacrificato la loro vita per garantire una pace duratura.

Io sono solo una di una lunga successione di Consoli Generali che hanno servito il loro paese da Firenze e ognuno di noi lascia qui un pezzo di se stesso quando è il momento di andare via. Questa città, che per centinaia di anni ha generato dialogo internazionale, arte rivoluzionaria e filosofie controverse, è motivo d’ispirazione per tutti noi. Se dovessi scegliere un principio guida fra quelli che hanno cambiato la storia da Firenze, lo potrei definire il potere dell’individuo. E se avessi un messaggio da inviare, sarebbe che tutti noi possiamo fare la differenza. Io spero di averlo fatto e spero che lo farete anche voi.

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