A few words with Jane Campion

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New Zealand director Jane Campion presented her TV series Top of the Lake with Nicole Kidman, a gloomy thriller of sickly atmospheres, at the 2017 Cannes Film Festival, and took the opportunity to comment on the fact that in 70 editions of the Festival she was the only woman to have won the Golden Palm for Best Film, in 1993, with Piano Lessons that had a tremendous success all over the world. Jane Campion stands out because of the simplicity of her way and availability, and when she remembers her debut, her face lights up and the blue of her eyes gets deeper. Jane Campion is 63, is a “world citizen” living between Sydney and London, and she gives this self-definition: “a happy expression of life after menopause”. I notice her long, blond “natural” hair, her eyes, blue and penetrating, without makeup, anonymous clothes, carried with innate elegance, and laughing she says, “Are you watching me? Yes, I don’t dye my hair, I don’t have cosmetic retouches, I live serenely with my family and in particular with my daughter Alice, away from the mondaine festivities, very busy with my work”.

For you Cannes is something familiar, right?
Of course, Gilles Jacob is one of my admirers and a great friend: he called me to chair the jury of the short films of the Cinéfondation section at the 66th edition of the Cannes Film Festival. It is a desirable section dedicated to the search of new talents (Jane Campion herself earned the Golden Palm at her debut for the short film “Peel” in 1982). Cinéfondation has meant a lot for my career and not just for the achievement of the Golden Palm … I had the opportunity to present three of my short films made as a student … I almost didn’t believe I was the chosen one, being from New Zealand I was coming from another world, and I was awarded for the best short film, amazing! The critics claimed that some of my shorts could be called true poetic manifestations and I felt embarrassed. It was Jacob who recommended to the Australian Film to give me enough funding for a feature film, he was sure that I would return to Cannes after two years with the film. This is how it was, but after three years! It was “Sweetie” (1989) but the critics did not like it, they torn me into pieces and I wanted to run fast from the Croisette and get back home. I owe a lot to Cannes, because that was the beginning of my international career.

Your style represents a heavy cinema, with psychological introspection and particular sensitivity that can make you laugh, or cry, angry or doubting, but one can realize the extreme sincerity, the truth. You are modern and original although you direct a classical film.
Maybe I’m visionary in my film. When I was in Europe I got close to European masters and to painting and when I came back I enrolled at the University of Art in Sydney.
Looking back at the events of your life, you recount how your parents, after marrying in London, emigrated to New Zealand where they formed a traveling Shakespearian company.
I didn’t want to pursue their career. I wanted to deal with other things and then studied psychology and pedagogy. I graduated in Anthropology at Wellington University, I traveled to Europe, I studied art in Venice, and later I went to London to find work in an advertising office. When I returned to my country, I could not find my path! In Sydney I painted a lot on canvases, until I thought I could put my work into a film and then I enrolled at the Australian Film Television and Radio School and finally I found my way into the cinema.

You wrote and directed “Top of the Lake” for TV. Why?
It has always been my great desire to shoot a movie in miniseries, and nowadays, we directors, if we don’t emigrate to television, given the difficult times, we risk not producing anything anymore. The important thing is to remain true to ourselves and nowadays there are also producers and distributors who also engage in interesting projects.

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ITALIANO

Quattro chiacchere con Jane Campion

La regista neozelandese Jane Campion ha presentato al Festival di Cannes 2017 la sua serie TV Top of the Lake con Nicole Kidman, un thriller cupo e dalle atmosfere malate, ed ha colto l’occasione per commentare il fatto che in 70 edizioni del Festival è stata l’unica donna ad aver conquistato la Palma d’Oro per il miglior Film, nel 1993, con Lezioni di Piano che ha avuto un successo strepitoso in tutto il mondo. Jane Campion si distingue per la semplicità dei modi e la sua disponibilità e, quando ricorda il suo esordio, il suo viso s’illumina e l’azzurro dei suoi occhi si fa più profondo. Jane Campion ha 63 anni, è “cittadina del mondo” vivendo tra Sydney e Londra e dà questa definizione di sé: “una felice espressione della vita dopo la menopausa”. Noto i suoi capelli lunghi, biondi, “al naturale”, gli occhi, azzurri e penetranti, senza trucco, gli abiti anonimi, portati con innata eleganza, e ridendo afferma: “mi stai osservando? Si, non mi tingo i capelli, non faccio ritocchi estetici, vivo serenamente con la mia famiglia e in particolare con mia figlia Alice, lontana dalle feste mondane, molto presa dal mio lavoro”.

Per lei Cannes è ormai familiare?
Si certo, Gilles Jacob è un mio ammiratore e grande amico: mi ha chiamato a presiedere la giuria dei cortometraggi della sezione Cinéfondation alla 66° edizione del Festival di Cannes. È una sezione ambita dedicata alla ricerca di nuovi talenti (la stessa Jane Campion si guadagnò la Palma d’oro al suo debutto per il cortometraggio “Peel” nel 1982). La Cinéfondation ha significato molto per la mia carriera e non solo per la conquista della Palma d’Oro… ho avuto l’opportunità di presentare ben tre dei miei cortometraggi realizzati da studente… quasi non credevo di essere la prescelta, essendo neozelandese venivo da un altro mondo, ed ero premiata per il miglior cortometraggio, incredibile!  I critici affermavano che alcuni dei miei corti potevano essere definiti veri e propri manifesti di poetica ed io mi sentivo imbarazzata. Fu proprio Jacob che raccomandò all’Australian Film di darmi sufficienti finanziamenti per un lungo metraggio, certo che sarei tornata a Cannes dopo due anni con il film. Così fu, ma dopo tre anni! Era “Sweetie” (1989) ma ai critici non piacque, mi stroncarono ed io volevo scappare veloce dalla Croisette e tornarmene a casa. Devo molto a Cannes, perché quello fu l’inizio della mia carriera internazionale.
Il suo è un cinema impegnato, d’introspezione psicologica e particolare sensibilità che può far ridere, o piangere, arrabbiare o dubitare, ma si avverte la sua estrema sincerità, la verità. È moderna e originale anche se dirige un film d’impianto classico.
“Forse sono visionaria nei miei film, quando ero in Europa mi sono avvicinata ai maestri europei e alla pittura e  quando sono tornata mi sono inscritta all’Università d’Arte a Sydney”.

Ripercorrendo le vicende della sua vita, racconta come i suoi genitori, dopo essersi sposati a Londra, emigrarono in Nuova Zelanda dove formarono una compagnia shakespeariana itinerante.
“Io non volevo fare la loro stessa carriera, volevo occuparmi d’altro e quindi studiai psicologia e pedagogia, mi laureai in Antropologia all’Università di Wellington, viaggiai per l’Europa, studiai arte a Venezia e in seguito andai a Londra trovando lavoro in un ufficio pubblicitario. Al rientro nel mio paese, non riuscivo a trovare la mia strada! A Sydney dipingevo molto su tele, finché pensai che potevo mettere il mio lavoro su un film e allora mi sono scritta all’Australian Film Television e Radio School e finalmente ho trovato la mia strada nel cinema”.

Ha scritto e diretto “Top of the Lake” per la televisione. Perchè?

È sempre stato un mio grande desiderio di girare un film in miniserie, e poi oggi noi registi se non emigriamo alla televisione, visti i tempi difficili, rischiamo di non fare più niente. L’importante è rimanere noi stessi e oggi ci sono anche produttori e distributori che si impegnano anche in progetti interessanti.

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