Dante Alighieri Caronte e il tempo che passa

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Luca Signorelli, L'Antinferno (1499-1502), Cappella di San Brizio, Duomo di Orvieto

Per avvertire la forza e il peso del tempo che passa, non c’è forse momento dell’anno più forte dell’estate che finisce e dell’autunno che comincia: la ciclicità delle stagioni e senso dei giorni che scorrendo sempre più velocemente, ci accompagnano verso l’inverno delle nostre vite. È il tempo che passa, appunto, è un fiume inesorabile, che, eternamente, travolge ogni essere vivente. Ed è questa la lettura che vorremmo suggerire anche per uno dei passi più conosciuti della Divina Commedia, quando, nel terzo canto dell’Inferno, Dante e Virgilio incontrano Caronte, il traghettatore di anime sul fiume Acheronte.

Certo, qui, com’è noto, ad una prima lettura il fiume è quello che collega l’Antiferno con l’Inferno vero e proprio. Ma tutto, ogni singola parola delle terzine dantesche, rimanda ad un senso per noi più concreto e immediato, quello del tempo che, scorrendo, ci porta dall’inizio alla fine della vita. Caronte rappresenta il tempo per come noi lo misuriamo: “i vegno per menarvi a l’altra riva / ne le tenebre etterne in caldo e ’n gelo” (vv. 84-87). Nel caldo e nel freddo: un riferimento chiaro all’aspetto più sensibile e fragile del mutare delle stagioni. Così come l’autunno, quello delle nostre vite, è evocato da un’immagine chiarissima, quella delle foglie che cadono: “come d’autunno si levan le foglie / l’una appresso de l’altra, fin che ‘l ramo vede a la terra tutte le sue spoglie / similemente il mal seme d’Adamo /gittansi di quel lito ad una ad una/ per cenni come augel per suo richiamo (vv.112-117)”.

Un esempio, semplice, di come la poetica dantesca si giochi su almeno due livelli di lettura, uno proiettato nell’oltretomba, e uno che possiamo toccare con mano già in questa vita.

English

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Dante Alighieri
Caronte and the passing of time

To experience the power and the weight of time that passes, there is perhaps no other compelling moment of the year than when summer ends and autumn begins: the cyclical nature of the seasons and the sense of the days flowing faster and faster, accompany us towards the winter of our lives. It is, in fact, the passing of time, an inexorable river that eternally overwhelms every living being. And this is the reading we would like to suggest for one of the most known passages of the Divine Comedy when, in the third song of Hell, Dante and Virgil meet Caronte, the soul carrier on the River Acheron.

Certainly, here, as it is known, at first reading the river is what connects the Purgatory with the Hell itself. But everything, every single word of Dante’s third song, reminds us of a more concrete and immediate sense, that of the time running, leading us from the beginning to the end of life. Caronte represents time as we measure it: “I come to take you to the other shore,/ into eternal darkness, into heat and chill” (vv. 84-87). In heat and cold: an explicit reference to the most sensitive and fragile aspect of changing seasons. Just as autumn, that of our lives, is evoked by an obvious image, of falling leaves: “Just as the Autumn leaves fall away / one, and then another, until the bough/sees all its spoils upon the ground,/so the wicked seed of Adam fling themselves/ one by one from the shore, at his signal,/as does a falcon at its summons (vv.112-117)”.

A simple example of how Dante’s poetry is played on at least two levels of reading, one projected in the underworld, and one that we can reach in this life.

 

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